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Quando togliere il biberon: a che età si usa la tazza

Federica Federico

di Federica Federico

06 Settembre 2010

Vedere un bimbo che ciuccia dal suo biberon è sempre una dolce immagine.
Chi di noi non si è fermata ad ammirare le manine del suo cucciolo strette forti intorno alla bottiglia? Chi non si è fatta incantare dalla tenerezza del proprio piccolo concentrato nell’atto di succhiare dalla suo biberon?

Ma quando la magia del bottiglina deve lasciare il posto alla tazza dei grandi?
Quale è, insomma, il momento giusto per togliere il biberon?

Nella nostra community mamma Nady ha invitato le altre a parlare della loro esperienza con il biberon ed a confrontarsi sul tempo migliore per emancipare il piccolo da questa abitudine. Le risposte sono state assai diverse tra loro:
<< F. ha mollato il biberon x la colazione a 5 anni e mezzo,il fratello lo ha seguito subito,ora colazione con latte e biscotti,…e cannuccia!>>, scrive Dada;
mentre Ciuzzi risponde: <<L. (3 anni) ancora con il biberon. Devo dire che quella del latte nel biberon è un nostro rituale… ci sediamo sul divano, lui mi si mette in braccio ed io gli tengo il biberon… altre volte lo beve da solo, seduto con noi a tavola mentre facciamo colazione>>.
Susy86Lily aggiunge: <<C. ha rifiutato il biberon presto: a un anno.
Io sono l’idea che arrivi una età in cui ciuccio e biberon vadano eliminati. Ci  sono molte bottigliette per bambini che possono sostituirlo, ma noi ci siamo trovati bene con una semplice tazza e cannuccia, perché comunque deve succhiare come da un biberon però non ha il ciucciotto, quindi è più adatto alla sua età
>>

Le risposte delle nostre amiche mamme sono preziose perchè fanno subito spazio alla prima verità in materia: i tempi dei bimbi sono sempre differenti, le loro esigenze e le loro preferenze vanno in ogni caso considerate ed assecondate, sin tanto che sia possibile.
In pratica togliere il biberon ed il ciuccio sono traguardi che, alla pari del gattonamento, dei primi passi e della conquista del vasino, segnano una crescita del bimbo. E per affrontarla il cucciolo deve essere personalmente pronto.
Tuttavia, malgrado sia assolutamente importante il rispetto delle soggettive esigenze del bambino, arriva un momento in cui è preferibile sostituire il biberon con la tazza o con una bottiglina con beccuccio antigoccia.
In altre parole, come saggiamente ha sottolineato mamma Susy86Lily, esiste << una età in cui ciuccio e biberon vadano eliminati >>.

Sin dall’età di 6\8 mesi i piccoli sono potenzialmente capaci di gestire una bottiglia irrovesciabile, per poi raggiungere gradatamente la tazza, passando attraverso i modelli chiusi e con beccuccio o avvalendosi di una semplice cannuccia.

Molti pupi, però, manifestano sino a 12\18 mesi un reale bisogno del biberon. Per questi bambini la suzione dalla tettarella rappresenta uno sfogo, ha un effetto rilassante, li appaga e soddisfa, come non riesce a fare la tazza. In questo caso stiamo parlando di piccoli che non succhiano semplicemente per mangiare, e necessitano del biberon perchè ancora trovano in esso una insostituibile consolazione.

Ma allora perché è importante, raggiunta l’età massima di 18 mesi, abbandonare la coccola del biberon ed il caldo abbraccio della bottiglina da ciucciare?
L’uso prolungato dei biberon può minacciare la salute dentaria dei piccolini.Oltre una certa età, è sconsigliabile lasciare che il bimbo beva con la sua bottiglia il latte, i succhi di frutta, le tisane, è da evitare l’assunzione della camomilla dal biberon prima di andare a letto o, quel che è peggio, durante il riposo notturno.
Perché? Tali comportamenti potrebbero esporre il bimbo al pericolo di carie precoci. In pratica abitudini sbagliate, reiterate nel tempo, potrebbero “sporcare il sorriso di vostro figlio”.
Esiste una vera e propria patologia che colpisce la dentizione decidua, ovvero quella da latte, è la “ sindrome da biberon”, chiamata anche Baby Bottle Tooth Decay (BBTD).

Che cosa accade ai dentini dei bimbi colpiti da questa sindrome?

Bevande zuccherate, tisane, succhi e latte – peggio se variamente dolcificato con aggiunta di biscotti o cioccolato – contengono sostanze capaci di determinare una proliferazione del deposito batterico sui denti.
I batteri sono microrganismi normalmente presenti sulla superficie dentaria; una corretta igiene orale e sane abitudini alimentari consentono di evitare  che “colonizzino” i denti aggredendoli, indebolendoli e quindi esponendoli al pericolo delle carie.
La possibilità di un tale “attacco” aumenta se l’alimentazione è particolarmente ricca di zuccheri, infatti proprio gli zuccheri producono acidi organici capaci di indebolire il dente decalcificandolo. La decalcificazione “apre” il dente alla carie, è per questo che in ultima analisi le bevande appena elencate possono definirsi cariogene, ovvero possibili responsabili delle carie.
Ma perché abbiamo nel mirino la coccola da biberon? La suzione frequente amplifica il processo appena descritto: aiuta la produzione degli acidi organici e la proliferazione dei batteri a discapito della salute dei dentini.

Gli agenti cariogeni sono più aggressivi durante la notte perché nel corso del riposo notturno la salivazione si riduce e viene a mancare il suo apporto anticarie.
Adoperando un gergo comune, potremmo dire che la saliva “pulisce i denti”, ecco perché da svegli, quando si parla e il ricambio salivare è più veloce, la proliferazione dei batteri è meno insidiosa.
Ciò ci chiarisce la maggiore pericolosità dei biberon serali e notturni.
Tanto più che la posizione sdraiata del sonno aumenta il ristagno dei liquidi, quindi i dentini dei piccoli, a causa delle ciucciate precedenti alla ninna o durante il riposo notturno, rischiano di rimanere immersi in liquidi zuccherini. E questo rappresenta un grosso pericolo: è un vero banchetto per i batteri!

Come si manifesta la “sindrome da biberon”?
I primi denti interessati sono gli incisivi superiori. E non è un caso che la malattia parta dal settore frontale superiore, che è la zona su cui la suzione dal biberon incide maggiormente.
Sui dentini lesi appaiono macchie brunastre. La colorazione è il primo indicatore palese del problema, dinnanzi ad esso è importante consultare prontamente il pediatra.
Chiaro è che la comparsa della macchia è di per sé un momento già avanzato di un processo carioso, che per sua natura è “degenerativo”. Tuttavia non è semplice cogliere i segni della malattia prima che il dente si sporchi, qualcuno sottolinea che la consistenza della superficie dentaria cambia, assumendo un aspetto gessoso. Ma una mamma sa che controllare la bocca del piccolo non è semplice, a volte anche spazzolarla è un impresa complicata! È per questo che molto spesso ci si accorge dei problemi legati alla dentizione quando sono già in stato di avanzamento. Ed è per questa stessa ragione che il valore della prevenzione è, quindi, ancora più alto.

Tutte le carie (siano esse precoci o meno) sono patologie multifattoriali, cioè dipendono non da uno ma da più elementi  variabili: alterazione del pH salivare, affollamento dentario, cattiva posizione dei denti, poca igiene orale ma anche eccesso di zuccheri e uso prolungato del biberon nei bambini.

Le carie dei dentini decidui non vanno sottovalutate.
I dentini da latte, per quanto siano destinati a cadere, non vanno maltrattati, è bene sapere che dalla loro salute dipende anche quella della dentizione definitiva.
Una sana dentatura di latte permette alle ossa mascellari di svilupparsi in modo corretto, favorisce la migliore eruzione dei denti definitivi, infatti i dentini da latte sono naturali mantenitori di spazio e “guidano” il posizionamento dei definitivi.
Inoltre le carie precoci risultano molto aggressive perché tendono a progredire velocemente.
Tanto più che la scarsa consapevolezza che può maturare il bimbo aggrava la situazione; in genere il  piccolo è poco collaborativo, il mal di denti è per lui insopportabile, e porta con sé un enorme disagio perché incide sulla alimentazione.
Tutti questi fattori complicano il rapporto con il medico dentista. In questo senso, ove sia necessario l’intervento dello specialista, è bene assicurare al bambino un approccio soft a questo dottore. Se è possibile, organizzate una prima visita di conoscenza, senza l’uso di strumenti, quando il bimbo è abbastanza grande spiegategli, con l’aiuto del medico, i motivi del suo intervento ed i benefici che ne verranno.

Come si affronta una carie precoce?
Se la perdita di smalto è ancora minima si interviene con una terapia topica direttamente sulla parte malata.
Diversamente se la carie è più profonda, ma ancora non ha interessato la polpa dentaria, allora si restaura il dente, l’intervento pretende,cioè, una otturazione.
Nei casi più gravi di carie profonda, con polpa dentaria compromessa, si ricorre al più drastico intervento di devitalizzazione ed estrazione del dente. È bene controllare i dentini, sforzandosi di non arrivare a livelli limite.   L’estrazione di un dente, non solo è dolorosa e traumatica, è un intervento di piccola chirurgia ortodontica che, esteso a più dentini, può compromettere la masticazione con grosso danno per l’alimentazione.

Dunque mammine preserviamo i dentini dei nostri piccoli e, con pazienza, intorno all’anno sforziamoci di salutare il biberon per accogliere la tazza. Puliamo sempre con cura i dentini dei pupi, spazzoliamoli noi stesse perchè i bimbi non hanno, sino ai 4anni, una manualità tale da garantire una corretta igiene orale.

 

Questo sito ha natura divulgativa, le informazioni in esso contenute non sostituiscono in nessun modo il parere del medico che, ove necessario, va sempre richiesto.

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