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Rifiuto del vasino e del water, il bimbo trattiene cacca e pipì

di Dott.ssa Rita Moré

13 Settembre 2010

Una amica mamma, K., leggendo il nostro articolo sul passaggio al vasino  mi raccontava la sua esperienza con i figli:

<< io con i due piccoli ho iniziato subito sul wc…hanno due anni e mezzo e lunedi andranno all'asilo……e li vogliono senza pannolino…..con la piccola è stato più semplice , anche il maschietto si è abituato ma nn so perchè nn risce ancora del tutto ad evacuare….quindi sono costretta a fargli indossare il pannolino e fargliela fare lì……..forse sbaglio ad usare questo accorgimento ma se nn lo facessi scoppierebbe…. nn la fa???? >>

D’accordo con la mia amica virtuale, ho sottoposto alla pedagogista l’esperienza condivisa in questo messaggio. Ecco la risposta della nostra dottoressa:

Allorquando abbiamo scelto di trattare il delicato argomento del controllo degli sfinteri nel bambino, sapevamo quanto interesse esso potesse suscitare nelle mamme ed eravamo consapevoli che lo spazio di un articolo potesse lasciare qualche dubbio o suscitare qualche legittima curiosità. Ci fa piacere riprendere l’argomento raccogliendo talune richieste e sfruttare l’occasione per rassicurare qualche mamma troppo preoccupata. Lo faremo mantenendo il doppio sguardo, vale a dire trattando l’argomento dalla parte del bambino e da quella dei genitori.

Occorre però che si parta da un importante, fondamentale, assunto che riguarda in generale il meccanismo di crescita del bambino. Il processo di crescita e maturazione del bambino non è cosa semplice. Spesso non ne cogliamo tutti i complessi meccanismi perché troppo abituati a quel rapido progredire del bambino già nel primo anno di vita. Eppure crescere costa fatica. Di fronte alle sempre nuove esperienze che viene facendo, il bambino deve continuamente adattare i suoi comportamenti, rispondere accomodando alle nuove situazioni gli schemi mentali acquisiti. Riusciamo a comprendere quanto sia complesso, anche se naturale, tutto ciò?

Assimilazione e accomodamento giocano anche al momento dell’educazione degli sfinteri, che avviene, non dimentichiamolo, in un periodo molto delicato per il bambino. Dopo il primo anno di vita molto cambia nella relazione adulto-bambino. L’autonomia da quest’ultimo conquistata e la comparsa del linguaggio porta i genitori, e la mamma in particolare, a modificare i propri interventi.  Dalla fase delle gratificazioni si passa a quella delle gratificazioni e richieste. Prima la madre non poneva condizioni al figlio, incapace di muoversi e di badare a se stesso. Ora fa richieste precise e frequenti, gli propone un modello cui si aspetta il bambino si uniformi. Poiché tra mamma e figlio si è stabilita nel corso del primo anno un’intensa relazione, il bambino comprende le intenzioni della mamma, comprende ciò che ella si aspetta dal suo comportamento.

Cosa accade a questo punto? L’immagine di sé che il bambino riceve dal modello propostogli dalla madre deve commisurarsi con i tratti del temperamento originario del bambino, pertanto essa può essere assimilata del tutto, solo in parte o per nulla. Non dimentichiamo che nella crescita contano sì le esperienze ma ogni comportamento, ogni tappa di maturazione si radica su una base neurofisiologica così che il bambino è il risultato dell’interazione di fattori più rigidi ovvero biologici e fattori più elastici ovvero ambientali. Se si considera quanto esposto, appare chiaro che un bambino può rispondere in maniera diversa alle aspettative e alle richieste della madre in base alle proprie tendenze individuali, alle esperienze che si sono verificate durante la sua pur breve vita, ma anche in base alle caratteristiche ed aspettative della propria madre. La reazione può essere diversa anche quando ci riferiamo a due fratelli molto vicini d’età o addirittura a gemelli. Per i genitori è forse proprio questa diversità difficile da comprendere.

Proviamo allora a considerare quel che accade tra i 2-3 anni.  L’ambiente del bambino si è già allargato e altri adulti e altri bambini entrano in relazione con lui, diventano oggetto di esperienze e conoscenza e gli forniscono nuove dimensioni di sé, delle proprie possibilità, generano reazioni e aspirazioni. Può accadere che il modello proposto confligga con tendenze e aspirazioni e ciò renderà più difficile al bambino l’adattamento. Ne scaturisce, e ciò vale anche per il controllo degli sfinteri, un comportamento fatto di discontinuità da parte del bambino. Molto gioca anche il negativismo e l’opposizione tipica del periodo tra i 2-3 anni. In questa fase il bambino si difende di fronte a richieste troppo pressanti o improvvise o gratuite. Una difesa può essere la regressione, vale a dire il ritorno a comportamenti che il bambino utilizzava in stadi precedenti di sviluppo e che per lui rappresentano momenti felici.

Cosa deve, dunque, fare l’adulto, quale comportamento adottare se i suoi sforzi e le sue aspettative restano mortificati? Rimarchiamo che nella relazione educativa adulto-bambino anche l’adulto cambia e deve continuamente adattare i suoi comportamenti ai cambiamenti e alla maturazione del bambino. Perciò l’adulto non deve essere rigido deve sempre tentare una mediazione tra i suoi programmi e le esigenze del piccolo e mai dimenticare che il controllo degli sfinteri, e di quello anale in particolare, è diverso da bambino a bambino. Ogni bambino ha un suo ritmo di maturazione che non collima necessariamente con le aspettative della madre. Occorre evitare di insistere per non creare conflitti. Accettare, anzi mettere in conto che nel controllo delle funzioni corporali ci possano essere episodi di discontinuità. Lasciar sperimentare al bambino anche questa difficoltà di adattamento risulta estremamente importante, ma occorre farlo con serenità, apertura, pazienza e disponibilità nei confronti del bambino. Se il bambino si sente vessato finisce con l’opporre un rifiuto che può rappresentare l’origine di un’idiosincrasia nei confronti di questa funzione e rendere, così, ancora più lungo il processo di acquisizione del controllo. Personalmente inviteremmo le mamme che si trovano ad affrontare una situazione di questo tipo a non ritornare all’uso del pannolino, perché il comportamento del bambino potrebbe uscirne rinforzato. Comprendiamo il disagio materiale e lo stress psicologico che i genitori si trovano a dover gestire per sé e per il bambino, comprendiamo le limitazioni che possono venirne alla vita di relazione della famiglia tutta, ma questo consiglio guarda a null'altro che  alla crescita serena del bambino.

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