Educazione bambino: favole per crescere

Quando il piccolo ha acquistato l’autonomia motoria ed ha una certa padronanza del suo corpo incomincia a correre e saltare dappertutto. È questo il momento in cui, nelle esplorazioni del bambino, i divani divengono montagne da scalare insieme a sedie, tavoli e mobili, tutto in casa assume milioni di sembianze fantastiche ed immaginifiche.
In pratica ogni cosa diventa per il piccolo un mondo da dominare.

È fondamentale che i nostri figli manifestino il desiderio di sperimentarsi, conoscere se stessi ed i propri limiti. Il problema è che molto spesso queste naturali pulsioni si realizzano in giochi pericolosi.
Il nostro compito, allora, è quello di impegnare i bambini in attività che gli consentano di esprimersi al massimo delle loro potenzialità, ma che, contemporaneamente, gli dimostrino che esistono dei limiti e delle regole da rispettare. Dobbiamo ideare per loro giochi di fantasia con ampi spazi di fisicità, che li gratifichino e li divertano e che, nel contempo, gli consentano di affinare la loro percezione della realtà, palesando i pericoli ed i divieti.
Orientare il gioco del bambino in modo da usare l’attività ludica per fornirgli importanti strumenti di crescita è essenziale, ma è certamente difficile.

Secondo la mia semplice esperienza di mamma, la favola è un ottimo modo per dialogare con il bambino.

Il mio piccolo scalatore è affascinato dai mobili del salotto: con la fiaba della ranocchietta imprudente provo a spiegargli che non sono una parete per arrampicate.

Racconto anche a voi la mia fiaba e vi confido il modo in cui la propongo al mio piccolo. La “ranocchietta imprudente” c’è sul serio: è il disegno di una bella rana colorato e ritagliato e per corredare la storia occorre anche un piccolo cerotto.
Seduto il bimbo di fronte al suo mobile “preferito”, la storia ha inizio:

<< C’era una volta una ranocchietta piccolina e biricchina che saltellava ovunque.
Saltava qui e qua
– raccontando muovo il disegno della ranocchietta sul mobile.
La mamma le diceva sempre “stai attenta, è pericoloso, potresti farti male”. Ma la piccola rana continuava a saltare e fare “cra cra” senza ascoltare i consigli della mamma.
Un giorno saltava e saltava e saltava. Ad un certo punto fece Puffete! Cadde a terra.
“Aiuto, aiuto mammina, aiutami” gridava e piangeva la ranocchietta.
La mamma corse dalla sua piccola rana. Vedendola in terra le disse: “ecco cosa succede se non si ascolta la mamma”.
La piccola rana aveva una grandissima bua sulla testa. Mamma ranocchia chiamò il dottore che mise un cerotto a ranocchietta e le disse: “in futuro ascolta i consigli della mamma se non vuoi farti la bua”>>.

Il mio racconto è ravvivato dagli spostamenti della rana di carta che accompagno su e giù per il mobile e dai cambi di voce con cui provo a caratterizzare i diversi personaggi della storia.
In genere coinvolgo il mio bimbo proponendogli di fare il dottore, in questa veste è lui stesso a mettere il cerotto sul disegno e lo incito a ricordare, a suo modo, a ranocchietta che è importante seguire i consigli della mamma.

Ogni qual volta il mio piccolo scalatore si lancia alla conquista del mobile cerco di non spaventarmi, dolcemente gli ricordo della bua di ranocchietta, del dottore e della medicazione.

Del resto agitarsi e sgridare i bambini non è il modo migliore per stimolarli a comprendere i pericoli, i limiti e le regole. Se perdiamo la calma i nostri piccoli fraintendono facilmente il messaggio che gli trasmettiamo, raccolgono il nostro monito come una imposizione, un divieto fine a se stesso. Diversamente un messaggio che li raggiunga con garbo e tranquillità può essere più efficace.

È palese che la fiaba non è la panacea di tutti i mali. Magari bastasse una favola raccontata con amore a cambiare i comportamenti pericolosi dei piccolini!
Tuttavia la favola è un buon modo per comunicare con un linguaggio che sia per i nostri bambini chiaro ed accessibile.

Vi regalo la mia favola, giocate con i vostri piccoli! Fatemi sapere se si sono divertiti!

Scritto da Mamma Federica

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Un commento

  • Alessia
    18/06/2010 | Permalink |

    bella questa favola la terrò da conto!Grazie!

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