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Dita in bocca bambino: perché, i consigli dello psicologo

“Togli le dita dalla bocca!”

di Dott. Giuliano Gaglione

14 Dicembre 2012

Una peculiare condotta, spesso chiamata anche vizio, che colpisce il 5% della popolazione adulta, è quella di avvicinare le dita alla bocca e rosicchiare le unghie, comportamento chiamato scientificamente come onicofagia.

Si stima che a mettere in atto questo comportamento sia il 30% dei bambini e il 45 % degli adolescenti e si pensa che siano atti di tipo compulsivo, che il soggetto mette in atto per acquietare uno stato di ansia o di rabbia che pervade il suo corpo e la sua mente.

In effetti, differenti studi convergono sul fatto che i bambini nel momento in cui sentono venir meno delle attenzioni dei loro genitori, specie quando nasce un fratellino, mettono in atto questo comportamento sia perché il cambiamento familiare comporta in loro uno stress spesso non indifferente, ma poi per “riconquistare le premure di mamma e papà” i piccoli, spesso inconsapevolmente rosicchiano le unghie.

Generalmente l’onicofagia, come detto precedentemente, è un disturbo prettamente legato alla sfera ansiosa, difatti non è molto grave visto che si interrompe quando l’evento ansiogeno culmina; altre volte può essere espressione di una rabbia che viene proiettata verso sé e non verso l’altro, però, anche in questo caso, quando si affievolisce lo stimolo, anche questo comportamento  tende a diminuire.

Tuttavia ci si chiede come mai questa condotta sia concentrata proprio nella relazione mano-bocca? Per risolvere questo quesito non possiamo esimerci dal consultare “i grandi” della psicanalisi, secondo i quali vi è una rievocazione dello stadio orale, periodo che si conclude intorno ai due anni, in cui si prova piacere succhiando il capezzolo materno. Dunque l’onicofagia rappresenterebbe anche il  bisogno di una protezione, di un affetto che sono deficitari in quel medesimo istante,questo è un discorso simile al succhiarsi il pollice o il ciuccio da bambini.

È importante in questo caso non rimproverare il proprio figlio né tantomeno umiliarlo pubblicamente a causa di questa condotta, per due motivi: il primo perché è un comportamento involontario e poi perché le ramanzine pubbliche sono nient’altro che una macchia che lentamente si imprime nel cuore e nell’anima del piccolo e potrebbero causargli un disagio prolungabile anche nel corso del tempo.

Inoltre, dato che tale comportamento è sottratto al controllo del bambino, evitate di collocare sostanze amare o poco gradevoli perché se ingerite, possono essere anche tossiche.

Pertanto sarebbe consigliabile discutere col bambino, comprenderlo, analizzare quali relazioni possano causargli disagio, e quali situazioni gli possano provocare ansia, rabbia o sensazioni difficilmente controllabili; il solo ascolto dei genitori rappresenta per il bambino un’indescrivibile fonte di piacere, di benessere.

Le madri e i padri rappresentano le radici su cui fondare l’identità individuale, per cui, se non si crea un dialogo costruttivo con i propri figli, difficilmente questi ultimi potranno affrontare la realtà in maniera equilibrata e funzionale.

Per cui, nel momento in cui l’onicofagia diviene un comportamento abituale, al punto tale da creare danni alle dita, sarebbe opportuno consultare uno Specialista che si occupi dello stato psichico dell’intera famiglia, in modo tale da poter intervenire in maniera terapeutica con tutti i membri di tale sistema e perché no, se qualcuno serba in sé una consistente dose di rabbia, è consigliabile anche praticare uno sport che potrebbe garantire una soddisfacente scarica tensiva.

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