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Sarah Scazzi: violenza, media e spettatori

di Dott.ssa Licia Falduzzi

19 Ottobre 2010

Prendo spunto dall’interessante articolo http://viborriello.wordpress.com/2010/10/11/da-cogne-ad-avetranala-spettacolarizzazione-della-morte-il-macabro-voyeurismo-del-telespettatore/ di Vincenzo Borriello per commentare insieme a voi la vicenda “Sarah Scazzi”, non per l’avvenimento in sé e per sé, ma per le critiche che sono state mosse alla trasmissione Chi l’ha visto che in diretta ha comunicato alla signora Concetta la notizia che era stato ritrovato il corpo senza vita della figlia e che ad ucciderla era stato lo zio.

Federica Sciarelli, conduttrice della trasmissione incriminata, è stata accusata di freddezza, cinismo, di rincorrere lo scoop a scapito del dolore e della privacy.

Ma noi, noi telespettatori, dov’eravamo? cosa abbiamo fatto noi telespettatori per “fermare” la notizia? Chi di noi ha spento la tv quando è arrivata la raggelante notizia del ritrovamento del corpo di Sarah?

In sociologia, parlare di violenza (di qualsiasi tipo essa sia) vuol dire non soltanto focalizzare  l’attenzione sulle cause della violenza e sui motivi di chi la mette in atto; vuol dire anche analizzare altre dimensioni, e tra queste gli attori della violenza.

Le interazioni violente non sono sempre duali, bensì triadiche perché sono formate da tre soggetti: l’offensore (colui che detiene il potere d’offesa, il soggetto attivo), la vittima (colui che subisce l’atto violento, il soggetto passivo) e un terzo o terzi. Noi non parleremo né del primo né della seconda, ma dell’ultimo elemento coinvolto nell’atto di violenza, che può assumere ruoli anche molto diversificati. A noi interessa il ruolo di spettatore che esso o essi  può assumere. Ruolo molto spinoso e delicato, perché lo spettatore diventa involontariamente complice della violenza. E complici della violenza inflitta alla madre di Sarah siamo stati anche noi, che siamo rimasti a guardare la trasmissione, che non abbiamo pigiato il tasto off del telecomando o cambiato canale. Ingordi di notizie choc ed emotivi al punto giusto da essere sfruttati dall’industria dei media, abbiamo anche noi reso possibile che una drammatica storia di morte venisse trasformata in spettacolo ed intrattenimento.

I mass media vengono spesso accusati di fare soltanto sciacallaggio del dolore. Ma dovremmo sapere che essi sono come un’industria, vendono un prodotto, la notizia, e noi siamo i destinatari e consumatori finali di questo prodotto. Se la notizia non riscuote successo presso il pubblico, essa non viene più prodotta perché l’industria dei media non ha alcun interesse ad investire in qualcosa che dal punto di vista economico non le frutta nulla.

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