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Credere a Babbo Natale, la psicologia dei bambini

Quando è giusto dire al bambino che Babbo Natale non esiste?

Giuseppe Gagliano

di Giuseppe Gagliano

12 Dicembre 2012

babbo nataleDire o non dire al bambino che Babbo Natale non esiste?

Quando dirlo, se proprio necessario?

Ma chi è Babbo Natale nell’immaginario del bambino?

Noi adulti ci aspettiamo che il bambino creda a priori a tutte le cose che gli raccontiamo e, talvolta, raccontiamo delle frottole. Poi ci assale l’angoscia di aver detto una bugia, pur nobile che possa essere, e cerchiamo di mettere il nostro bambino sulla buona strada alla scoperta della verità.

babbo natalePer il “Caso Babbo Natale” però non è così.

Per questo personaggio che ha acceso anche la nostra fantasia, da bambini, esiste una certa sacralità, la magia del periodo più bello dell’anno. Il nonno buono che, alla fine, perdona le marachelle e porta lo stesso i doni. Nell’immaginario del bambino, questa atmosfera rappresenta una sorta di rivalsa dai propri insuccessi tramite l’affetto dei genitori.

Ma vediamo da vicino il meccanismo psicologico.

Il bambino, nel suo inconscio, attende un riscontro di mamma e papà, anche tramite un fantomatico omone canuto vestito di rosso.

Attenzione a non sottovalutare la buona fede del bambino che lo aspetta davvero.

 babbo natale

Ho parlato di inconscio e di attesa perché, nella condizione cosciente, il bambino aspetta davvero i doni e se li aspetta davvero da Babbo Natale ma sa che non lo vedrà neanche quest’anno e forse mai, per cui il fatto di condividere in famiglia il momento magico dello scartare i regali, è più importante dei regali stessi.

Con quel gesto che gli si concede da protagonista assoluto, il bambino realizza che mamma e papà hanno messo una pietra sopra a tutti i capricci e qualche disobbedienza, è stato perdonato e riabilitato alla carica di figlio a tutti gli effetti.

Il dono è il simbolo del diritto, riacquistato, alle coccole ed attenzioni. Del resto gli si era detto per tutto il periodo dell’attesa che Babbo Natale avrebbe portato dei doni solo in funzione della sua buona condotta.

Quest’incanto finirà con la scoperta dell’inesistenza di questa dolce fiaba ma questo avverrà automaticamente, quando il bambino stesso scioglierà ogni riserva alla sua fanciullezza per affacciarsi verso la crescita che lo condurrà, per mano, all’autonomia dalle coccole.

Penso che non sia sano né utile stroncare questa fantasia con il linguaggio dell’adulto per cui è meglio che questo avvenga col passaparola dei coetanei.

 

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