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Mutismo selettivo: il bambino non parla quando ha paura, cosa fare?

di Dott.ssa Michela Del Prete

03 Novembre 2010

E’ possibile che un bambino divenga incapace di parlare in determinati contesti e con determinate persone?

Può accadere che un bimbo perda in certe situazioni la capacità di esprimersi verbalmente e resti muto, ciò rappresenta il sintomo di una forte ansia di parlare; tale disturbo prende il nome di Mutismo Selettivo.

Una recente ricerca condotta dall’Istituto di Ortofonologia di Roma, l’Ido, dimostra che il mutismo selettivo, come risposta alla fobia scolare è in aumento.

La nostra logopedista, la Dott.ssa Michela Del Prete, ci illustra le cause di questa “paura” di parlare ed individua le strategie migliori per affrontare il problema:

<< Nell’ultima versione del DSM (il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) il termine Elettivo associato al Mutismo è stato cambiato in  Selettivo, poiché con il primo termine era solito dare una interpretazione di tipo motivazionale, invece che puramente di tipo descrittiva.

Il primo ad identificare il disturbo fu Adolf Kussmaul, nel 1877, il quale lo definì “aphasia voluntaria”, per intendere il comportamento di pazienti che deliberatamente decidevano di non parlare e dunque apparivano come muti.
Nel 1934, Martin Tramer definì questo comportamento “mutismo elettivo”, in quanto il mutismo si verificava specificamente in determinati contesti e con determinate persone, come se questi fossero stati in qualche modo eletti, dal paziente, con un atto di volontà.
Infine, il termine, è stato però modificato in “mutismo selettivo” nel DSM IV, in quanto si è voluto rafforzare il concetto che non sono i pazienti a scegliere dove e con chi parlare, ma essi sono vittime della loro incapacità di parlare, in determinati contesti e con determinate persone.

I bambini affetti da mutismo selettivo usano il linguaggio esclusivamente nello stretto ambito familiare: al di fuori di tale contesto si manifesta un’ incapacità del bambino di parlare e relazionarsi sia con coetanei che con adulti.

Che cos’è che ci può far pensare che si tratti di mutismo selettivo?

1. il bambino non riesce a parlare in specifiche situazioni sociali (scuola, catechismo….), ma parla perfettamente in altri contesti e situazioni

2. il disturbo interferisce in modo consistente con il raggiungimento dei risultati scolastici o occupazionali, nonostante non si abbia nessun deficit cognitivo

3. l’ esclusione di una mancanza di conoscenza della lingua

4. l’ esclusione di disturbi della comunicazione, (come ad esempio la balbuzie) o ad altri disturbi psichiatrici, come schizofrenia o ritardo mentale.

Esistono alcune forme di mutismo selettive transitorie: nella maggior parte delle volte esso può manifestarsi con l’inizio della scolarizzazione. I casi persistenti di mutismo selettivo, invece, sono rari e colpiscono meno dell’1% della popolazione.

In questi bambini la paura di parlare può essere paragonata ad una fobia che si attiva nel momento in cui c’è la necessità di utilizzare il linguaggio verbale. Tale incapacità viene spiegata come derivante da paura o ansia; infatti, molte ricerche (Leonard, Topol, 1993) hanno evidenziato una forte componente ansiogena nei bambini con mutismo selettivo.                                                                   Questi ultimi si mostrano impacciati e, se si rivolge loro la parola, sfuggono con lo sguardo girando la testa altrove,si  toccano i capelli nervosamente, abbassano la testa e guardano per terra; spesso si nascondono.  Tipicamente tali bambini hanno  una spiccata capacità in tutti i lavori manuali. A scuola, luogo estremamente ansiotico, sono spesso sotto la costante attenzione degli insegnanti che cercano in tutti i modi di stimolarli a parlare (cosa per altro che cronicizza il mutismo).

Come aiutare i nostri bambini silenziosi?

Attualmente si preferisce un trattamento a 360°, che possa integrare le varie figure che si occupano del  bambino.

I trattamenti prescritti maggiormente sono: logopedia, psicomotricità, psicoterapia individuale e/o familiare. Molto importante risulta, poi, la programmazione di incontri tra le figure professionali che si occupano del bambino e il contesto scuola, per un accordo sulla modalità di comportamento da avere nella relazione con il bambino.

Come ci si deve comportare nel relazionarsi con bambini con mutismo elettivo?

In terapia, io, cerco sempre di offrire una strategia di comunicazione alternativa (si è visto che, al contrario di quanto non si credesse, consentire ai bambini un modo per comunicare diverso dal linguaggio, non prolunga il mutismo, al contrario, riduce l’ansia principale causa di mutismo), stimolo l’interazione sociale senza pretendere l’uso del linguaggio, rinforzo positivamente ogni forma di interazione e scambio comunicativo.

Importante è ribadire  che questa modalità di comportamento, cioè il mutismo, rappresenta per il bambino un modo per evitare l’ansia di parlare e, per questo, forzarlo spesso non è di aiuto.

Nella maggior parte dei casi, con una buona interazione tra le figure professionali che prendono in carico il paziente, si riesce ad superare tale difficoltà. >>

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