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Fabrizio Corona: la mamma a Verissimo, appello al Presidente Napolitano

Fabrizio Corona la sentenza della Cassazione è giusta?

Federica Federico

di Federica Federico

26 Gennaio 2013

corona mamma a verissiomo La legge in Italia non è uguale per tutti!

Ad affermarlo con passionale decisione è la mamma di Fabrizio Corona. È appena andata in onda un’intervista esclusiva rilasciata dalla signora Gabriella Corona a Verissimo. Sulla poltrona di Silvia Toffanin la madre di Fabrizio ha denunciato la sua verità: la sentenza contro il figlio sarebbe (a detta della signora Gabriella) un atto non nato dallo studio delle carte ma frutto di un giudizio morale e punitivo.

E la fuga di Corona non è stata programmata, si è trattato di un gesto d’impeto mosso dallo stupore e dalla paura. Fabrizio non si aspettava la sentenza, come lui non se l’aspettavano i familiari, né la ritenevano possibile i legali.

La pena comminata a Corona è sproporzionata rispetto ai reati commessi e se paragonata a noti casi di cronaca rivela l’ingiustizia di una legge non equa in un paese fondamentalmente immorale.

E’ questa in sintesi la posizione della signora Corona.

Stupratori, assassini e uomini capaci di occultare i cadaveri nudi di ragazzine uccise senza pietà, corona mamma a verissiomosebbene riconosciuti colpevoli, restano in “libertà”, scontano pene domiciliari alternative al carcere. I reati commessi da Fabrizio Corona non sono paragonabili alle brutture appena citate, malgrado ciò la sentenza della Cassazione vuole il giovane ex re dei paparazzi in carcer.

A norma di legge Corona, dopo la latitanza, è obbligato dalla legge a rimanere dietro le sbarre per 7anni, 10mesi e 17 giorni, senza sconti di pena.

La sentenza appena pronunciata dalla Cassazione è, stando al giudizio della mamma di Fabrizio, il risultato di una intenzione di condanna di carattere punitivo e morale.

In un Italia immorale, ferita dalla incapacità di istituire principi ideali forti e capaci di ispirare le coscienze la punizione comminata a Fabrizio vuole rappresentare un “esempio” di purezza della legge ma si traduce in una beffa non appena si paragoni il caso Corona alla vasta casistica della cronaca contemporanea.

fabrizio corona Fabrizio deve pagare, la madre vuole e pretende che suo figlio sconti il proprio debito che ha con la giustizia ma in questo momento denuncia anche la sproporzione della pena ai reati commessi e riconosciuti da Corona stesso.

Così mentre Fabrizio, tornando in Italia, si appellava ai cittadini richiamandoli alla riflessione, soprattutto in ragione del voto politico che il Paese si accinge ad esprimere; la mamma, dinnanzi alle telecamere di canale 5, si appella al Presidente Napolitano e chiede che sia fatta luce sulle dinamiche che hanno condotto ad una sentenza tanto dura, domanda che al figlio sia comminata una pena più equa e più giusta.

  • Se di moralità si deve parlare la morale di Fabrizio Corona non è la prima giudicabile, questo è il dato chiave della vicenda Corona?

Se lo fosse, come la mamma di Fabrizio ritiene che sia, la signora Corona avrebbe ragione da vendere: l’Italia non può pensare di risolvere la sua questione morale con condanne da prima pagina, c’è un vizio profondo nei costumi sociali italiani che va corretto intervenendo su piani più importanti e sensibili.

Corona non ha pianto quando si è consegnato alle autorità alla fine della sua rocambolesca fuga. Fabrizio ha promesso di querelare tutti quelli che gli hanno attribuito lacrime di ira, paura o sconforto. Non ha pianto perché non fuggiva per sottrarsi alla pena ma è fuggito per compiere un atto dimostrativo in aperta opposizione ad una sentenza che secondo la sua famiglia, i suoi legai e per lui stesso è spropositata, enorme e perciò ingiusta.

Fabrizio è il figlio di questi tempi moderni, tempi corrotti da costumi futili e precari come danaro, bellezza e possesso. Questi valori (non valori) hanno affascinato Fabrizio come affascinano molti giovani e lo hanno fuorviato, distraendolo dagli ideali in nome dei quali era stato educato. È questa la ricostruzione di una madre disperata che oggi pretende che il figlio non venga trattato come un capro espiatorio.

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