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Roberta Benetti: le grandi donne d’Italia da condividere su facebook

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

25 Febbraio 2013

facebook link viraliI cervelli in Italia ci sono. Non sono quelli sotto formaldeide selezionati negli scaffali dei laboratori di anatomia patologica. Sono vivi, pensano, studiano, ricercano, e sarebbe il caso di non farli scappare.

L’ultimo cervello messo in moto è di genere femminile. Ha un nome e un cognome. Si chiama Roberta Benetti ed è una ricercatrice dell’Università di Udine. Fa parte di un’equipe di ricercatori, e il loro studio è stato pubblicato alcuni mesi fa sulla rivista Cancer Research dell’American Association for Cancer Research.

Lo studio potrebbe avere dei risvolti molto interessanti sulla cura di alcune neoplasie, diventando alternativa a trattamenti come la chemioterapia e la radioterapia. Trattamenti si sa, dai pesanti effetti collaterali, che spesso minano a tal punto il corpo dei pazienti affetti da tumore, che si decide di interromperli perché la regola principale della medicina è “Primum non nocere”. Ma ancora oggi chemio e radioterapia sono i soli trattamenti a sortire qualche risultato sulle patologie oncologiche, in molti casi i tumori vengono sconfitti, in altri siamo ancora lontani dalle cura definitiva.

La parola neoplasia deriva dal greco néos, «nuovo», e plásis, «formazione»; indica una massa di tessuto che aumenta in modo autonomo e scomposto rispetto alle cellule di tessuti normali; questa massa maligna continua poi a crescere anche dopo l’impulso iniziale.

Questa ricerca promette di agire proprio su questi meccanismi.

La dottoressa Benetti ha collaborato con Michele Scarola (dottorando di ricerca), Stefan Schoeftner (esperto ricercatore austriaco) e Claudio Schneider, ordinario di Biologia all’università di Udine e direttore del Laboratorio nazionale del Consorzio interuniversitario per le Biotecnologie (Cib) di Area Science Park.

La ricerca è stata sostenuta dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

L’equipe ha scoperto quanto esposto in un comunicato dell’Università di Udine:

«La ricerca ha per la prima volta dimostrato che una delle molecole microRna, precisamente la miR-335, è direttamente responsabile nel controllo, della generazione e delle funzioni dell’oncosoppressore Rb, gene coinvolto nella protezione dello sviluppo dei tumori. Inoltre, nello studio si evince che l’espressione della miR-335 influisce in modo diretto nel bilanciare il delicato equilibrio di protezione contro lo sviluppo tumorale, perchéRoberta Benetti ricercatrice intacca attraverso l’indiretta influenza anche sull’oncosoppressore p53, gli effetti di due fondamentali proteine note per essere deregolate nella genesi dei tumori».

Che tradotto vuol dire più o meno che sono state scoperte delle molecole che riescono a bloccare la proliferazione delle cellule tumorali. Queste molecole miR-335 aggrediscono le cellule malate, e solo quelle, senza danni o effetti collaterali sulle cellule “sane”.

Adesso sarà da stabilire in che modo e in che tempi queste molecole controlleranno l’attacco delle cellule maligne.

Questa notizia non è soltanto rimbalzata sulle riviste specializzate di medicina, ma anche sui social network, segno evidentemente che tutto il mondo è sensibile a determinati argomenti. Ma segno anche che l’Italia è più che mai sensibile all’argomento “cervelli in fuga”. Nella speranza che il prossimo Nobel per la medicina venga assegnato ad una donna italiana, e che questa possa legare il suo nome alla sconfitta del male del secolo.

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