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L'amico immaginario: chi è e perche' il bambino immagina un amico inesistente?

di Dott.ssa Rita Moré

25 Novembre 2010

La fantasia dei bambini è fervida, si sa. Ma come comportarsi quando arriva a foggiare un compagno immaginario?

Per rispondere occorre premettere che corre una notevole differenza tra il modo di pensare e di essere dell’adulto e quello del bambino. Dalla nascita si stabilisce una interazione tra adulto e bambino finalizzata alla crescita di quest’ultimo. Inizialmente il bambino è totalmente dipendente dall’adulto che se ne prende cura, poi, lentamente, acquista una sua autonomia che si manifesta principalmente con la deambulazione e le prime forme di comunicazione verbale. Già durante questa fase e poi per tutto il periodo della seconda infanzia, vale a dire dai 2 ai 6 anni, il bambino prende coscienza di sé, percepisce, cioè, la sua immagine. A formare quest’immagine di sé concorrono certamente le esperienze del bambino, ciò che gli risulta facile, ma un ruolo rilevante è dato da ciò che dicono di lui gli altri, prima di tutto i genitori e gli adulti che compongono la famiglia, poi i coetanei con i quali si confronta nelle attività di gioco e a scuola e infine tutte le altre persone che hanno un significato nella sua vita. Il bambino può avere una positiva immagine di sé e perciò autostimarsi o non averla e perciò non autostimarsi. Livelli alti di autostima conseguono più direttamente dal comportamento incoraggiante di genitori, coetanei ed adulti. Di contro il bambino, del quale, a torto o a ragione, si sottolineano le debolezze, ingloberà queste impressioni negative alla propria immagine di sé. La carica affettiva che accompagna la formazione e lo sviluppo del concetto di sè è forte e non sempre viene adeguatamente percepita dall’adulto.

In ogni caso non appena il bambino riconosce in sé un io distinto, tende ad affermarsi, ma inevitabilmente urta contro le limitazioni impostegli più o meno scientemente dall’ambito familiare. Ne deriva un momento di crisi e il bambino avvicenda una fase di affermazione ad una di opposizione ad un’altra di equilibrio relativo. Nel tentativo di affermarsi il bambino si scontra con gli adulti e, pur lottando per emanciparsi, spesso deve riconoscere la sua limitazione. E’ a questo punto che il bambino mette in atto un’affermazione compensatoria che può volgersi al reale ma anche all’immaginario. Il bambino, infatti, può affermarsi rendendosi autonomo in un certo numero di azioni della vita quotidiana, come la cura della persona ed il vestirsi, ma può anche volgersi a situazioni immaginarie, costruirsi un mondo tutto suo nel quale potrà liberamente esplicare una funzione positiva di affermazione. Analogo ricorso all’immaginario può determinarsi di fronte al presentarsi di situazioni nuove, alle quali lo sviluppo mentale del bambino non consente ancora di accedere. In realtà il bambino costruendosi un mondo personale ritrova il proprio equilibrio, perchè in quel mondo può avere una parte più facilmente che in quello degli adulti. Molto spesso il bambino tiene gli adulti e i coetanei fuori da questo mondo, ma può accadere che ne parli allorché il desiderio di affermazione si fa troppo incalzante.

E’ frequente in bambini, tra i 4 e i 6 anni, foggiare come compagno un essere mitico, onnipotente ai loro occhi, comunque un personaggio immaginario con il quale conversano quando si credono soli. Se ci capita di  incontrare questo mondo, sia che ce ne abbia parlato il bambino sia che per caso lo abbiamo ascoltato durante le sue conversazioni, cerchiamo di comprendere e soprattutto evitiamo di richiamare bruscamente il bambino alla realtà. La fabulazione, come questo conversare immaginario, è per il bambino un mezzo frequente e normale d’evasione dal reale quando non è in grado di spiegarsi situazioni nuove. Solitamente è il bambino stesso ad emanciparsi da questo mondo e dal suo compagno immaginario. Lo farà non appena il suo sviluppo gli consentirà di acquisire capacità adeguate alle situazioni reali. Tuttavia un adulto può aiutare questa crescita, ma per farlo deve saper ascoltare il bambino. Solo così potrà individuare nelle esperienze vissute dal bambino quelle da lui percepite come ostacoli e limitazioni alla sua affermazione.

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