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Fare la Mamma è più Difficile che Vincere l’Oscar, Confessioni di un’Attrice Neomamma

Confessioni di un'Attrice neomamma

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

03 Ottobre 2013

Ce la ricordiamo tutte Natalie Portman, alla consegna degli Oscar 2011, salire sul palco acclamata a ritirare la statuetta come miglior attrice protagonista ne “Il cigno nero”, nel suo elegantissimo e drappeggiante vestito viola che nascondeva, e neanche tanto, il suo pancione.

Oggi, dopo due anni, un film in uscita e un bimbo nato quasi in contemporanea all’Oscar vinto, posa sulla copertina di Elle UK di novembre, e rilascia un’intervista, parlando poco di cinema e molto di bambini.

Impegnata nella promozione del suo ultimo film dal titolo “The Dark World” nel quale la Portman è un’astrofisica, racconta di come sia lei a casa, e di come abbia dovuto cambiare idea sulla sua visione della vita.

“Pensavo che le mamme non lavorassero, adesso so che lavorano più di tutti” dice l’attrice. Niente a confronto che vincere un oscar allora, l’essere madre.

E continua:Mi piace prendermi cura di mio figlio, ma è più faticoso di qualsiasi ruolo abbia mai interpretato sul grande schermo. È come lavorare ininterrottamente senza mai avere un giorno di riposo”.

La 32enne star di origini israeliane rivela anche certi retroscena hollywoodiani sul ruolo delle donne e del femminismo. Per raccontare storie femministe l’industria cinematografica americana si rifà troppo spesso a donne vincenti e dure, per la Portman (e non solo per lei ndr), la parità sessuale è altro.

“Questo non è essere femministe, è essere MACHO. Voglio che gli uomini e le donne possano essere genitori a tempo pieno o lavoratori a tempo pieno o qualsiasi combinazione delle due cose. Voglio che a entrambi sia consentito di essere forti, deboli, felici o tristi. E un film su una donna debole e vulnerabile può essere femminista se mostra una persona reale”.

E noi aspettiamo di vederti in un ruolo simile Natalie, per il momento goditi i momenti di felicità con il tuo piccolo Aleph.

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