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Ristoranti e Locali: Vietato l’Accesso ai Bambini

Locali "Child-free", l'ultima tendenza

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

29 Gennaio 2014

Nel lontano 2007 imperava nelle librerie francesi un libro di Corinne Maier, scrittrice e psicanalista francese dal titolo “No kid. Quaranta ragioni per non avere figli”.

Non erano ancora gli anni della crisi, e il libro nonostante il titolo che ai più può sembrare poco “politically correct” andò a ruba.

La scrittrice lodava appunto le ragioni per non avere e non volere figli.

Sulla scia di questo argomento sorsero così all’estero locali e villaggi turistici nei quali era vietato l’accesso ai bambini.

Chi è genitore inorridirà: perché questa discriminazione? Un nuovo apartheid per famiglie e minori di anni 18?

Ecco però che questa tendenza col tempo ha preso piede anche in Italia.

Tra i primi ad applicare questa politica la pasticceria e pizzeria bresciana Sirani Bagnolo Mella, nella quale è vietato entrare con prole al seguito dopo le 21.

Da oltre sette anni la pizzeria adotta il divieto, e la clientela non sembra essere diminuita: «C’erano troppe lamentele e adesso funziona tutto benissimo».

Stesso divieto anche per l’hotel “La Scalinatella” di Capri, albergo di lusso nel quale il baccano e gli schiamazzi dei più piccoli non sono consentiti, per non turbare l’ambiente elitario.

Ed ancora l’Antico Casale di San Gimignano e Palazzo Hedone di Scicli (RG).

Sembra addirittura che anche Ryan Air stia pensando a voli child-free per alcune mete delle sue.

Secondo un sondaggio, il 50% degli intervistati dalla compagnia sarebbero favorevoli a queste limitazioni.

Sul fronte dei cieli, la compagnia britannica Thomas Cook Airlines avrebbe già varato due voli diretti a Creta e Gran Canaria (località rinomate per la loro vita notturna con locali “child-free”) per soli adulti.

Insomma, dopo la tendenza a creare locali accoglienti per famiglie e turismo children-friendly, ecco che compare quella opposta, che invita, anzi impone, alle famiglie di trovare luoghi adatti a loro.

Mi chiedo se in questi locali verrà esposto il cartello, come si fa con gli animali, con un bimbo sormontato da una croce e con su scritto: “Io non posso entrare”.

La tendenza però ha una fonte demografica: in Europa, fonti Ocse alla mano, il 24% delle donne nate nel 1965 è senza figli. Questo potrebbe indurre a pensare che forse non tutte le over 45 gradiscano di entrare in un locale e sentire grida e schiamazzi, o vedere scorrazzare a destra e sinistra pargoli e frugoletti, tra camerieri che servono piatti di nouvelle cuisine e tavoli apparecchiati lussuosamente.

E giusto questo nuovo trend? Non sarebbe il caso lasciar scegliere a chi vuole uscire con figli o senza di potere frequentare qualsiasi locale si voglia?

La verità è che purtroppo i canoni di raffinatezza o del galateo non appartengono ai bambini,  che troppo spesso loro stessi si annoiano a seguire i genitori in posti dove non possono far altro che sedersi ad un tavolo per ore e ore, sui quali poi finiscono per addormentarsi.

Da mamma la decisione di apporre un divieto di entrata in un locale a bambini fa inorridire, ma capisco anche coloro i quali vogliono godere di una vacanza tranquilla, o di una cena a lume di candela.

Io stessa dico sempre dire: “Io adoro i bambini, ma i miei!” ,vale a dire che se i figli non sono i tuoi spesso puoi non avere la pazienza di sopportarli per più di tre minuti!

E questo prescinde dall’amore che si può avere per i bambini,che siano o no figli tuoi, ma magari, proprio quella sera, e proprio in quel posto, no!

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