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Compiti a casa, come aiutare i figli a studiare

di Dott. Giuliano Gaglione

16 Febbraio 2011

Come i genitori possono interagire efficacemente con lo studio dei figli?


Un tema di notevole interesse che coinvolge l’intera famiglia riguarda lo studio dei bambini a casa.

Spesso accade che i genitori, dopo una giornata di lavoro talvolta stancante, tornati nella propria abitazione, rinunciano al loro meritato momento di relax per dedicare tempo allo studio dei figli.

Se da un lato ci possono essere genitori che riescono a fatica ad aiutare i pargoli o perché esausti per la giornata appena trascorsa o perché poco pazienti rispetto ai loro tempi di apprendimento o addirittura disinteressati per l’andamento scolastico degli stessi, dall’altro c’è la possibilità che i bambini non si interessino pienamente allo studio oppure preferiscano procrastinare i compiti perché desiderosi di giocare o di guardare la TV. Per tale motivo il momento dello studio potrebbe diventare un peso difficile da “tollerare”, dunque si possono immaginare scene in cui un padre o una madre chiedano incessantemente al figlio di fare i compiti (spesso per “togliersi quanto prima possibile questo pensiero”) e quest’ultimo o ignora le richieste del genitore o risponde che non ha voglia in quel momento di studiare fino a quando ci si riduce agli ultimi minuti prima di andare a scuola per svolgere i compiti assegnati.

Il primo “trucco” per considerare il momento dello studio come qualcosa di benefico e utile è di viverlo come occasione di condivisone, come uno spazio di confronto e di coinvolgimento tra due o più generazioni: in particolare, tramite lo studio di determinati argomenti possono emergere le capacità critiche di tutti i componenti di una famiglia e questo è un elemento utile per arricchire il bagaglio delle conoscenze di chiunque.

A tal proposito, mi preme sottolineare come la passione per la cultura e per la conoscenza in generale possano essere un motore cardine per modificare radicalmente “il peso dello studio”; personalmente ritengo che conoscere equivale a crescere, a maturare; la conoscenza permette a qualunque individuo di sapersi rapportare in maniera più adattiva alla proprio realtà.

Le scuole primarie e secondarie forniscono un ventaglio di argomenti ben variegato che permette all’allievo di maturare una più che adeguata cultura generale, utile sia per arricchire le proprie conoscenze personali, sia per capire quali siano le argomentazioni che possano suscitare nel discente maggiore interesse incanalabile in futuro sia attraverso studi che lavori specifici.

A garantire un soddisfacente rapporto con lo studio devono essere in primis gli insegnanti, i quali devono inculcare l’importanza e il valore che lo studio possa assumere nel corso della vita di un allievo, devono fornire delle delucidazioni su quali possano essere le metodiche più vantaggiose per poter apprendere appieno un argomento ma soprattutto devono essere in grado di  assegnare dei compiti a casa in misura giusta per evitare uno sfasamento nel binomio quantità-qualità dello studio.

I genitori, oltre a trasmettere il messaggio di come lo studio sia importante, possono intuire le metodiche più idonee per i figli al fine di apprendere meglio determinati argomenti: ad esempio può capitare che dei concetti vengano meglio assorbiti se spiegati attraverso altri strumenti (io stesso ricordo ancora abbastanza bene il contenuto dell’Odissea, perché vidi il film), oppure dvd o documentari su argomenti scientifici possono essere un ottimo strumento di apprendimento.

Il padre e/o la madre devono inoltre dare tempo al figlio di sentirsi sufficientemente riposato dopo una giornata di scuola per poter impegnarsi nei compiti, devono mostrare entusiasmo e soddisfazione quando il loro piccolo si impegna, evitando quanto più possibile atteggiamenti troppo autoritari o troppo permissivi; infine è necessario che col passare del tempo essi cerchino lentamente di svincolarsi per poter incentivare il senso dell’autonomia nei giovani.

In aggiunta, quando c’è un approccio sbagliato allo studio non bisogna fermarsi alle apparenze, ma capire quali siano i fattori che determinano questo atteggiamento: ad esempio il bambino non riesce a fare bene i compiti fino a quando non vede i genitori stare accanto a lui e mostrargli un’amorevole compagnia; altro fattore potrebbe essere il considerare lo studio come qualcosa di insensato e inutile. Nel primo caso è opportuno che i genitori si chiedano quanto sono presenti da un punto di vista affettivo nella vita del figlio; nel secondo caso, come già precedentemente descritto, essi devono trovare delle strategie utili affinchè il loro piccolo dia senso agli argomenti da approfondire.

Infine è auspicabile stabilire un contatto famiglia-insegnanti finalizzato alla conoscenza sia del rendimento scolastico dei figli, sia dei loro comportamenti durante le ore di lezione ed extrascolastiche; tale confronto è un sistema assolutamente utile perchè il giovane nutra una maggiore fiducia verso il mondo adulto.

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