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Alberto Stasi e l’Omicidio di Chiara Poggi: Scoperto un Nuovo Indizio che Cambia Tutto

Chiara Poggi e il delitto di Garlasco: un nuovo indizio stravolge ogni ricostruzione, è tutto da rifare?

Federica Federico

di Federica Federico

15 Aprile 2014

Chiara Poggi e il delitto di Garlasco

Chiara Poggi è morta a soli 26 anni nella sua casa di Garlasco (Pavia); il 13 agosto 2007 la sua giovane vita si è spenta per la più terribile delle ragioni: Chiara è stata uccisa.

Dal 2007 ad oggi le attività investigative volte a smascherare l’assassino di Chiara si sono concentrate sul fidanzato della vittima Alberto Stasi, 30 anni.

Fu Alberto a rinvenire il cadavere di Chiara, fu lui a chiamare i soccorsi ed è stato il primo sospettato. Processato per la morte della giovane fidanzata si è però sempre dichiarato innocente. L’alibi di Alberto, opposto agli inquirenti sin dall’inizio delle indagini, è rimasto sempre lo stesso: nel giorno del delitto ed all’ora esatta in cui Chiara stava perdendo la vita, Alberto Stasi non poteva essere nella villa di Garlasco perché era al personal computer a lavorare sulla sua tesi di laurea.
Stasi nella mattina del 13 agosto 2007 fu al pc dalle 9.35 alle 12.20.

Fino a d oggi le indagini sono state guidate dalle tracce ematiche sul pavimento di casa Poggi;  dall’analisi del pc di Stasi; dalla  testimonianza di Francesca B., vicina di casa dei Poggi, che ha sempre asserito di avere visto, durante quella terribile mattina, una bici nera da donna dinnanzi alla villetta di Garlasco.

Ma è di questi giorni la notizia di una nuova traccia sin ora non considerata o forse trascurata:
nella villa del delitto fu rinvenuto un posacenere sporco, serbava della cenere di sigaretta ma non vi era traccia alcuna di mozziconi.

Il posacenere sporco è di per sé un indizio capace di rivoluzionare l’intero quadro accusatorio.

Questo è probabilmente quanto asserirà la difesa.

Ma come può un posacenere rivoluzionare un intero impianto accusatorio? L’importanza della cenere lasciata nel posacenere dipende da una serie di dati:
1- né Chiara né Alberto fumavano;
2- in casa Poggi il solo a fumare era il papà di Chiara ma i coniugi Poggi in quei giorni erano lontani da Garlasco. La vittimaera sola in casa da più di una settimana e Chiara, data la sua indole estremamente ordinata, non avrebbe mai lasciato un posacenere sporco per tanto tempo;
3- il rinvenimento è anomalo perché è stata trovata sì della cenere di sigaretta ma non sono stati ritrovati i mozziconi. Ovviamente la conclusione è una soltanto: chi ha fumato ha portato via i mozziconi probabilmente reputandoli pericolosi, e potevano essere reputati pericolosi solo se a fumarli fu l’assassino che non voleva in nessun modo lasciare tracce di sé.

Ma quando è emersa la presenza del posacenere sporco e perché non è mai stata data la giusta rilevanza a questo indizio?

Il settimanale “Giallo” (Cairo Editore, anno n°15 del 16 Aprile 2014) pubblica in esclusiva una conversazione telefonica tra la mamma di Chiara e l’avvocato della famiglia Poggi ed è da questa conversazione che emerge il rinvenimento della cenere e l’anomalia dell’assenza dei mozziconi.

Ma c’è di più:
né Chiara né Alberto fumavano e questo è un dato inequivocabile, tuttavia l’esame sul cadavere della giovane stabilì che nei capelli della ragazza vi fossero forti tracce di nicotina.

La ciocca di capelli di Chiara, esaminata dopo la morte della giovane vittima, rivelò tracce di nicotina in ogni suo segmento.
Cosa significa questo?

Non tutti sanno che dal cadavere delle vittime di un omicidio viene prelevato anche un campione di capelli. Le ciocche di capelli vengono esaminate in sezioni, considerandone 3 segmenti: il segmento finale (quello cresciuto da più tempo e quindi più antico), il segmento centrale e quello iniziale (cioè la porzione di capello più giovane e cresciuta anche nelle ore vicine alla morte).

Ebbene l’intero capello di Chiara conteneva nicotina per cui secondo i periti forensi è inequivocabile che la ragazza fosse stata esposta subito prima della morte ad una fonte di fumo passivo.
Si può dunque concludere che esiste la possibilità che il suo assassino abbia fumato delle sigarette davanti a lei prima o poco prima di ucciderla.

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