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Licenziata Perché Incinta, la Sentenza NON le dà Ragione

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Federica Federico

di Federica Federico

12 Ottobre 2015

Licenziata perché incinta: faceva la baby-sitter e la domestica presso una famiglia, non appena ha comunicato di essere in dolce attesa è stata licenziata. Così ha denunciato i suoi datori di lavoro per licenziamento discriminante e ha chiesto di essere reintegrata nell’esercizio delle sue mansioni.

Una donna che di professione faccia la collaboratrice domestica può essere licenziata perché incinta?

L’incipit di questo scritto trae spunto da una storia vera: la corte di Cassazione ha  recentemente discusso del ricorso di una collaboratrice domestica, con funzioni anche di baby-sitter, licenziata dopo avere comunicato ai suoi datori di lavoro di essere in stato di gravidanza.

Il licenziamento è stato intimato esattamente dopo la comunicazione della gestazione della domestica, questo nesso temporale ha determinato la denuncia per licenziamento discriminatorio: la donna, anche dinnanzi alla Corte, ha sostenuto di essere stata licenziata perché incinta (e proprio il nesso temporale lo dimostrerebbe).

Licenziata perché incinta sentenza

Ebbene, malgrado il fatto che il cittadino comune avverta l’esigenza di rispettare la maternità e la gravidanza aspettandosi pure un supporto legislativo in tal senso, la Suprema Corte ha respinto il ricorso della domestica e le ha dato torto:

“Nell’ambito del lavoro domestico, la legge in vigore ammette il licenziamento in tronco”.

La Corte di Cassazione, quindi, ha sentenziato che quello della colf incinta non può mai definirsi come licenziamento discriminatorio perché in radice la legge ammette che la domestica possa essere liquidata dall’oggi al domani. Non rileva in nessun modo il fatto che la donna fosse incinta né che lo avesse appena reso noto ai suoi datori di lavoro.

La sentenza, a cui ha dato risalto il settimanale Giallo – Cairo Editore, nel numero 39 del 30 settembre 2015,  certamente non lascia indifferenti: la garanzia di legge esiste, ma qui è a tutela il datore di lavoro che alla domestica affida casa e prole, tuttavia è una garanzia unilaterale che non tiene conto del fatto che espone ad un precariato insanabile un soggetto lavoratore.

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