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Spiegare il Terrorismo ai Bambini: Cosa Dire e NON Dire

Spiegare il terrorismo ai bambini affinché abbiano consapevolezza della realtà, ma senza paure affrontando i discorsi nel momento giusto e nel modo corretto

Federica Federico

di Federica Federico

02 Dicembre 2015

Abbiamo visto bambini accendere piccolissime candele per commemorare i morti di Parigi. Abbiamo ricevuto alcune domande confuse, altre decise. Abbiamo percepito lo sconforto e il senso di smarrimento dei più piccoli e da genitori ci siamo chiesti come spiegare il terrorismo ai bambini.

La strage di Parigi ha fatto tremare l’Europa intera e seminato il terrore, ha di fatto aperto un nuovo scenario di guerra internazionale.

Inutile nascondersi dietro disquisizioni filosofiche e argomentazioni storiche: quella contro il terrorismo è una guerra. La lotta al terrorismo è la peggiore di tutte le guerre possibili perché i terroristi combattono per destabilizzare il mondo, gli assetti politici e economici; sono spietati e pronti a colpire chiunque; seguono logiche sanguinarie e in alcuni casi sono pronti ad immolare la loro stessa vita.

Come spiegare il terrorismo ai bambini, cosa possono comprendere e cosa non devono vedere?

Spiegare il Terrorismo ai Bambini cosa dire

I bambini, sopratutto i più piccoli, faticano a comprendere il concetto stesso di terrorismo: loro giocano alla guerra e in sintesi la vedono come la contrapposizione di due nemici per la conquista di qualche cosa di immediato e tangibile.  Per un bambino le supremazie politiche, i gioghi religiosi, troppo spesso strumentalizzati, le logiche internazionali e gli interessi economici non sono concetti comprensibili.

Solo un adolescente può arrivare a comprendere i veri retroscena del terrorismo internazionale. Pertanto i bambini piccoli dai 5 anni alla pre-adolescenza meritano una spiegazione esemplificata del terrorismo.

Spiegare il Terrorismo ai Bambini Isis

Prima di addentrarci nello specifico e disquisire sul come spiegare il terrorismo ai bambini è bene chiarire sinteticamente a noi stessi le origini dell’Isis:

Isis è l’acronimo di “Islamic State of Iraq and Siria”, è un gruppo terrorista islamista che si professa portavoce di teorie religiose.

Va subito detto a chiare lettere che le massime autorità politiche e religiose dell’Islam prendono le distanze dall’Isis sottolineandone le strumentalizzazioni ideologiche e affermando con decisione che l’Isis e le sue strategie offensive non rappresentano l’Islam e il mondo islamico.

La differenza tra l’Isis e il mondo islamico va immediatamente chiarita agli adulti, i genitori debbono comprendere che il pericolo non si nasconde nel compagno mussulmano e debbono esortare i bambini a non avere paura dell’integrazione razziale.

L’Isis controlla un area geografica cavallo tra Siria e Iraq. La fetta di territorio su cui l’organizzazione esercita la sua egemonia ha una grandezza pari a quella della Gran Bretagna. E il vero “problema” a livello internazionale sta nel fatto che grazie allo sfruttamento delle risorsi di quella terra l’Isis acquisisce un potere economico reale e spendibile.

Com’è possibile che un gruppo terrorista controlli un territorio? La risposta a questa domanda è semplice: le origini dell’Isis risalgono alla guerra irachena, dopo la caduta di Saddam Hussein in Iraq si sono aperte importanti fratture politiche interne, sopratutto tra le fazioni Sciite e Sunnite. All’epoca nacque Al Qaeda, l’organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden, responsabile dell’attentato alle Torri Gemelle di New York nel lontano 2001.

Dopo la reazione americana all’attentato dell’11 settembre 2001, Al Qaeda è stata decimata e sono rimasti pochi membri dell’organizzazione terroristica.

Col tempo questi pochi elementi attivi hanno trovato un nuovo terreno su cui operare e per rendere chiaro l’obiettivo della loro azione si sono dati un nuovo nome: “Islamic State of Iraq and Siria” e nel 2014 è stato istituito il califfato di Abur Bakar al- Baghdadi.

Per rivendicare l’indipendenza dei loro territori i membri del’Isis scelgono la strategia del terrore e colpiscono in maniera subdola, violenta e difficilmente prevedibile.

Spiegare il Terrorismo ai Bambini Isis

Come può un bambino capire tutto questo? Spiegare il terrorismo ad un bambino è difficile!

Rispetto agli scenari terroristici, la paura avvertita dal piccolo sarà tanto maggiore quanto minore è l’età del bimbo. Infatti, più il bambino è piccolo più sarà spaventato dalla morte e dalla violenza che il terrorismo richiama, determina e scatena. Morte, sangue e violenza sono concetti dolorosi che diventano insopportabili agli occhi del bambino quando, non avendoli ancora decodificati, il piccolo tema addirittura di poterli subire sulla propria pelle.

Per spiegare il terrorismo ai bambini la prima regola è, dunque, rassicurare.

Ciò posto, va innanzitutto considerata l’età del bambino:

prima dei 5 anni il bambino andrebbe solo tutelato, non dovrebbe assistere a scene che evocano i concetti di morte, guerra, uccisioni e dolore perché non è tempo per lui di comprendere determinate dinamiche e ragioni.

Prima dei 6 anni il bambino va prevalentemente rassicurato. Può comprendere che nel mondo esiste il bene e il male e a lui si può dire che il male ingenera dolore, un dolore che tutti noi vogliamo vincere.

Nella pratica reale, sebbene il male esiste e ci può aggredire, possiamo divenire parte attiva della vittoria del giusto e del buono sostenendo l’opera e il lavoro chi lo incarna. Incarnano il bene i poliziotti come il Papa, autorità positive da presentare al bambino come fonti rassicuranti di ispirazione.

Tra i 6 e i 10 anni o comunque a partire dall’età della scuola elementare, cosiddetta età scolare, il bambino rivendicherà il diritto a maggiori spiegazioni, vorrà capire e comprendere non solo ciò che ha visto in Tv ma anche quello che ha sentito a scuola o dai racconti degli amici.

E’ questa l’età in cui si rischia di innestare nel cuore umano il verme del razzismo: i bambini debbono capire che l’azione di un gruppo isolato di facinorosi non è e non può divenire il marchio di un intero popolo.

Inoltre i bambini debbono comprendere che i terroristi sono dei destabilizzatoti violenti che agendo vanno contro ogni etica e morale. La morale e  il senso della vita del bambino che indaghi il concetto di terrorismo debbono uscirne fortificati, anche a prezzo dello sdegno del piccolo, della sua rabbia e persino della sua paura.

I bambini più grandicelli possono essere guidati anche alla scoperta della storia della Siria, usate cartine geografiche e video esplicativi, ovviamente il materiale video o eventuali i libri debbono prima passare per il vostro vaglio.

E’ importante che i bambini si sentano protetti: chiarite loro che le organizzazioni mondiali si stanno prodigando per fermare il terrorismo; spiegategli che l’intelligence protegge gli stati e portategli esempi positivi, lasciate che i bimbi sappiano di attacchi sventati, in questo modo apprezzeranno l’efficacia del lavoro di chi li difende.

Spiegare il Terrorismo ai Bambini Isis

Prima di spiegare ai bambini cos’è il terrorismo, il genitore deve tenere conto di tutte le reazioni possibili:

i piccoli potranno piangere, potrebbero chiudersi in se stessi e fare brutti sogni. Solo il dialogo riesce a rompere i muri del silenzio e a scavalcare gli ostacoli della paura, abbiate sempre cura di dialogare con i vostri bambini e siate costantemente rassicuranti.

Dagli 11 anni in poi il bambino è già un ragazzo ed è pronto a conoscere tutta la verità, anche socio politica e storica, del terrorismo. Regalate ai vostri figli saggi e libri, guardate con loro i telegiornali e i documentari, chiedete anche il sostegno della scuola.

Quando i figli sono già grandicelli, non nascondetegli mai la verità e non sottraetevi in nessuna occasione al confronto.



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