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Cellulare: Quando le Mamme Devono Spegnere il Telefonino

Ci sono circostanze in cui le mamme devono assolutamente spegnere il cellulare, ne va del benessere dei figli e non è cosa da trascurare o non considerare.

Federica Federico

di Federica Federico

07 Febbraio 2017

Il cellulare è nemico della privacy ma ci ha salvato la vita; il cellulare è una persecuzione invadente ma ci mette in condizioni di comunicare sempre con chiunque e questo può essere di grande aiuto; il cellulare … a volte non serve e altre è meglio spegnerlo.

 

Fatte queste sintetiche considerazioni di massima, sembra ragionevole e corretta la conclusione per cui non sempre è utile e proficuo stare incollati al cellulare.  Ci sono circostanze di vita in cui si dovrebbe fare un passo indietro e ritornare a quella libertà che l’irreperibilità concedeva agli essere umani:

 

non sono in ufficio; non sono in servizio; non sono qui e pertanto lasciate un messaggio, sarete richiamati al mio rientro!

Le mamme (come anche i papà) dovrebbero chiudere il cellulare quando si recano a scuola per rincontrare i loro figli.

Il figlio non si prende da scuola ma si rincontra all’uscita dalla scuola, su questo sarebbe opportuno fare un’ulteriore e diversa discussione.

spegnere il cellulare

Quando mio padre viene a trovare i nipoti (cosa che succede spesso grazie al suo gran cuore e alla straordinaria complicità che ha creato con la mia famiglia, marito compreso) se squilla il  suo cellulare mia figlia lo sequestra e lo nasconde! Ultimamente questo sequestro conservativo non è più necessario perché il nonno ha compreso che la bimba chiede esclusività e, in ragione di ciò, è lui stesso a lasciare che scatti la segreteria telefonica.

Molto spesso mi capita di osservare mamme incollate al cellulare.

Sovente talune di loro (non con occasionalità ma con reiterata sistematicità) parlano al cellulare mentre attendono i bimbi dinnanzi al cancello della scuola e spesso le chiamate si protraggono mentre il bambino varca la soglia, fino alla macchina e nel tragitto verso casa.

  • Il bambino sta in silenzio e guarda la mamma che parla al cellulare;
  • il bambino canticchia e guarda la mamma che sta al cellulare; i
  • l bambino entra in macchina liberandosi dello zaino e guarda la mamma che conversa al cellulare;
  • il bambino saluta gli amici e guarda la mamma che discute al cellulare;

il bambino che rincontra sua madre mentre lei parla al cellulare è stato preso da scuola (pacco caricato e trasportato) ma non è stata protagonista attivo di nessun incontro.

 

 

Una mamma americana ha postato su Facebook l’inusuale annuncio affisso alla porta d’ingresso dell’asilo dei suoi bambini: “Via i cellulari!”. Più che un invito a liberarsi dalla schiavitù del cellulare per fare posto all’incontro col figlio, questo volantino è un monito all’educazione dialogante e alla non trascurabilità del proprio ruolo genitoriale.

Tradotto, il volantino anti-cellulare all’uscita dalla scuola, recita:

“Ci stanno portando via i bambini. Togliete i cellulari!

Tuo figlio è contento di vederti, tu sei contento di vederlo?

Vediamo bambini che cercano di attirare l’attenzione dei genitori e il genitore è al telefono.

Sentiamo bambini che chiamano mamma, mamma, mamma e il genitore presta più attenzione al cellulare che al figlio. E’ spaventoso.

Mettete via i cellulari!”

L’appello è rivolto ai genitori che si recano a scuola all’uscita per rincontrare i loro bambini. Ma cosa succede psicologicamente nel bambino quando si distacca dalla mamma e resta a scuola?

 

Diciamo subito che il meccanismo del distacco è uguale ad ogni età: quando il bimbo si separa dalla mamma qualche sicurezza vacilla e nel suo cuore si rompe l’affidamento e la fiducia nell’adulto, facilmente il bambino si sente “abbandonato”.

 

Rottura e abbandono, però, non sono in queste circostanze sentimenti estremi né insanabili, all’opposto concorrono a mettere il bambino in condizione di diventare grande: distacco dopo distacco, infatti, il cucciolo d’uomo comprende di potercela fare da solo e diventa sempre un po’ più autonomo.

 

Con l’andare del tempo, quello che cambia nel processo del distacco è la reazione emotiva che migliora con la crescita perché il bambino diviene più capace di comprendere l’importanza della scuola nonché di gestire le sue emozioni e con esse l’ansia da separazione e le responsabilità che ne conseguendo.

Tutte le responsabilità che il bimbo sente gravare su di sé quando resta senza mamma e papà risultano sintetizzabili in una sola parola: autonomia.

Un bambino autonomo è un bimbo che accetta di staccarsi serenamente dalla mamma, comprende l’importanza della scuola e riesce anche ad accettarne i conseguenti “sacrifici”. Finita la scuola, però, il cucciolo d’uomo sente di aver compiuto il suo dovere, spesso anche con sacrificio, pertanto quando il bambino ritrova il genitore non può sentirsi né appagato né soddisfatto se la mamma e il papà non concentrano su di lui e sui suoi bisogni tutta la loro attenzione. Il bimbo chiede attenzione come un riconoscimento, come un importante dono!

E’ un atto di rispetto verso il bambino chiudere il cellulare, lasciare che la segreteria telefonica raccolga i messaggi o non rispondere alle chiamate nei minuti immediatamente prossimi all’uscita da scuola e nel tragitto verso casa.

Farlo consente al bambino di rincontrare il genitore, di sanare le sue ferite, curare le ansie e raccontarsi.

spegnere il cellulare

Mi sei mancato” oppure “ti ho pensato”, sono meravigliosi preamboli che possono aprire le porte al dialogo genitore-figlio e rinsaldare il rapporto comunicativo. Il bambino che finisce le ore scolastiche e rincontra il genitore ha bisogno di essere considerato come una priorità.

Cosa fare se occasionalmente siamo vittime di una telefonata urgente?

Chinatevi al livello del bambino, guardatelo negli occhi e, interrompendo per un minuto la comunicazione, spiegate al piccolo che si tratta di un’urgenza e che sarete presto da lui.

 

Se è vostra abitudine parlare al cellulare mentre passeggiate col bambino, quando  rincontrate vostro figlio dopo la scuola o l’attività sportiva o durante la cena, allora sarebbe il caso di riflettere sul bisogno comunicativo dei bambini!

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