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Trafficanti di esseri umani seguono mamma e figli: è DISINFORMAZIONE

La notizia viene dall'America e sta a metà tra la disinformazione e il procurato allarme, non lasciatevi contagiare dalla cattiva informazione e ribellatevi ad essa

Federica Federico

di Federica Federico

24 Agosto 2017

E’ arrivato anche in Italia, dopo essere diventato virale in America, il racconto di Diandra Toyos, una giovane mamma convinta di essere stata, insieme ai suoli figli, l’obiettivo di due trafficanti di esseri umani che l’avrebbero intercettata e seguita all’interno di un negozio IKEA.

 

Gli esperti smentiscono che esista un crescente e dilagante mercato di vite umane o nuove organizzazioni di trafficanti di esseri umani.

 

La leggenda metropolitana dei trafficanti di esseri umani in azione nelle grandi catene di di distribuzione (non è stata chiamata in causa solo l’IKEA) si  è alimentata con la complicità della facile veicolazione e diffusione di messaggi via social network, questa la posizione dei responsabili made in Usa del settore investigativo.

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Racconti social di trafficanti di esseri umani, mamme in allarme ma Snopes denuncia apertamente il fenomeno: si sta diffondendo un atteggiamento ai limiti del facile sospetto, attenzione alla disinformazione.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati su Facebook  più post di presumete denunce, più donne e mamme si sono dette convinte di essere state il bersaglio di trafficanti di esseri umani che le avrebbero prese di mira in parcheggi pubblici o negozi di gradi catene di distribuzione.

Nessuna di queste presunte denunce ha dato seguito a una concreta indagine, mai le autorità hanno riscontrato elementi di oggettiva validità e nemmeno gli eventi denunciati corrispondono al tipico modo di agire dei rapitori di bambini.

 

Torniamo al post di Diandra Toyos e partiamo da una conclusione indefettibile: di questo caso si è occupata la stampa internazionale ed è stato fatto appello al parere di esperti.

Nessun traffico di esseri umani è stato accertato dalle autorità competenti.

Senza timore di essere smentiti si può dire che il messaggio – denuncia veicolato a mezzo social da questa mamma americana semina solo ansia e alimenta paure senza alcun fondamento.

 

Detto questo, procediamo con ordine partendo proprio dal post che, in primis, datiamo: il messaggio Facebook con cui mamma Diandra intendeva denunciare i presunti trafficanti di esseri umani è datato 23 marzo, quindi non è recente come fanno credere le condivisioni social che continuano senza nemmeno chiarire la vera data dei fatti.

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“Voglio condividere ciò che mi è accaduto, perché ogni mamma dovrebbe saperlo. Recentemente ho letto un post scritto da una mamma, che aveva tantissime condivisioni. Raccontava di uno spiacevole episodio che le era accaduto mentre si trovava al Target. Alcuni trafficanti di esseri umani, avevano preso come obiettivo lei e i suoi figli. Ricordo di aver pensato: poverina deve essere stato terribile. Mai immaginando che sarebbe potuto accadere a me”,

principia così il post di Diandra. Vita da Mamma ha voluto sezionare il post in modo da poterlo esaminare così come hanno fatto gli esperti americani e pertanto su questa “introduzione” del lungo post – denuncia torneremo tra poco.

 

Diandra continua: 

“E, invece, è proprio ciò che mi è accaduto.

Qualche giorno fa, mia madre e io abbiamo portato i miei 3 bambini all’IKEA, a loro piace tanto e io avevo bisogno di un divano. Mentre eravamo nel reparto divani, i bambini si stavano divertendo a provarli, scegliendone prima uno, poi un altro, poi un altro ancora. Mia figlia era la più determinata, mio figlio maggiore si buttava a peso morto sui divani, doveva provare l’atterraggio e il più piccolo, l’ultimo arrivato, era in braccio a me, dormiva nel suo marsupio. Ho notato che un uomo ci stava fissando e ho provato una strana sensazione allo stomaco. Si avvicinava sempre di più e fissava i miei bambini.

Avevo una brutta sensazione, continuavamo a camminare e lui era sempre dietro di noi. Se mi fermavo a guardare qualcosa, casualmente faceva lo stesso e quando ripartivo, lo faceva anche lui. C’era un altro ragazzo, più giovane, poco distante da lui, che sembrava fare lo stesso.

Anche mia madre condivideva le mie stesse impressioni, tanto che mi disse di fermarci nell’area relax, in modo da dare loro la possibilità di andare avanti.

Ma ho capito che non ci stavamo sbagliando, quando il primo uomo, quello più anziano, si è seduto ad un tavolo poco distante da noi e come ci siamo alzati, ha fatto lo stesso e, inconsapevole del fatto che io l’avessi notato, ha continuato a seguirci.

Mi madre lo fissò, per fargli capire che li avevamo notati e poi, non so come abbiamo fatto, siamo riusciti a seminarli. Ci siamo fermati a parlare con un impiegato, a cui abbiamo spiegato tutto, abbiamo usato il bagno, siamo usciti in un altro reparto e arrivati all’esterno, saliti in macchina e andati dritti a casa.”

Questo il racconto della fuga dai presunti trafficanti di esseri umani.

Posto che è difficile credere che due criminali abbiano potuto perdere di vista le loro prede tanto facilmente, la mamma, “sfuggita non so come all’azione criminosa”, diventa esperta criminologa e sottolinea punto per punto i motivi del suo convincimento:

“Ci sono alcune cose che vorrei sottolineare:

Non erano lì per fare shopping, facevano solo finta di guardare le cose ma si vedeva benissimo che non erano interessati.

Non aspettavano una moglie o dei figli. Erano soli, non si parlavano nemmeno tra di loro. Trovai strano anche il fatto che come incrociava il mio sguardo, l’uomo anziano distoglieva subito lo sguardo.

Avevano uno stile troppo diverso.

Erano sempre sul lato più vicino all’uscita, magari qualcuno li stava aspettando e con soli due minuti, avrebbero potuto prendere uno dei miei figli e passarselo.”

 

La conclusione, poi, si riallaccia pienamente all’introduzione dello stesso post:

“Non sono pazza, qualcosa non andava, il mio stomaco si contorceva, lo sentivo. Eravamo i bersagli di due trafficanti si esseri umani. Si sta diffondendo sempre di più qui negli Stati Uniti, leggo ovunque di orribili episodi accaduti. DOBBIAMO STARE ATTENTE MAMME!

Quando siete in giro con i vostri figli, vi prego, lasciate stare il cellulare, lasciate stare Facebook, Whatsapp o qualunque altra cosa. Tenete l’occhio vigile, sempre. Se non fossi stata attenta, se mi fossi fermata a mandare un messaggio? Magari, un solo secondo di distrazione, quei due mostri avrebbero preso i miei figli e ora io? Solo il pensiero mi fa diventare matta. Vi prego mamme, attente e fidatevi sempre delle vostre sensazioni, avvertite tutte le vostre amiche, tutte le famiglie, di quello che mi è accaduto!”

 

La sola verità presente in questo post è che rispetto ai figli l’attenzione e il controllo rappresentano il primo presidio di sicurezza:

del resto, come genitori e come adulti, siamo letteralmente obbligati a prestare attenzione ai nostri figli e ai bambini sotto la nostra responsabilità, dobbiamo farlo sempre e comunque!

 

Nessun traffico di esseri umani si sta diffondendo dappertutto in America, viceversa si sta diffondendo la pratica del post – denuncia su Facebook. E quel che è peggio è che questi post vengono ripetutamente condivisi senza un esame critico nè alcun controllo.

 

Attenzione: le mamme che scrivono raccontando di storie di “presunta sopraffazione” o “ipotesi di pericolo vissuto sulla loro pelle” non inventano nulla, piuttosto sono vittime di un diffuso condizionamento che le porta a travisare accadimenti comuni, ad amplificare impressioni e sospetti a condizionare se stesse e le altre madri. Non è infrequente che si renda conto di ciò anche la mamma che denuncia.

Il post di Diandra Toyos, per esempio, è scomparso ne restano gli screenshot fotografici, peraltro riconducibili al primo sito che lo ha veicolato in modo acritico, cioè copiandolo e incollandolo (InspireMore)

 

Facebook avvisa l’utente dell’impossibilità di visualizzare il contenuto (il post – denuncia di Diandra) indicando una probabile rimozione o una limitazione del contenuto, forse decisa dopo le molte obiezioni mosse alla mamma e dinanzi a un dato inconfutabile: i fatti non erano comprovati né comprovabili, generici e non incarnavano nessuna fattispecie di reato, fondati su sensazioni più che su azioni.

 

Snopes denuncia: in America, rispetto alla crescente fobia del traffico di esseri umani e della presenza di trafficanti in luoghi pubblici e affollati come i negozi delle grandi catene, più post quasi identici sono comparsi su Facebook negli ultimi anni.

 

Come Vita da Mamma ha sottolineato, la stessa Diandra scrive “ho letto un post scritto da una mamma, che aveva tantissime condivisioni”, nel prosieguo la donna fa, poi, un racconto molto vicino ad altri precedentemente immessi in rete, altresì infarcendo il proprio convincimento di informazioni generiche.

 

La prima denuncia virale contro presunti trafficanti di esseri umani è databile maggio 2015:

allora una donna condivise un post in cui raccontava di essere divenuta l’obiettivo di due non bene identificati individui in negozio Hobby Lobby in Oklahoma.

 

Nel giugno del 2015 il copione si ripeté attraverso un post denuncia con un’ambientazione diversa: un parco a tema; la stessa ipotesi è tornata qualche mese dopo con teatro un parcheggio di Hickory, nella Carolina del Nord; e ancora è stata denunciata a mezzo social la medesima vicenda in un negozio Target a Tampan in Texas.

Queste solo alcune delle tante denunce social a cui non è conseguito mai nessun traffico di vite umane accertato dalle autorità e nemmeno è stata rilevata la possibilità che esista un crescente e coordinato numero di trafficanti di esseri umani operanti in America.

 

Rispetto al post di Diandra va chiarito che l’IKEA (volendo restare legati alla specificità del post per un momento) è costruita scientemente attraverso un percorso guidato: i visitatori vanno tutti nella stessa direzione e all’interno di essa hanno aree di ristoro comuni a volte nemmeno tanto grandi. Capita spesso di ritrovare nel percorso guidato gli stessi visitatori incrociati all’ingresso.

 

Diandra sottolinea che gli uomini che ha visto non fossero lì per fare acquisti e si dice certa che fossero soli (pur non avendo modo di dimostrarlo), li descrive come svogliati e disinteressati rispetto all’assortimento di mobili che gli orbitava intorno.

Se questa può essere considerata come la descrizione tipo di un malvivente allora è un malintenzionato anche mio marito che subisce con amorevole rassegnazione i miei felici giri turistici all’IKEA pur mostrandosi all’osservatore comune insoddisfatto come un leone in gabbia!

 

Diandra indica gli individui come defilati e sempre collocati in prossimità delle uscite di sicurezza. Nessuno di voi ha mai notato che i negozi IKEA sono pieni di uscite di sicurezza (per fortuna)?!

 

Il numero delle uscite di sicurezza regolamentari dipende dalle dimensioni del negozio, in una massima approssimazione, esemplificando le disposizioni di legge, si può dire che per aree a medio rischio incendio deve esserci un’uscita di evacuazione ogni 30\45 metri mediamente raggiungibile in 3 minuti dall’utenza presente in un reparto o in una zona lavoro. Questo dato approssimativo basta già da solo a far capire che chiunque all’IKEA può essere avvistato in prossimità di un’uscita di sicurezza.

 

Trafficanti di esseri umani in agguato nelle grandi catene di distribuzione, una notizia made in USA: notizia a metà tra bufala e disinformazione.

 

Chiudiamo questo lungo esame del post di Diandra Toyos con il parere di un esperto e con una accorata raccomandazione a tutte le mamme.

David Finkelhor, il responsabile del Crime Against Children Research Centre, si è espresso sulla probabilità (o meno) della presenza in America di una rete organizzata di trafficanti di esseri umani:

intanto va chiarito che il rapimento dei minori è un’attività criminosa rara e quasi sempre occulta, ovvero quasi mai si verifica in un luogo pubblico o affollato come quelli descritti nei post citati.

E’ escluso che l’azione criminosa del rapimento di un minore possa essere svolta nelle modalità descritte dai succitati post, quantomeno non potrebbe trattarsi di azioni organizzate e coordinate perché i criminali professionisti preferisco non operare in quei luoghi in cui l’aiuto altrui sarebbe facile da chiedere ed ottenere.

 

Lo stesso esperto precisa che la maggior parte dei rapimenti a fini di sfruttamento non riguarda i bambini ma gli adolescenti.

 

La raccomandazione generale rivolta a tutte le mamme è, infine, importantissima:

non lasciate che la disinformazione sporchi la conoscenza delle cose e dei fatti e non permettere a nessuno di prendersi gioco della vostra intelligenza con post sensazionalistici messi in rete per ottenere un facile e sciocco consenso.

Se trovate in giro per il web post bufala o copia-incollati senza alcuna informazione critica, datata, precisa o esaustiva abbandonate quei luoghi della rete e contestate apertamente quella falsa informazione. Chi contesta la falsa informazione rende un servizio alla collettività!

 

Fonte foto: InspireMore



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