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Neonata morta nella carrozzina: la scelta dei genitori

Il grave lutto che ha colpito Gemma Williams e Jason Thomas, genitori della neonata morta nella carrozzina, li spinge a fare una scelta molto importante.

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

31 Agosto 2018

Nessun genitore può mai realmente superare la prematura perdita del proprio figlio, soprattutto se si ritrova completamente solo ad affrontare quel lacerante dolore che rimarrà vivo nel suo cuore per tutta la vita.

Di questo ne sono ormai consapevoli Gemma Williams e Jason Thomas, genitori della piccola Lexi, la neonata morta nella carrozzina a sole 11 settimane di vita, una tragedia che oggi li ha spinti a prendere un’importante decisione.

 

Neonata morta nella carrozzina: la storia di Lexi Mia Thomas.

 
Neonata morta nella carrozzina: la scelta dei genitori
 

Sono trascorsi ormai 5 anni da quel tragico 23 marzo del 2013, giorno in cui la piccola Lexi Mia Thomas è diventata un angelo.

Cinque anni di sofferenze, grandi difficoltà e un atroce dolore che i suoi genitori, Gemma Williams e Jason Thomas, rispettivamente di 33 e 39 anni, hanno dovuto affrontare da soli, senza alcun supporto esterno, con la speranza che quella sofferenza si sarebbe attenuata.

“Non ti lascia mai. Perdere un figlio non significa perderlo veramente, rimane con te – spiega Gemma – Pensiamo a Lexi ogni giorno perché è stata una parte importante della nostra vita”.

 

Ma cosa è realmente accaduto alla neonata morta nella carrozzina?

 

A raccontarlo è proprio la madre che, nonostante il trascorrere degli anni, ricorda ancora perfettamente le ultime drammatiche ore di vita della sua bambina.

“La mattina presto era andata a fare shopping, volevo trovare dei bei vestitini per Lexi. Avevo da poco lasciato il negozio per tornare alla macchina quando le ho toccato il viso aspettandomi una sua reazione ma nulla. L’ho presa in braccio, ho chiamato il suo nome ma ancora niente. Ho fermato una macchina per chiedere aiuto e l’autista mi ha detto che stava bene, ma sapevo che c’era qualcosa che non andava. Sono quindi tornata di nuovo nel negozio ed ho urlato aiuto”.

A soccorrere la donna e la sua bambina un uomo, un medico, che ha iniziato a praticare su Lexi un massaggio cardiaco mentre il personale del negozio provvedeva a contattare telefonicamente i soccorsi.

Giunti in loco – madre e figlia si trovavano al St Catherine’s Walk Shopping Centre di Carmarthen, città del Galles capoluogo della contea del Carmarthenshire – i paramedici hanno cercato in tutti i modi di salvare la piccola mentre la trasportavano al Glangwili Hospital ma con esito negativo.

 

Solo attraverso l’esame autoptico effettuato sul corpicino della neonata morta nella carrozzina si appurerà in seguito che la bambina era affetta da una rara patologia cardiaca nota come Total Anomalous Pulmonary Venous Drainage (TAPVD – Ritorno venoso polmonare anomalo totale).

In pratica si era sviluppata un’interruzione nel regolare flusso sanguigno attorno al cuore che non permetteva di pompare sangue ossigenato nel corpo. Un difetto congenito che nessuno medico era riuscito a diagnosticare prima in quanto il cuore di Lexi aveva sviluppato un’ulteriore anomalia che permetteva la circolazione di una miscela di sangue ossigenato e non ossigenato nel suo corpo.

 
Neonata morta nella carrozzina: la scelta dei genitori
 

Neonata morta nella carrozzina: la scelta dei genitori.

 

Una tragedia che ha profondamente segnato i coniugi Thomas ma soprattutto li ha spinti ad una scelta molto importante: aiutare genitori di tutte le età che, proprio come loro, si trovano a dover affrontare la perdita di un figlio, sia questa avvenuta alla nascita, durante l’infanzia o in età adulta.

“All’epoca, quando siamo tornati a casa, siamo stati lasciati soli ad affrontare la vita. Non avevamo un vero e proprio sostegno. Mi sono rivolta al medico di famiglia perché avevo bisogno di parlare di quello che era successo, ma lui non aveva passato ciò che avevo passato io”.

Anche per Jason non è stato facile, anche lui necessitava di consigli da parte di chi aveva già vissuto quel dramma, un conforto che purtroppo non è riuscito a trovare.

Facendosi forza l’un l’altro, la coppia è riuscita ad andare avanti, dapprima trascinandosi fino a rialzarsi pur continuando a sentire quell’enorme peso sul cuore.

“Sì, il tempo passa ma la gente ha ancora bisogno di parlare della sua perdita – spiega Gemma – Il gruppo di supporto che ho creato serve a questo e a fare in modo che le altre persone possano sapere che c’è un posto dove possono venire e stare con altri che hanno vissuto la loro stessa situazione. In un certo senso, le persone che si trovano sulla tua stessa barca sanno cosa stai per dire prima ancora di dirlo, loro sanno cosa stai provando”.

 
Neonata morta nella carrozzina: la scelta dei genitori
 

Già nel 2015 i genitori della neonata morta nella carrozzina avevano portato avanti un’altra importante campagna: aggiungere ai esami neonatali effettuati negli ospedali il test della pulsossimetria, un metodo non invasivo che permette di controllare i livelli di ossigeno nel sangue.

“Per fortuna, proprio mentre lanciavamo la petizione, l’NHS ha annunciato di aver introdotto gli screening per le condizioni cardiache”.

Gemma e Jason oggi vivono a Dre-fach Felindre, un villaggio nel Carmarthenshire, situato nel Galles occidentale, si prendono cura del loro secondo figlio, Oliver di 3 anni, e di tutti quei genitori che, proprio come loro, cercano di alleviare quel dolore nell’attesa di poter riabbracciare un giorno i loro piccoli angeli.

 
 

Fonte: WalesOnlineOrpha

 

 

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