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Autobus dirottato da Ousseynou Sy: la telefonata che ha salvato tutti

Autobus dirottato da Ousseynou Sy, il ragazzino che ha dato l'allarme è nato in Italia ma lui e la sua famiglia attendono il riconoscimento della cittadinanza. Il gesto che ha compiuto meriterebbe, senza se e senza ma, questo riconoscimento!

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

22 Marzo 2019

Quella dell’ autobus dirottato da Ousseynou Sy poteva diventare una delle più grandi tragedie della storia d’Italia, il coraggio di due ragazzini delle scuole medie e l’intervento impeccabile dell’Arma dei Carabinieri hanno fatto sì che questa pagina di cronaca si chiudesse nel miglior modo possibile.

 

Le fiamme del bus scolastico, la sua carcassa grigia, sono testimonianza di un orrore scampato a cui si oppone la luce e la fierezza di due piccoli eroi: Samir e Riccardo. Questi i nomi dei due ragazzini seduti in coda all’ autobus dirottato da Ousseynou Sy, malgrado lo spavento e la loro giovanissima età, i due sono stati capaci di allertare i soccorsi con una prontezza e una freddezza da veri uomini.

autobus dirottato da Ousseynou Sy

Samir e Riccardo erano seduti nelle ultime fila d dell’ autobus dirottato da Ousseynou Sy, Samir ha negato il suo telefono al dirottatore: “Questa mattina non l’ho portato”, ha detto reagendo alle intimidazioni dell’uomo con sguardo fermo.

 

Ousseynou Sy “ha vuotato le taniche di benzina lungo il corridoio, tra i sedili, ci ha legati e ha sequestrato i telefoni per impedirci di chiedere aiuto”, raccontano i ragazzi. Ma quando il sequestratore ha chiesto il telefono a Samir il bambino ha opposto un no in risposta:

– “Non ce l’ho”.

– “Dammelo”, ha gridato l’uomo.

– “Oggi non l’ ho portato”, ha replicato il ragazzino non distogliendo lo sguardo da quello del sequestratore.

 

L’ autobus dirottato da Ousseynou Sy era già intriso di benzina e il fetore entrava nei polmoni dei ragazzi. Il telefono di Samir, però, non era a casa, il ragazzino lo aveva gettato sotto il sedile.

 

Con la coraggiosa complicità di Riccardo, un altro ragazzo sequestrato, il telefono è stato raggiunto e nelle mani di Samir è partita la telefonata al papà e poi al 112:

 

– Scusi signore chiamate le mamme, ci stanno rapendo in un pullman per gli studenti, ci minacciano con il coltello. Subito, subito, veloce. Il prof è davanti, è in ostaggio.

– Chi vi sta tenendo in ostaggio?

– Il guidatore, ha un coltello in mano, veloce, c’è per terra della benzina, non respiriamo più.

– Mi servono delle altre indicazioni.

– Certo, certo signore però la prego chiama qualcuno. Non è un film questo. Non possiamo perdere la vita in 50.

– Sì, sì stai tranquillo.

Il sindaco di crema racconta che Samir, Rami come lo chiamano in alcuni articoli e titoli di giornale, ha finto di pregare in arabo per comunicare col papà e poi con i Carabinieri e la Polizia. L’importanza delle sue telefonate è stata cruciale perché ciò che contava in quei momenti era localizzare con precisione  l’ autobus dirottato da Ousseynou Sy.

 

Ogni bambino ha concorso al lieto fine di questa vicenda: il ragazzino che doveva legare i compagni con le fascette (sono stati legati i passeggeri seduti davanti e non quelli seduti dietro) lo ha fatto senza stringere loro i polsi affinchè potessero liberarsi facilmente; il bambino che poteva recuperare il cellulare di Samir non si è tirato indietro; Samir ha avuto il coraggio di chiamare aiuto.

 

Come ammette il sindaco di Crema, questi bambini hanno mostrato di avere un grande spirito di corpo.

Autobus dirottato da Ousseynou Sy, il ragazzino che ha dato l’allarme è nato in Italia ma lui e la sua famiglia attendono il riconoscimento della cittadinanza. Il gesto che ha compiuto meriterebbe, senza se e senza ma, questo riconoscimento!

 

Mio figlio ha fatto il suo dovere, sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana”, ha dichiarato il padre.”Siamo egiziani, sono arrivato in Italia nel 2001, mio figlio è nato qui nel 2005, ma siamo ancora in attesa di un documento ufficiale. Vorremmo tanto restare in questo Paese. Quando ieri l’ho incontrato l’ho abbracciato forte“.

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