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Suv che ha investito Gaia e Camilla: com’è avvenuto l’impatto

Suv che ha investito Gaia e Camilla: parla il passeggero e racconta la sua versione di come è avvenuto l'impatto fatale. Le due ragazze in terra morte, è stato un attimo

Federica Federico

di Federica Federico

28 Dicembre 2019

Nel Suv che ha investito Gaia e Camilla in Corso Francia, a Roma, nella notte tra il 21 e il 22 dicembre viaggiavano tre 20enni, solo quello seduto sul sedile posteriore della vettura non avrebbe visto l’impatto perché era impegnato nell’invio di un messaggio attraverso il suo cellulare. Questo elemento, per quanto non significativo in punto di ricostruzione dei fatti, dà comunque la misura della velocità e dell’immediatezza dell’evento.

 

L’amico del conducente, che al momento del sinistro gli sedeva accanto sul posto passeggero, ha rotto il silenzio rilasciando una lunga intervista a IlMessaggero: in estrema sintesi il ragazzo afferma che evitare i due pedoni sarebbe stato impossibile. Eppure i genitori di Gaia, per il tramite del loro legale, hanno già fatto riserva sulle ricostruzioni dei fatti così come diffuse dalla stampa affermando: “Diremo la nostra sulla ricostruzione dei fatti

Suv che ha investito Gaia e Camilla in Corso Francia

 

Chi era nel Suv che ha investito Gaia e Camilla sostiene che le “due ragazze sono sbucate all’improvviso, correvano mano nella mano” e considerata la pioggia, la visibilità, il semaforo verde per la circolazione stradale e rosso per i pedoni, la condizione dell’attraversamento “era impossibile evitarle“.

 

Pioveva, era buio, ma ricordo perfettamente cos’è successo: ho visto due sagome apparire dal nulla e poi il corpo di una di loro rimbalzare sopra il cofano“, così il passeggero del Suv descrive il momento dell’impatto chiarendo che pochi secondi dopo Pietro, il giovane alla guida, aveva già arrestato il veicolo ed erano scesi per prestare soccorso e capire cosa fosse accaduto.

 

Gaia e Camilla, l'autopsia: «Le due sedicenni sono morte sul colpo, nessun segno di altri investimenti».

Gaia e Camilla, l’autopsia: “Le due sedicenni sono morte sul colpo, nessun segno di altri investimenti”. Fonte immagine: IlMessaggero

Chi viaggiava nel Suv che ha investito Gaia e Camilla già racconta alla stampa la sua versione dei fatti, ma Pietro Genovese, l’automobilista alla guida del mezzo, sarà interrogato dal gip solo il prossimo 2 gennaio, nel frattempo è agli arresti domiciliari con l’imputazione di omicidio stradale plurimo.

 

I ragazzi a bordo del Suv erano di rientro da una cena tra universitari, non avevano fatto uso di sostanze stupefacenti di nessun tipo ma avano bevuto “qualche bicchiere di vino“. Queste potrebbero essere considerate parole molto importanti, soprattutto perché a pronunciarle è un testimone presente per l’intera serata accanto l giovane “investitore”.

 

Il testimone smentisce anche l’alta velocità e questo è un dato chiave su cui gli inquirenti stanno certamente lavorando, l’opinione pubblica al momento non può che constatare l’effetto tangibile dell’urto sulla vettura, quantomeno quello che appare dalla foto diffusa dalla stampa.

 

Gaia e Camilla

Il passeggero del Suv che ha investito Gaia e Camilla sostiene di non ricordare l’andatura precisa del veicolo, “ma anche volendo non avremmo potuto correre. Su Corso Francia era appena scattato il semaforo verde e l’auto era ripartita da poco”.

 

Altro elemento chiave della testimonianza del passeggero riguarda gli attimi appena successivi all’impatto:

con riferimento ai cadaveri sull’asfalto, il ragazzo sostiene di ricordare di aver visto una, forse due macchine investire di nuovo i corpi.

L’autopsia, secondo le fonti stampa, non avrebbe invece rilevato segni di ulteriori impatti ovvero segni di trascinamento.

 

Ad onor del vero va ricordato che chi era alla guida del Suv che ha investito Gaia e Camilla aveva ripreso la patente da poco; inoltre nell’ordinanza di custodia cautelare si legge: Pietro Genovese al volante guidava con imprudenza e imperizia e teneva una velocità superiore al limite consentito di 50 Km/h“. Le parole del giudice precisano che detta guida non era condotta tenendo conto delle “condizioni della strada e del traffico così da non poter arrestare tempestivamente il veicolo a fronte di un ostacolo prevedibile“.

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