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500 bambini adottati bloccati all’estero a causa del Covid-19

500 bambini adottati bloccati all'estero a causa del Covid-19: servono risposte, un aiuto dello Stato e un sostegno, se necessario anche internazionale.

Federica Federico

di Federica Federico

21 Ottobre 2020

Ogni adozione è a suo modo un’attesa, nell’intenzione e nei sentimenti è del tutto sovrapponibile a quella della gravidanza.  E’ una gestazione di cuore in cui mamma, papà e bambino conquistano la loro vicinanza documento dopo documento, passaggio dopo passaggio in un percorso emotivamente importante di costruzione dell’identità genitoriale e del nido familiare.

 

Ma un’adozione può vivere percorsi ben più lunghi dei nove mesi della gravidanza, senza pensare al percorso di sofferenza e disillusioni che la mamma e il papà hanno probabilmente affrontato prima. Per adottare un bambino ci vuole tanto cuore e tanto coraggio.

 

Tutti i percorsi adottivi, a onor del vero, non dovrebbero essere rallentati dalla burocrazia e sarebbe persino auspicabile che la politica nazionale e internazionale ne favorisse il defluire. E questa indicazione non è nè superflua nè tautologica.

 

Del resto un’adozione è un atto socialmente di rilievo poiché, a compimento di essa, c’è la costruzione del nucleo elementare della società: la famiglia.

 

Ho sentito come doveroso introdurre, a mio modo, il concetto di adozione prima di snocciolare un numero che già di per sé fa rabbrividire: si stima che, a causa dell’emergenza Covid-19, vi siano circa 500 bambini adottati bloccati all’estero, 36 nella sola Cina.

 

500 bambini adottati bloccati all'estero

500 bambini adottati bloccati all’estero.
Fonte immagine di repertorio: 123rf.com con licenza d’uso.

500 bambini adottati bloccati all’estero a causa della pandemia, perchè e cosa sta succedendo?

 

L’emergenza pandemica ha bloccato il congiungimento familiare di 500 bambini italiani che attendono di raggiungere il nostro paese per fare ingresso in quelle che già legalmente sono le loro famiglie.

 

Se da un lato sono stati sbloccati i viaggi internazionali, soprattutto sono state tutelate le rotte del business, dall’altro non è stato facilitato l’ingresso in Italia dei bimbi provenienti dall’Asia, dall’Africa o dall’America latina già legittimamente figli di italiani.

Malgrado le pratiche adottive siano concluse per la maggior parte di questi 500 bimbi, nessuno di loro ha potuto valicare le frontiere.

 

Addentrandomi nella vicenda dei 500 bambini adottati bloccati all’estero ho scoperto che, con riguardo alle adozioni internazionali, la parola abbinamento ha un importante valore legale: segna quella fase della procedura adottiva in cui l’autorità competente del Paese d’origine abbina una famigli a un bambino, ovvero individua l’aspirante coppia più adatta a diventare la mamma e il papà del bimbo bisognoso di casa.

 

Gli aspiranti genitori vengono selezionati tra le domande depositate secondo i protocolli internazionali, di fatto dietro ogni abbinamento c’è un lavoro e un percorso.

Questo incontro, ideale e protocollare, tra i genitori e il bambino si formalizza quando i genitori adottivi rispondono positivamente alla proposta di abbinamento loro inviata dalle autorità.

 

La futura mamma e il futuro papà, a questo punto, hanno un bambino, ne ricevono tutte le notizie disponibili e lo vedono in foto, manca solo che si incontrino.

 

Le cose, raccontate con la sintesi descrittiva della stampa, possono però sembrare troppo semplici. E’ giusto sottolineare che ci possono volere anche anni per ottenere un abbinamento.

 

Una delle famiglie coinvolte nell’attesa del proprio piccolo, uno fra i 500 bambini adottati bloccati all’estero dalla Pandemia Covid, e nello specifico fermo in Cina, si racconta attraverso il web. Il messaggio che questi genitori lanciano non può lasciare indifferente nessun genitore.

 

Una premessa è doverosa: questa mamma e questo papà non muovono alcuna critica al governo cinese, e la loro non vuole essere nè una denuncia nè una polemica, quella che avanzano è una richiesta legittima di aiuto per l’ottenimento di un diritto ineludibile, ovvero stringersi insieme come famiglia a compimento di un percorso legale e legittimamente condotto.

Lo Stato italiano deve aiuto e assistenza a queste famiglie.

 

Abbiamo Visto il Nostro Paese tornare ad una semi normalità, abbiamo visto la gente al mare , in vacanza durante questa estate che per noi è stata dolorosa ed interminabile.

Abbiamo visto l’Italia riaprire i voli in entrata e la Cina aprire i suoi voli ad imprenditori, diplomatici e detentori di un regular permit per consentire ricongiungimenti familiari.

Sono trascorsi mesi e noi vediamo il mondo andare avanti , in modo diverso, certo, ma la vita continua per tutti.

Per noi non è così, purtroppo: noi  sopravviviamo in questo limbo in cui ogni progetto di vita è sospeso.

 

Dopo 4 anni di attesa, abbiamo ricevuto una proposta di abbinamento in adozione internazionale in Cina nel Dicembre 2019 che abbiamo, formalmente, accettato nel Gennaio 2020.

Da allora a causa della emergenza sanitaria che ci ha colpiti siamo in attesa di ricevere un documento dalla Cina, ovvero la NOTICE, comunemente detto pergamena rossa, che ci consenta di partire e abbracciare il nostro bambino di soli 29 mesi (all’abbinamento ne aveva appena compiuti 18).

La chiusura dei voli non ha consentito a noi ed altre famiglie di partire. 

Abbiamo pazientemente atteso che la situazione, da un punto di vista sanitario migliorasse, perché il nostro interesse primario era tutelare la salute di nostro figlio ma, ad oggi, riteniamo che sia  giunto il momento di partire.

 

Non sappiamo neppure come sia cambiato il nostro bambino in questi mesi. L’ultima foto ricevuta risale a Maggio 2020.

Gli enti e la Commissione Adozioni Internazionali ci hanno, in questi mesi, raccontato con dei Comunicati scarni un grande lavoro diplomatico. Ma noi abbiamo avuto sempre la sensazione che il nostro Governo si stesse interessando poco a noi ma, consapevoli, che nella emergenza noi non saremmo stati una emergenza abbiamo atteso.

 

Passata l’emergenza, però, quando si parla ormai di cose anche futili quali calcio e vacanze che, certo,  muovono l’economia, che comprendiamo debba riprendere, ma non sono alla base della nostra società.

E’ la famiglia la “formazioni sociale” nella quale può trovare esplicazione la personalità dell’individuo ed è pertanto la famiglia e i diritti che ne discendono, in quanto INVIOLABILI, a dover essere tutelati al di sopra e prima di ogni cosa.

La inviolabilità del diritto ” ALLA FAMIGLIA ” del nostro bambino e degli altri 36 in attesa per la Cina (e 500 totali bloccati nel mondo a causa del Covid) è, peraltro, sancita in numerose Convenzioni cui l’Italia ha aderito e da accordi bilaterali di cui è firmataria.

 

Nello stesso post Facebook, che vi chiediamo di condividere per dare voce non solo a questa coppia ma a tutte le famiglie in attesa dei loro bambini, questi genitori aggiungono: “Come già accennato  fino ad oggi ci siamo fidati e affidati alle Istituzioni ma abbiamo, di recente, appreso, leggendo una intervista su IL SECOLO XIX, che il lavoro diplomatico di cui ci parlano si limiterebbe ad un “rapporto epistolare” italia Cina.

A tre di queste lettere la Cina non avrebbe addirittura risposto.”

(Trovate il messaggio integrale nel post incorporato sopra.)

 

500 bambini adottati bloccati all'estero.

500 bambini adottati bloccati all’estero.
Fonte immagine di repertorio 123rf.com con licenza d’uso.

5oo bambini adottati bloccati all’estero, come apertamente chiedono i genitori di uno di questi bimbi, “servono aiuto e risposte”.

 

Un’altra toccante testimonianza viene dalle pagine web dell’Avvenire.it, a raccontarsi sono mamma Valeria e papà Giorgio:

Siamo in attesa ormai da settimane, ma sembra che non ci siano segnali incoraggianti”.

 

Questa famiglia ha già adottato in Cina, sette anni fa, il loro primo bambino che oggi ha 9 anni, da gennaio 2020, questo primo figlio di cuore, attende di diventare fratello maggiore. Il bambino che è pronto ad accrescere la loro famiglia aveva 2 anni e mezzo lo scorso gennaio, ovvero al momento dell’abbinamento.

 

Per completare l’adozione questa famiglia avrebbe solo dovuto volare verso la Cina, il Covid ha fermato tutto fuorché il tempo … proprio il tempo, che passa inesorabile, è per un bambino in attesa di famiglia una importante e pesante traccia che segna l’animo e il cuore giorno dopo giorno.

 

36 famiglie, tutte con un figlio italo-cinese da portare a casa, hanno bisogno di voce, una voce che come un’onda arrivi sino alla Cina e torni indietro portando con sé la concretezza di un diritto assoluto: abbracciare i loro figli.

 

Altre famiglie rivendicano il medesimo diritto con riguardo a diversi luoghi del mondo: Filippine, Colombia, India, Russia si stima che il problema interessi circa 500 bimbi in molti casi protagonisti di pratiche adottive che sono aperte da 5 o 6 anni con costi già versati che vanno dai 15 ai 30mila euro.

 

Serve un accordo bilaterale tra ministeri degli Esteri italiano e cinese per snellire le procedure, sveltire le pratiche, sfruttare l’on line, eventualmente organizzare un unico viaggio per tutti i bambini residenti nello stesso luogo.

 

Impossibile non tornare con la memoria al maggio 2014 quando l’allora governo Renzi mandò il suo Ministro Maria Elena Boschi in Congo, lo scopo della missione, perfettamente portata a termine, era quello di condurre nel nostro Paese 31 bambini già diventati italiani grazie all’adozione.

 

elena boschi congo

 

Vitadamamma chiede a tutte le sua amiche mamme di condividere un solo appello al Governo nazionale:

aiutiamo queste mamme e questi papà ad abbracciare i loro bambini e per questi piccoli sostituiamo il tempo dell’attesa con tempo d’amore, quello che potrebbero ottenere nelle loro case e tra le braccia dei genitori.

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