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Anna Corona rompe il silenzio: “Voglio la verità”

Anna Corona rompe il silenzio: ritorna sulla scomparsa di Denise, rifiuta il movente del tradimento e si dichiara, con le sue figlie, completamente estranea ai fatti che hanno strappato la piccola all'affetto della mamma.

Federica Federico

di Federica Federico

08 Maggio 2021

Piera Maggio tuona “Vergogna” e aggiunge “Non accettiamo la finta solidarietà”, il suo è un riferimento chiaro alla puntata di Quarto Grado andata in onda il 7 maggio. La trasmissione di inchiesta ha raggiunto Anna Corona dando voce a quella che si direbbe l’altra campana.

 

Anna Corona dichiara apertamente l’estraneità sua e della sua famiglia alla vicenda del rapimento di Denise: “Mi affianco a te in qualsiasi cosa possa essere utile a far saltare fuori la vera verità”, le parole della donna fondano, a detta della stessa, su un processo durato 17 anni, su una assoluzione e su un’archiviazione.

 

Anna Corona rompe il silenzio

Anna Corona rompe il silenzio.
Diritto d’autore: Alberto Lo Bianco ©LaPresse

“Io voglio la verità tanto quanto te”, ha sostenuto Anna Corona tenendo i suoi occhi azzurri e stanchi diritti e puntati contro la telecamera. 

Occhi stanchi quelli di Anna Corona, sì … ma nessuna mamma potrà mai essere stanca quanto mamma Piera.

Mentre l’intervista ad Anna Corona si è concentrata molto sul profilo sociale del coinvolgimento della ex moglie di Piero Pulizzi e delle loro figlie, Jessica ed Alice, il Magistrato Angioni, le cui dichiarazioni hanno dato il La a tutta questa vicenda, orienta, invece, i termini della disquisizione su aspetti meno emotivi e assai più concreti.

 

Anna Corona sostiene che in questi anni le sue figlie e lei stessa hanno “Faticosamente cercato di avere una vita quasi normale”, il peso del sospetto, massimizzato dalla grande eco mediatica delle ricerche di Denise, le ha schiacciate e in questi giorni quella condizione di pressione dalla quale si erano quasi liberate, è tornata di nuovo. Ora anche la privatezza della vita della nipotina, la figlioletta di Jessica, è a rischio. Questo in sintesi il pensiero preoccupato di Anna Corona.

 

Io desidero la verità tanto quanto la signora Maggio Piera, l’ho desiderata sempre nel mio silenzio perché la verità rende le persone libere”, torna anche nei desideri di Anna Corona la parola verità, quella stessa parola che di bocca in bocca noi mamme ci stiamo passando a sostegno di Piera Maggio.

 

Io rispondo di me e delle mie figlie, tutta questa rivolta mediatica che c’è è disumana” ha sottolineato Anna Corona. Tuttavia, mentre lei torna sui tre diversi gradi di giudizio e sulla assoluzione di Jessica, nonché sulla archiviazione di ogni imputazione a suo carico, la voce del Magistrato Angioni entra nelle pieghe dell’iter investigativo che ha permeato queste stesse risultanze.

 

L’Angioni, per parte sua, torna a parlare delle microspie. E in una video intervista telefonica svela un altro dettaglio a “Quarto Grado”: le microspie erano state messe vicino a fonti di rumore. Durante le attività di registrazione, le uniche cose importanti rilevate sono state quelle sussurrate e mal percepite sul nastro perchè sporcate dal rumore di fondo.

In definitiva: le cose dette a voce alta e ben scandite si sentono nitidamente, mentre quelle sussurrate lasciano percepire la loro importanza ma, a causa del rumore del condizionatore, accanto al quale erano state poste le microspie, le parole restano di difficile interpretazione. Questo per quanto concerne le intercettazioni in caserma, tanto note e tanto di peso nelle aule di giustizia ove si è dibattuto di Denise.

Anche un semplice osservatore trova questa circostanza non chiara.

 

Alberto di Pisa, Ex Procuratore capo di Marsala, raggiunto dalla stessa trasmissione “Quarto Grado“, fa riferimento proprio a quella parte delle intercettazioni chiara, ben scandita, lineare e pronunciata ad alta voce e la sua posizione è in linea con i dubbi dell’Angioni. Al minimo ciò vuol dire che la questione non si dibatte tanto dal punto di vista della riservatezza delle famiglie coinvolte, piuttosto è in gioco la certa ricostruzione dei ruoli di quelle famiglie nel mancato ritrovamento di una bambina.

 

Ispezione nella casa che fu di Anna Corona.

Ispezione nella casa che fu di Anna Corona.
Diritto d’autore: Alberto Lo Bianco ©LaPresse

 

In relazione alla attività ispettiva in quella che fu casa sua, Anna Corona ha dichiarato: “Da quella casa non può emergere assolutamente niente.”

 

Sono accusata ingiustamente. Io sono stanca, noi siamo stanche”, ha aggiunto facendo riferimento alle sue figlie e sottolineando, in un altro passo dell’intervista, “Noi non possiamo avere paura di qualche cosa che non abbiamo fatto”.

 

Anna Corona rompe il silenzio sul movente del tradimento e afferma:

I figli valgono molto di più di un tradimento. Dalla mia separazione alla scomparsa di Denise sono passati 4 anni.”

 

Tornando di nuovo al peso processuale dei dati oggettivi e delle intercettazioni, va detto che l’incertezza dei passaggi sussurrati, sporcati dai rumori e di quelli di difficile analisi ha tenuto banco anche durante il processo.

 

Il tema delle intercettazioni non è secondario, questo continua ad avere un valore malgrado Anna Corona stia respingendo al mittente tutte le accuse.

 

Non solo le intercettazioni in caserma, ma anche quelle carpite attraverso la microspia che fu allocata sullo scooter di Jessica: non si è mai conosciuta l’identità degli uomini che parlano di un tale Denise e che furono intercettati durante questa conversazione a poca giorni del rapimento. Gli investigatori strinsero il cerchio arrivando a convincersi che si parlasse proprio della figlia di Piera Maggio e che se ne parlava come di persona viva.

Senza contare che la Dottoressa Angioni ha denunciato anche che la mancanza di immagini relative a quella stessa conversazione potrebbe imputarsi a un grave ritardo nella collocazione di una telecamera dinnanzi alla ex casa di Anna Corona, telecamera che i magistrati avevano richiesto senza che tale richiesta venisse evasa, malgrado l’importanza determinante del tempo.

 

C’è poi l’intercettazione ambientale intrappolata attraverso l’utenza mobile di Anna Corona: si ode una voce di bimba dire “Pronto” e un’altra di un adulto, presumibilmente una donna, rispondere: ”Zitta tu” e non si è mai appurato di chi sia la voce della bambina

 

L’avvocato della famiglia Corona ribadisce che la casa della piccola Denise dista pochissimo dall’autostrada, soli 500 metri e questo potrebbe aver favorito la fuga di chiunque.Intanto l’Angioni ricorda che nel corso delle prime attività di ricerca della bambina – si badi bene non attività di perquisizione, ma di ricerca –  un carabiniere e un poliziotto si recarono in via Pirandello, presso quella casa ispezionata oggi, dopo 17 anni, chiesero ad Anna Corona di poter vedere l’appartamento e furono fatti accomodare al pian terreno in casa di una vicina. Anna Corona, sempre davanti alla telecamera di “Quarto Grado”, respinge con forza l’accusa di avere allora tratto in inganno le forze dell’ordine.

 

Ciò che più conta, ciò che si allinea alla battaglia di mamma Piera è la conclusione della Dottoressa Angioni: “Ritengo ragionatamente che la bambina sia stata presa e spostata e quindi sia ancora viva”, afferma.

 

Il filmato della bambina di Milano nelle mani di una Rom, per come immortalato dal telefonino di una guardia giurata, prova l’esistenza in vita di Denise? Una risposta probabilmente positiva si può dare a questa domanda sia sulla base di un raffronto fisiogniomico dei volti che sulla base di un riscontro sulla voce per la quale, nello specifico, fu riscontrata assonanza con l’accento siciliano e in particolare con la cadenza di Mazara Del Vallo.



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