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I Suoi Figli Sono Morti, lui Chiede 516Mila Euro di Risarcimento allo Stato

Chiede un risarcimento enorme allo stato, è giusto oppure no?

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

26 Giugno 2014

ritrovamento bambini

La storia di Ciccio e Tore è una pagina triste della cronaca italiana.

Il 5 giugno del 2006 i due fratellini di Gravina di Puglia spariscono misteriosamente mentre giocano vicino casa.

Ci vorranno due anni per ritrovare i loro corpicini oramai senza vita da lungo tempo: un pompiere fa la macabra scoperta in una cisterna poco distante dalla loro casa.

È il 25 febbraio 2008, l’autopsia confermerà che i bambini sono morti in seguito a una caduta accidentale.

In questi due anni di dramma per i genitori le indagini vagliano una serie di ipotesi, tutte poi ovviamente scartate.

Dall’allontanamento volontario alla rete di pedofili che avrebbe potuto rapirli, fino anche al duplice omicidio aggravato da futili motivi e da vincoli di parentela e di occultamento di cadavere.

Nel 2007 viene accusato e arrestato il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, per questa ultima ipotesi, era il 27 novembre.

Ipotesi avvalorata dalla guerra incessante che lui, il padre, e la mamma di Ciccio e Tore, Rosa Carlucci, non hanno mai smesso di farsi durante tutta questa tristissima vicenda.

Adesso però Pappalardi, distrutto dalla vicenda dei figli, e messo in croce dalla gogna mediatica, vuole riprendersi il suo onore.

E per questo ha chiesto un risarcimento milionario allo stato, che lo accusò ingiustamente.

516mila euro, per aver trascorso quasi quattro mesi della sua vita innocente in carcere, accusato della più grave colpa: aver ucciso i propri figli.

La causa è stata celebrata davanti la corte d’appello di Bri.

L’avvocato dello Stato, chiamato a rispondere dell’accusa che Pappalardi adesso lancia si difende: c’erano indizi che facevano ragionevolmente credere che Pappalardi potesse essere coinvolto.

I giudici si dovranno esprimere sia sulla detenzione, che sul danno che l’uomo ha subito, come la perdita del lavoro, e la reputazione andata in pasto alla macchina del fango che in quei giorni si mise in moto a suo discapito.

 

Fonte: La Repubblica

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