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Un’infanzia poco felice nuoce alla salute, disturbi della respirazione e ansia

di Dott. Giuliano Gaglione

15 Aprile 2011

La difficoltà della respirazione, legata ai disturbi di panico e a quelli di ansia in generale, dipendono anche dal modo in cui si è trascorso lo stadio infantile. Questa è la conclusione di una ricerca condotta da studiosi dell’Università San Raffaele di Milano e dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia appartenente al Consiglio Nazionale delle Ricerche e pubblicata sull’American Journal of Medical Genetics e su PlosONE.

Attraverso tale studio si è riscontrato che fattori genetici modulano le difficoltà nell’affrontare gli stimoli ambientali, gli esperti hanno rilevato che l’allontanamento precoce dai genitori ed episodi in cui gli infanti abbiano espresso malessere provocano una maggiore vulnerabilità verso le crisi di soffocamento.

In particolare i ricercatori hanno condotto due tipi di esperienze, sia con gli uomini che con i topi: per quanto riguarda i primi, sono stati intervistate centinaia di coppie di gemelli a proposito delle difficoltà vissute da piccoli.

Per quanto riguarda invece il genere “animale”, vari topi sono stati separati dalla loro madre naturale 24 ore dopo la nascita e sono stati affidati per i successivi quattro giorni a madri “adottive”; sebbene esse si fossero dimostrate premurose nei confronti dei cuccioli, in questi ultimi si innescava una risposta iperventilatoria all’anidride carbonica del 150% superiore ai topi non separati alla nascita.

Gli studiosi hanno analizzato questo tipo di risposta e sono giunti alla conclusione che essa è influenzata da fattori genetici; in particolare il segnale genetico che presiede alla risposta respiratoria aumenta al crescere dell’avversità ambientale.

Dunque questo studio animale può essere decisamente utile per comprendere che alla base di disturbi di tipo ansioso può esservi una sensibilità all’anidride carbonica (CO2) dipendente da fattori genetici.

Secondo il Professor Marco Battaglia, docente di Psicopatologia dello Sviluppo al San Raffaele, questo esperimento è utile per garantire ulteriori conoscenze genomiche e neurobiologiche sull’uomo; inoltre il Professore afferma che questi approfondimenti servono per capire quanto i fattori genetici ed ambientali influenzino disagi psichici nei bambini e negli adulti, e contemporaneamente permettono di migliorare le tecniche di prevenzione, diagnosi e terapia.

La Dr.ssa Francesca D’ Amato, ricercatrice del CNR di Roma, dimostra che questo studio per la prima volta ha evidenziato come, in un modello animale, lo sviluppo di un organismo in un ambiente “non benefico” provochi alterazioni nella risposta respiratoria e quest’esperimento è un importante punto di partenza per la ricerca preclinica su tale disturbo.

Infine, la Dr.ssa Anna Moles, anch’ella ricercatrice del CNR conclude affermando che sarà necessario utilizzare tecniche di sequenziamento massivo al fine di valutare quali siano i geni “programmati” dall’ambiente poco favorevole.

Dunque questa ricerca è assolutamente importante per realizzare terapie ancora più sofisticate per fronteggiare i disturbi d’ansia; inoltre, stando sempre alla ricerca suddescritta, un fattore importante da considerare è anche l’età in cui si presentano questi delicati eventi: difatti, se i soggetti sono esposti ad avversità sin da piccoli, si può creare una stabilità dell’alterazione respiratoria presente almeno nella prima parte dell’età adulta.



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