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Togliere il pannolino: cosa fare quando il bambino non trattiene la pipì o la cacca

di Dott. Giuliano Gaglione

09 Giugno 2011

Togliere il pannolino per passare al vasino ed al water rappresenta una “evoluzione” del bambino, un momento di grande crescita che coinvolge aspetti emotivi ed, insieme, pretende una competenza fisica: il controllo degli sfinteri.

 

Dal punto di vista emotivo – relazionale il bambino che impari ad usare il vasino ed il wc si emancipa dal genitore, acquista una propria autonomia, imita un comportamento adulto ed accetta una nuova regola del vivere civile: la cacca e la pipì si fanno in un posto specifico che è il bagno, dove si va autonomamente, si abbassano i vestiti, seduti su vaso si “libera” il bisogno e ci si pulisce da soli … esattamente come fanno i grandi.

 

Dal punto di vista fisico il bambino sarà pronto a togliere il pannolino quando avrà la capacità di gestire il bisogno ad urinare e quello a fare la cacca, in pratica quando riuscirà ad avvertire lo stimolo ed a trattenersi per un tempo sufficiente a giungere in bagno. In genere il bambino è pronto alla sua personale avventura per la conquista del vasino o del wc tra i 24 ed i 36mesi.

Può accadere, tuttavia, che alcuni bambini incontrino delle difficoltà nella gestione della cacca e della pipì.

L’esperto psicologo di Vita da Mamma ci spiega come gestire, interpretare e considerare la difficoltà a trattenere i bisogni fisici di cui alcuni bambini soffrono.

<<Mamma mi è scappata la pipì>> … <<Mamma mi è scappata la cacca>>

Come mai cacca e pipì scappano incontrollate, cosa può fare un genitore per aiutare il suo bambino quando non riesce a gestire con perfetto successo gli stimoli fisiologici?

 

Un disturbo inerente al mondo dell’infanzia riguarda la difficoltà a controllare i propri sfinteri, il che provoca la fuoriuscita di pipì e cacca – tecnicamente urine (enuresi) ed escrementi (encopresi).

Diciamo subito che facilmente si incorrerà in fenomeni occasionali di “bisognini” scappati al controllo del bambino, qualche sporadica cacca e pipì nelle mutandine capita e non deve essere considerata preoccupante o anormale.

Diversamente, occorre fare attenzione a quel bambino a cui ripetutamente scappino cacca e pipì. Cosa deve fare il genitore quando la fuoriuscita incontrollate dei bisogni fisiologici si ripete con una certa costanza? Innanzitutto deve scongiurare che dietro il disturbo ci siano cause fisiche, ovvero devono essere escluse ragioni mediche che potrebbero condizionare l’insorgenza di tale problematica. Quindi il primo passo è far valutare al pediatra la natura del disagio per appurare l’assenza di problemi fisici.

Perché scappa la pipì?

Sono stati condotti degli studi scientifici in cui si è rilevato che tali disturbi sono di carattere ereditario, difatti si è riscontrato che circa nel 75% dei casi di bambini a cui scappa la pipì (bambini enuretici) vi è un parente di primo grado che ha sofferto del medesimo disturbo; ulteriori studi hanno dimostrato che nei gemelli monozigoti c’è una maggiore tendenza all’evacuazione di urine rispetto ai dizigoti.

Più in dettaglio, l’enuresi equivale al rilascio involontario e spesso anche volontario di urine da parte di bambini di almeno cinque anni, i quali, secondo il DSM- IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) per poter essere definiti enuretici, devono manifestare questo comportamento almeno due volte alla settimana per almeno tre mesi consecutivi, con conseguente compromissione della sfera sociale e scolastica nel bambino stesso.

In altre parole un bambino che costantemente non trattiene la pipì, bagnandosi in pubblico, richiede un intervento ed una attenzione particolare perché dimostra di avere un problema che – laddove siano state scongiurate cause fisiche – è sicuramente espressione di un disagio intimo e personale. In primo luogo il bimbo che ripetutamente si bagni in pubblico subisce, già solo per il fatto di non avere trattenuto la pipì, una frustrazione. Inoltre, spesso, la reazione di chi gli sta intorno – ad esempio dei bimbi a scuola che capita deridano il compagno a cui sia scappata la pipì – genera ancora mortificazioni. Ecco, dunque, che il disagio del bimbo che non trattiene la pipì diviene sociale oltre che personale o familiare.

Questo disturbo della pipì incontrollata, così detta enuresi, colpisce circa il 20% dei bambini di 5 anni e col passare dell’età la percentuale diminuisce; inoltre vi è una netta prevalenza dei maschi. Esso può essere divisibile in due sottotipi: notturno e diurno.

Nel primo caso, enuresi notturna, il bambino urina durante il sonno notturno, in particolare nel primo terzo della notte; talvolta l’enuresi avviene  mentre il bambino sogna un episodio in cui egli stesso o un altro sono intenti ad urinare.

Per ciò che concerne l’enuresi diurna, questo fenomeno che riguarda maggiormente le bambine, consiste nel rilasciare l’urina durante il giorno, in particolare nel primo pomeriggio e tale fenomeno, spesso manifestabile a scuola, può essere causato sia da difficoltà ad andare in bagno sia perché la piccola si è cimentata in svariate attività che la distraggono.

Tale disturbo può assumere due forme: primaria, in cui il bambino non è riuscito a controllare i propri sfinteri dopo i quattro- cinque anni, secondaria (fenomeno manifestabile tra i bambini tra i cinque e gli otto anni), ovvero il bambino perde il proprio controllo sfinterico dopo 5-6 mesi in cui è riuscito a controllarlo.

 

Perché scappa la cacca?

Tecnicamente quando il bambino non riesce a trattenere la cacca si parla di encopresi. Per effettuare una diagnosi di encopresi deve esserci una ripetuta evacuazione di feci (involontaria, ma in rari casi anche volontaria) per un minimo di tre mesi in bambini di almeno quattro anni. In pratica è normale che qualche volta i piccoli “se la facciano sotto” , il fenomeno diviene, invece, preoccupante quando si ripete con una certa costanza.

In questo disturbo, che coinvolge l’1% dei bambini di 5 anni ed è maggiormente prevalente nei maschi, sono ravvisabili due tipi di decorso: Primario: il bambino non è stato mai in grado di controllare lo sfintere anale, Secondario: il piccolo riprende ad espellere feci, dopo un periodo in cui era stato in grado di raggiungere un controllo sfinterico anale.

Inoltre vi sono due sottotipi di encopresi, ovvero quello con costipazione e incontinenza da sovra-riempimento, in cui il rilascio fecale avviene continuamente, sia di giorno che di notte e quello senza costipazione e incontinenza da sovra-riempimento in cui il bambino si sporca in maniera intermittente e depone le feci, di normale consistenza, in luoghi consoni.

Quando il bambino fa cacca e pipì nella mutandina, ovvero non raggiunge il bagno, non si cala i vestiti e non adopera il wc, probabilmente sta lanciando un messaggio, una richiesta di attenzione. Questi comportamenti possono essere il risultato di fasi particolari che il bambino attraversa in modo non completamente equilibrato. Difatti, soprattutto nel caso dei disturbi di tipo secondario – ovvero quelli che si realizzano inaspettatamente dopo che il bimbo aveva già lasciato con successo il pannolino e sapeva controllare bene la cacca e la pipì – si possono riscontrare momenti come la nascita di un fratellino, un trasloco, la morte di una persona cara, l’ingresso a scuola, eventi, cioè, che modificano l’assetto psicologico del piccolo, il quale molto spesso involontariamente esprime questo disturbo non controllando i propri sfinteri.

Questi episodi possono causare imbarazzi all’intera famiglia ma anche al piccolo stesso, il quale col passare del tempo, se non cessano queste evacuazioni, cerca di evitare di frequentare luoghi che potrebbero non creargli una situazione di agio completo.

In particolare, se questo imbarazzo viene enfatizzato in famiglia e si traduce in un comportamento severo ed autoritario in cui si intima al bambino con toni accesi di evitare questo rituale, si finisce per realizzare una situazione che non giova assolutamente né ad uno sviluppo totalmente equilibrato né tantomeno alla cessazione del disturbo stesso. Quindi sono assolutamente da evitare sgridate brusche, specialmente in presenza di terze persone,  non mortificate il bambino e non dategli punizioni, cercate, piuttosto, di comprendere quale sia il suo disagio, domandatevi <<Cosa sta cercando di dirmi mio figlio?>>

E’ necessario dunque che i genitori nutrano comprensione e pazienza nei confronti del bambino il quale col passare del tempo potrebbe autonomamente interrompere tali comportamenti.

Se la situazione inizia a preoccupare è consigliabile uno screening sia medico che psicologico, in modo tale da valutare globalmente la situazione che investe non solo il bambino, ma anche la famiglia e mettere in atto gli interventi più opportuni.

 

 

 

 

 

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