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Odiare la Gravidanza NON Significa Non Amare il Figlio

di Gioela Saga

02 Dicembre 2016

Ci sono donne che non hanno avuto gravidanze facili anche se concluse positivamente. Per loro è un periodo di cui non andare fiere, di cui non amano parlare e non vorrebbero mai rivivere quei mesi pieni di problemi e sofferenze.

 

Odiare la gravidanza è meno raro di quanto si pensi ma molte donne non esprimono il loro sentimento per paura di essere giudicate delle cattive madri. Invece questo non significa affatto non amare il proprio figlio ma solo aver avuto una pessima esperienza da dover comunque metabolizzare affinché non sfoci in un disagio più complesso.

odiare la gravidanza sensi di colpa

Cosa significa odiare la gravidanza

 

Ci sono donne che dicono di odiare la gravidanza e di averla vissuta malissimo. Un esempio famoso è la cantante statunitense Kelly Clarkson, mamma di due bimbi: la figlia River di due anni e il piccolo Remington, di soli sei mesi.

 

Recentemente ha rilasciato un’intervista in cui dice di amare i suoi figli più della sua vita ma che ha odiato le gravidanze come non mai e non vorrebbe mai più rimanere incinta, tanto che ha provveduto al legamento delle tube e suo marito ad una vasectomia!

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Kelly Clarkson con sua figlia River

Il cliché gravidanza sinonimo di felicità e fiabesco smarrimento non corrisponde sempre a verità. Kelly ha dichiarato che preferirebbe morire piuttosto che essere di nuovo incinta.

 

Molte donne non accettano la gravidanze per i cambiamenti fisici che essa comporta e nel vedersi trasformate non vorrebbero mai più aspettare nuovamente un figlio.

 

Odiare la gravidanza può non avere nulla a che fare con l’amore che si prova per la propria creatura ma è obiettivamente un sentimento che si riflette sulla percezione dell’essere mamma.

Odiare la gravidanza, perché molte donne non lo ammettono

Ammettere di odiare la gravidanza in sé non vuol dire assolutamente odiare il proprio bambino o il fatto di essere diventate mamme. Accettare questo sentimento significa viverlo consapevolmente e senza sensi di colpa, per altro inutili.

 

Molto spesso invece prevale la vergogna e si finisce con il non esternare questo sentimento per paura di essere giudicate per odiare la gravidanza.

 

Ci si aspetta da noi mamme che la nostra natura ci faccia in automatico amare la gravidanza ma non è sempre così.

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Si ha paura di dirlo per non sentirsi rispondere che in fondo, a volte, poter affrontare una gravidanza con successo, è persino un privilegio non da tutti e di cui dovremmo semplicemente essere grate a prescindere. E’ vero ma non si può negare a volte anche il fatto che la gravidanza in sé possa non essere piacevole.

Altre volte si preferisce non parlare per non influenzare chi ancora deve affrontare la sua prima gravidanza e non rovinare quello che per altri può essere un “periodo meraviglioso”.

 

La maggior parte delle volte è proprio così ma non per questo bisogna trascurare o giudicare la minoranza.

Cosa vuol dire odiare la gravidanza

Una psichiatra specialista del periodo prenatale, la dottoressa Ingrid Butterfield sostiene che odiare la gravidanza sia più comune di quanto non si creda ma molti trovano sconveniente parlarne.

 

Odiare la gravidanza non significa odiare il proprio bambino, in questo caso la donna dovrebbe fare una netta distinzione tra il risultato, cioè far nascere un bimbo, e il processo attraverso il quale arrivarci, ovvero la gravidanza.

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La dottoressa Butterfield fa un paragone forse un po’ azzardato con la pratica della ceretta: tutte vogliamo essere più belle e amiamo il risultato ma non per questo ci sdraiamo desiderose di affrontare ciò che viene prima…

 

Secondo la dottoressa però, ogni mamma che sente la gravidanza come un qualcosa di spiacevole, dovrebbe interpretarla semplicemente come una risposta al processo in sé e senza implicazioni con il proprio ruolo affettivo e genitoriale.

Odiare la gravidanza o anche solo non apprezzarla non fa di una donna una migliore o peggiore mamma ma spesso è necessario far emergere a livello cosciente questo sentimento senza reprimerlo.

 

La psicologa clinica Kirstin Bouse, autrice del best seller The Conscious Mother, sostiene che si debba esplorare, capire, condividere e infine risolvere in termini profondi, questo sentimento relativo alla gravidanza, affinché non rimanga latente e possa, in qualche modo, davvero danneggiare o influenzare la relazione con lo stesso bambino.

 

La dottoressa Butterflield raccomanda di parlarne e se non si riesce proprio a parlarne con nessuno della propria cerchia di amicizie o di famiglia, piuttosto di parlarne a livello medico con il proprio dottore che saprà indirizzare e consigliare al meglio. Tenere dentro queste sensazioni potrebbe anche diventare un presupposto per una depressione post partum.

 

I sensi di colpa possono essere in agguato e invece potreste scoprire che state vivendo qualcosa di più normale di quanto pensiate.

 

Depressione in Gravidanza



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