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La displasia delle anche

di Mamma Nadia

21 Luglio 2010

A poche settimane di vita, preferibilmente tra la 6° e l’8° – e comunque non oltre il terzo mese -, nostro figlio dovrà effettuare una ecografia di controllo alle anche.
Si tratta di un esame, non invasivo, che serve ad evidenziare eventuali segni preclinici di “displasia congenita dell’anca”.
E’ fondamentale nelle situazioni a rischio, quali parto podalico o difficoltoso, o nel caso in cui vi sia stata accertata la displasia in famigliari consanguinei.

Ma che cos’è la displasia dell’anca?
Si tratta di una deformità articolare che ha inizio durante la vita intrauterina del bambino e che continua ad evolversi nei primi anni di vita.

Cerchiamo di capire meglio.
L’articolazione gamba – bacino è composta da due elementi:
1) la testa del femore. E’ chiamata così l’estremità superiore sferica dell’anca;
2) l’acetabolo. Si tratta della cavità che “contiene” la testa del femore e che permette di farla ruotare.

Quello che contraddistingue, alla nascita, un’anca displastica è l’eccessivo rilassamento di questa articolazione.
Già a poche ora di vita, il pediatra pratica un esame manuale, chiamato Manovra di Ortolani.
Il dottore sdraia il neonato sulla schiena, posizionando anche e ginocchia in modo da ottenere un angolo retto; in seguito, divarica la gambina e fa ruotare lievemente la coscia verso l’esterno. Mentre fa compiere questo movimento al neonato, tiene premuto il suo dito medio sul fianco del bacino per sentire se il movimento avviene correttamente o se, invece, la testa del femore esce dalla sua sede.
Spesso questa manovra rivela un difetto passeggero, per questo è importante sottoporre il piccolo al controllo ecografico.

Se questa instabilità sfugge alla diagnosi o non viene curata, con il passare del tempo, la testa femorale perde gradualmente i rapporti con l‘acetabolo, risalendo verso l’alto e provocando una lussazione permanente dell’anca.

Chi colpisce e come si cura?
Il 2-3 % dei neonati – 6/7 volte in più le femmine rispetto ai maschi – è affetto da displasia dell’anca.
Ad esserne maggiormente colpita è la razza bianca caucasita; in Italia, le concentrazioni si trovano in Lombardia, Umbria e Puglia.

Non sono ancora state scoperte quali siano le cause di questo disturbo.
Al momento vi sono solo ipotesi, non supportate da prove scientifiche; sembrerebbe che lo scarso volume di liquido amniotico possa essere una concausa della displasia, così come la prevalenza nelle femminucce viene attribuita all’azione di alcuni ormoni prodotti durante la gravidanza. Ma queste sono solo possibili cause, non condivise da molti studiosi, mentre è stato dimostrato che il grado di gravità della displasia tende ad essere maggiore se a soffrine è un maschietto.

Fortunatamente, la displasia è un disturbo reversibile.
Al momento non è possibile diagnosticarla in utero quindi è importantissimo sottoporre i piccoli all’ecografia, che è l’unico metodo certo per scoprire in tempo – quindi curare – se ne sono affetti.

Vi sono quattro gradi di “gravità” di questo disturbo.
Nella maggior parte dei casi è sufficiente inserire un cuscinetto divaricante o mettere due pannolini sovrapposti al piccolo; in questo modo il bambino riesce sempre a tenere le gambine divaricate verso l’esterno.
Nei casi più seri, invece, potrebbe essere necessario ricorrere ad un vero e proprio tutore.
Ne esistono vari tipi: mutandine rigide, mutandine semirigide, salopette correttive, divaricatori, …
Per molti, come ad esempio gli ultimi due nominati, è lo specialista che regola e adatta periodicamente il tutore al bimbo.
Se la diagnosi di una displasia seria viene effettuata entro i primi 30/40 giorni di vita, l’uso di questi apparecchi può portare alla guarigione completa entro il primo anno di vita del bambino.

Questo è uno dei classici disturbi per i quali la diagnosi precoce è risolutiva.
Con la prima bambina, non essendo a conoscenza di questo importante appuntamento e per una serie di motivi, non riuscì a farle fare l’ecografia.
Fortunatamente non era affetta da displasia, altrimenti lo avremmo scoperto in ritardo. Ma quante notti insonni, in preda all’ansia e alla preoccupazione.
Con la mia seconda, prenotai l’appuntamento dopo nemmeno 7 giorni dal parto!

Le informazioni e le terminologie mediche contenute all’interno di questo articolo sono state tratte da www.ospedalebambinogesu.it
Questo articolo ha carattere divulgativo e non sostituisce il parere del medico che deve essere sempre consultato.



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