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Ognissanti e Giorno dei Morti: Origini e Tradizioni

di Alessandra Albanese

01 Novembre 2013

La festa di Ognissanti è una festività religiosa che cade il primo di novembre e commemora tutti i Santi e i Martiri, noti e ignoti.

La data del 1° novembre venne scelta da Papa Gregorio III come data di anniversario della consacrazione di una delle cappelle di San Pietro alle reliquie; poi, venne largamente commemorata durante il regno di Carlo Magno.

Nell’840 Papa Gregorio IV la istituì ufficialmente come festa della Chiesa Romana.

La festa di Samhain era una antica festa celtica che celebrava l'anno nuovo

Qualche storico osserva che questa ricorrenza cristiana venne fissata contestualmente alla festività celtica di Samhain, la festa che nelle regioni irlandesi e delle regioni nordiche della Gran Bretagna corrispondeva all’inizio del nuovo anno. E infatti Samhain viene normalmente considerata la “antenata” della festa di Halloween per i popoli anglosassoni.

A seguito di pressioni da parte del mondo monastico irlandese, che tentava di soppiantare le feste pagane con le cristiane, le festività celtiche vennero man mano sostituite da quelle religiose.

Anche durante la festa del Samhain i morti potevano tornare nei luoghi che avevano frequentato da vivi, ed ecco che in quel giorno essi si celebravano con ricorrenze e feste.

Altri studiosi però discutono di questa tesi ricordando che la festività di ognissanti era già celebrata da vari secoli anche in altre date: a Roma infatti cadeva il 13 maggio, in Irlanda il 20 aprile. Resta probabile però che Papa Gregorio abbia voluto fissarla il 1° novembre proprio per sradicare nelle regioni celtiche le festività pagane che si continuavano a celebrare.

Ai giorni nostri la festa di Ognissanti è una festività tra quelle fissate con i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa, e generalmente si passa anche facendo visita ai cimiteri, che restano aperti tutto il giorno in attesa della Commemorazione dei defunti, altra festa religiosa che cade il giorno successivo, il 2 novembre.

Il 2 novembre, Commemorazione dei defunti, è invece una festività di origine bizantina, che festeggiava questa ricorrenza la domenica precedente di due settimane la quaresima.

Nel rito latino invece la festività della commemorazione risale al 998, anno in cui l’abate Odilone di Cluny, con la riforma cluniacense, impose che quest’ultima fosse celebrata dopo i vespri del 1 novembre. Il rito venne poi ufficializzato in tutta la chiesa romana nel XIV secolo.

La festa oggi è molto sentita soprattutto in Italia e nei paesi del Centro America, nei quali paesi, oltre a visitare i cimiteri, si preparano doni e dolci da offrire ai defunti.

Secondo la tradizione infatti la notte tra l’1 e il 2 novembre le anime dei defunti ritornerebbero nel mondo dei vivi, che in segno di onore preparano pietanze da offrire.

Le ossa di morto, dolce tipico a base di mandorle

Ecco dunque che in tutto lo stivale è un susseguirsi di ricette tipiche, come le ossa di morti in Sicilia, gli stinchetti dei morti in Umbria, i bacilli (fave secche) e i balletti (castagne) in Liguria e così via.

Molte sono anche le tradizioni che si osservano nelle varie regioni d’Italia:

In Friuli Venezia Giulia si lascia una candela accesa, un pezzo di pane e un secchio d’acqua

In Trentino Alto Adige le campane delle chiese risuonano per molte ore per radunare le anime dei defunti

In Abruzzo si lascia la tavola apparecchiata con dei lumi accesi alla finestra

Nel napoletano è usanza mangiare il torrone dei morti

Sull’Argentario un tempo era tradizione cucire ai vestiti dei bambini orfani delle grandi tasche, così che potessero essere riempite di offerte

A Roma era tradizione fare una messa di suffragio la sera, sulle sponde del Tevere a lume di torce per le anime dei defunti che erano morti nel fiume.



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