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Sala Parto: più Diritti alle Donne e Meno Parti Medicalizzati

di Alessandra Albanese

19 Novembre 2013

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso in materia di maternità una serie di raccomandazioni secondo le quali ogni donna deve essere coinvolta nella pianificazione della nascita del proprio figlio.

Ha addirittura emanato una carta dei diritti delle partorienti, troppo spesso indotte al parto con attraverso sempre maggiore medicalizzazione dello stesso.

Tutto questo proprio per promuovere una de-medicalizzazione di un fatto naturale come il parto e strada da percorrere per una riduzione del numero dei cesarei, abnorme rispetto al necessario.

Il manifesto del gruppo Freedom for birth Rome Action

A questo scopo il Freedom for birth Rome Action Group, movimento nato per promuovere il rispetto dei diritti umani al momento del parto, ha organizzato un incontro, svoltosi in ambito della festa del Pd a Roma.

Al dibattito presenti tra gli altri Maria Teresa Petrangolini, consigliera regionale del Lazio, Angela Spinelli, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di sanità e Laura Puppato, senatrice Pd.

Il movimento nasce nel 2012 e si propone si affermare i diritti delle donne per una elta consapevole del proprio percorso di nascita, oltre a proporre iniziative per contrastare violenze abusi, e incoraggiare l’assistenza ostetrica, psicologica e legale alle donne in stato interessante che dovessero richiedere questi aiuti.

Il movimento inoltre si rivolge al governo per analizzare l’eccessiva medicalizzazione dei parti tramite raccolta dati dagli ospedali, e la creazione di un osservatorio nel quale le donne abbiano libero accesso.

Ancora si richiede il riconoscimento legale della violenza ostetrica.

La senatrice Puppato è intervenuta definendo la medicalizzazione del parto un vero e proprio business sul corpo delle donne, e confermando: “E’ necessario fornire alle Regioni delle linee guida, perché il dislivello nelle modalità di assistenza e conduzione del parto nelle diverse parti di Italia è inaccettabile”.

L’Oms indica una percentuale del 10-15% per i parti cesarei; in Italia la media si aggira intorno al 38%, con punte che arrivano fino all’87% in alcune cliniche convenzionate.

Maria Teresa Petrangolini afferma: “è difficile oggi ridurre il tasso dei cesari se non si interviene sulle pratiche di eccessiva medicalizzazione che innescano un processo per cui il cesareo diventa poi necessario.

Per questo la Regione Lazio ha introdotto una procedura di valutazione che analizzerà l’operato dei direttori generali delle Asl in base al raggiungimento degli obiettivi assegnati. Nel caso dei tagli cesarei si punta a ridurre il numero del 20% rispetto al 2012”

Intanto il movimento ha dato appuntamento alla prima conferenza mondiale per i diritti al parto, che si terrà per la prima volta questo mese in Belgio.



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