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Meningite Meningococcica: Sintomi, Cure e Prevenzione

Cos’è la meningite meningococcica? Quali sono i sintomi che la caratterizzano e come è possibile riconoscerla? Ecco alcune informazioni utili

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

12 Settembre 2016

La meningite è una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale, nello specifico, come suggerito dalla parola stessa, è caratterizzata dall’infiammazione delle meningi, ossia l’insieme di membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale.

 

Nella maggior parte dei casi ha un’origine infettiva e può essere causata da un virus (Enterovirus o Herpes virus), un batterio (Neisseria meningitidis o meningococco, Streptococcus pneumoniae o pneumococco, Haemophilus influenzae di tipo B, più conosciuto come HiB) o un fungo (Cryptococcus neoformans).

La meningite virale, conosciuta anche come meningite asettica, è la forma più comune e le sue conseguenze sono considerate non gravi; quella fungina è la meno comune e colpisce soprattutto i pazienti immunodepressi, come ad esempio i malati di AIDS.

La batteriologica è invece considerata la forma di meningite più pericolosa ed invasiva, in particolar modo quella provocata dal meningococco.

Meningite meningococcica: cosa è e come si trasmette.

Meningite Meningococcica: Sintomi, Cure e Prevenzione

Il Neisseria meningitidis, l’agente eziologico della meningite meningococcica, può vivere nella zona superiore della faringe, conosciuta come nasofaringe, di alcuni esseri umani che vengono definiti portatori sani.

La percentuale di questi ultimi può variare a seconda dell’età, delle aree geografiche e della densità della popolazione, in Italia raggiungono in media il 10-20%.

 

Tale batterio non è in grado di sopravvivere a lungo al di fuori dell’organismo umano, nello specifico è molto sensibile alla luce del sole, al freddo, all’essiccamento ed ai comuni disinfettanti.

La meningite meningococcica, la cui incidenza è maggiore nei mesi primaverili ed invernali, si trasmette da persona a persona per via aerea o attraverso l’uso comune di oggetti quali fazzoletti, bicchieri, posate, etc..

Il Neisseria meningitidis, presente nelle gocce di saliva volatili dei portatori sani, espulse attraverso starnuti, tosse o durante una normale conversazione, può essere inalato da tutte quelle persone che si trovano ad una distanza massima di 1,5 metri.

 

Nella maggior parte dei casi ciò può causare nei soggetti contagiati un’infezione localizzata alle sole vie respiratorie (sinusiti o otiti ad esempio). Sono invece rari, ma non per questo trascurabili, i casi in cui il batterio riesce ad immettersi nel flusso sanguigno e, grazie ad esso, raggiungere le meningi dando così origine ad una sepsi o meningite meningococcica.

Meningite meningococcica: sintomi e cure.

La meningite meningococcica colpisce perlopiù i bambini al di sotto dei 5 anni, tuttavia non si esclude il contagio tra gli adolescenti e i giovani adulti che sono soliti frequentare luoghi chiusi ed affollati (scuole, caserme, discoteche, etc.) dove il contagio può essere maggiore.

 

Il batterio ha un periodo di incubazione che varia da 1 fino ad un massimo di 10 giorni (la durata media è di 3 o 4 giorni), dopodiché il soggetto contagiato inizia a mostrare i primi sintomi che possono essere confusi  con quelli di una più comune influenza o di una meningite infettiva provocata da un virus o un fungo:

 

  • Febbre alta;
  • Mal di testa acuto;
  • Sonnolenza;
  • Vomito o nausea;
  • Rigidità nucale;
  • Convulsioni;
  • Senso di confusione;
  • Inappetenza;
  • Rash cutaneo diffuso su tutto il corpo;
  • Fotosensibilità;
  • lesioni petecchiali emorragiche della cute del tronco.

 

Diversi i sintomi manifestati dai neonati che reagiscono alla malattia con un pianto continuo, una maggiore irritabilità e sonnolenza, minore appetito e, a volte, un ingrossamento della testa in particolar nella zona del cranio conosciuta come fontanella.

Meningite Meningococcica: Sintomi, Cure e Prevenzione

Il quadro clinico di un paziente affetto da meningite meningococcica può aggravarsi drasticamente nell’arco di due giorni circa o, in caso di meningite fulminante, nel giro di poche ore.

La tempestività e la prevenzione sono le “armi” più efficaci contro la meningite meningococcica.

La velocità con cui avviene il contagio infatti può dare origine a delle vere e proprie epidemie che, se non fermate in tempo, possono avere delle gravi conseguenze sulla comunità.

 

Attualmente sono stati identificati 13 diversi sierogruppi del batterio Neisseria meningitidis di cui solo 5 sono considerati i più importanti, in grado di scatenare malattie gravi e meningiti: A (diffuso in Asia e Africa), B e C (diffusi in Italia ed Europa), Y e W135 (diffusi negli USA).

 

Al fine di prevenire la diffusione della meningite meningococcica, sono al momento disponibili 3 tipi di vaccini:

 

  • MenC: è il vaccino contro la meningite di tipo C. In Italia è inserito nel piano vaccinale, tra quelli raccomandati, e, stando alle indicazioni del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2016-2018, viene effettuato gratuitamente sempre dopo il compimento del primo anno di vita, ossia al 13° mese;
  • MenB: è il vaccino contro la meningite di tipo B. E’ stato reso disponibile in Italia solo da alcuni anni (nel 2014) e può essere effettuato gratuitamente in alcune regioni mentre in altre è a pagamento. Sono previste più dosi la cui somministrazione varia a seconda dell’età.
  • Men ACWY: vaccino tetravalente contro la meningite meningococcica di tipo A,C,W135,Y. Può essere effettuato in alternativa al vaccino MenC a partire dal 13° mese di vita mentre la copertura può essere completata in età adolescenziale tra i 12-14 anni.

 

 

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In caso di contagio invece, come detto in precedenza, ciò che conta è la tempestività nel riconoscere i sintomi ed iniziare una terapia antibiotica specifica che deve essere estesa anche ai soggetti che hanno avuto contatti con il malato.

 

È inoltre importante monitorare questi ultimi così da intervenire prontamente nel caso in cui la malattia dovesse nuovamente manifestarsi.

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Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2016-2018

 

Fonti: Epicentro Iss Dipartimento di prevenzioneApel PediatriUniversità degli studi di Perugia



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