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Mamma Piera Maggio: 10 motivi per essere dalla sua parte

Mamma Piera Maggio merita giustizia e verità sulla scomparsa di sua figlia Denise

Federica Federico

di Federica Federico

05 Luglio 2021

Mamma Piera Maggio è diventata emblema di amore materno; le mamme sanno che non si esaurisce il legame madre figlio, nemmeno quando il figlio ti viene strappato dalle braccia e sottratto, non conta la distanza nel tempo e nello spazio e non ha nessun valore l’assenza fisica. Una mamma non conosce rassegnazione!

 

Il coraggio di Piera ha avuto sede nel convincimento della sussistenza in vita di Denise e nella sicurezza che quel reato principiato 17 anni fa sia ancora in corso: la sua bambina è stata rapita e tuttora è in qualche luogo del mondo, viva e forse inconsapevole del suo passato.

 

Mamma Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, si e' simbolicamente incatenata davanti al Quirinale

Mamma Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, quando si e’ simbolicamente incatenata davanti al Quirinale Riccardo Squillantini ©LaPresse

 

Mamma Piera Maggio ha fortemente combattuto per la riapertura delle indagini sulla scomparsa di sua figlia.

 

In molti si chiedono come possano essere state riaperte delle indagini su un caso che si è “consumato” 17 anni fa. La risposta a questo interrogativo è semplice, sebbene non possa essere esaustiva.

 

È semplice perché il reato si reitera tutt’ora, sebbene abbia avuto inizio nel 2004: 

le indagini possono avere luogo perché de facto è il reato stesso ad essere ancora in corso, infatti, Denise si cerca viva (ovvero rapita). Ad oggi, nessuna delle evidenze investigative ha mai portato a ipotesi diverse dal rapimento (probabilmente un rapimento internazionale, ovvero un progetto criminoso volto a portare la bimba all’estero per farne perdere le tracce).  

Logica vuole, quindi, che Denise si cerchi cresciuta e calata in un contesto in cui è probabilmente ignara delle sue origini, pertanto si va alla ricerca una donna la cui identità attuale non corrisponde a quella che le è stata sottratta, ancora bimba piccola, all’atto del rapimento.

 

Se il capo d’accusa su cui si indaga è chiaro (trattasi di rapimento), più difficile è, invece, individuare le nuove basi su cui è stata riaperta l’indagine: la legge pretende, ai fini di una simile riapertura, l’emersione di fatti e circostanze nuove, concludenti e rilevanti. Queste ultime (che devono necessariamente esserci) non sono state rese note, ed è per questo che la risposta di cui sopra non può essere completamente esaustiva.

 

Ciò posto vi sono molti buoni motivi per schierarsi apertamente dalla parte di mamma Piera Maggio.

Schierarsi con questa donna è atto doveroso, non solo empatico, l’opinione pubblica, infatti, ha dimostrato il suo peso dopo che la pista russa sulla scomparsa di Denise ha riacceso l’attenzione sul caso.

 

10 buoni motivi per schierarsi dalla parte di mamma Piera Maggio

  • Moltissimi tra gli inquirenti e gli investigatori che hanno lavorato sul caso si dicono convinti di essere stati a un passo dalla verità. Questo equivale a dire che le strade tracciate in questi anni e più volte prefigurate non sono ipotetiche né illusorie.
  • Troppe imprecisioni e falsità sono state permesse e anche la vita privata di Piera Maggio ne è rimasta investita.
  • Recentemente il papà anagrafico di Denise si è esposto per rappresentare il suo dolore e la sua posizione emotiva rispetto alla sparizione della bambina che credeva essere sua figlia. Così mamma Piera Maggio, che aveva sempre tenuto a preservare certi aspetti della sua di vita familiare, si è trovata costretta a fare dei chiarimenti importanti: primo tra tutti quello relativo alla separazione de facto tra lei e Tony Pipitone. Tony Pipitone aveva lasciato Piera Maggio trasferendosi in Toscana per ben 7 anni, lei ne ha sofferto molto. Sebbene l’ affetto di Pipitone per Denise non è mai stato messo in discussione, né da Piera né da alcun altro membro della famiglia,  sta di fatto che il papà anagrafico della bambina non ha sostenuto in nessun modo la battaglia per la sua ricerca e nemmeno ha mai presenziato alle udienze del processo. In questi anni la figura paterna per Kewin e per Denise è stata incarnata da Piero Pulizzi. Mamma Piera Maggio è fiera e decisa nel momento in cui chiarisce questo aspetto precisando che il suo obiettivo è completamente spersonalizzato e avulso da qualsiasi contrasto personale. Mamma Piera Maggio vuole solo cercare e trovare sua figlia.

 

  • Denise ha continuato a chiamarsi pubblicamente Pipitone, anche dopo che la verità sulla sua paternità è emersa, per una ragione di opportunità: i fascicoli giudiziari, gli atti di indagine, nazionali e internazionali, e tutto il materiale finalizzato alla ricerca sono stati prodotti, sin da subito, con quel cognome, cambiarlo avrebbe comportato un dispendio di tempo e di energie non a vantaggio della ricerca di Denise.
  • L’indagine sulla scomparsa di Denise è rimasta compromessa da una lunga serie di “irrisolti” che vanno dai misteri sull’apposizione dell’orario di uscita di Anna Corona nel foglio delle presenze dell’Hotel Ruggero fino agli alibi falsi dei sospettati e alle diverse ritrattazione.
  • L’omertà è la ferita del silenzio, una delle più profonde lesioni inferte sul cuore di mamma Piera Maggio. Difficile credere che un fatto di tale portata, sia avvenuto senza lasciare tracce e la recente lettera anonima indirizzata a Giacomo Frazzitta porterebbe a credere che c’è chi ha visto e pur tace. 
  • I nei di alcuni passaggi dell’indagine. Per esempio, il 1° settembre 2004 gli uomini dell’arma bussarono alle porte di molte persone e per lo più gli fu volontariamente concesso di accedere ai luoghi, ma non entrarono in casa di Anna Corona perché la donna li ricevette nell’appartamento della sua vicina; una macchina modello Ford Fiesta di colore scuro fu identificata come la probabile auto della fuga con Denise a bordo, forse era guidata da una donna con i capelli lunghi, ma questa macchina e questa donna non sono mai state trovate; la telefonata arrivata a Pietro Pulizzi e il pianto di una bimba in sottofondo portarono in un campo Rom e a un telefono su cui il numero del papà di Denise era memorizzato come Pietro Frà, ma l’indagine non arrivò a nessuna conclusione.
  • Moltissime le intercettazioni disturbate, sporcate da rumori, vari, non attribuite a una persona specifica e rimaste nel mistero.
  • I dettagli che potrebbero fare la differenza.  Per esempio, a tutt’oggi ci si chiede perché proprio quel giorno, il 1° settembre 2004, le figlie di Anna Corona non passarono per la reception dell’Hotel Ruggiero, come forse erano solite fare, e preferirono spingere il motorino sulla rampa del garage dirigendosi, a colpo sicuro, alla lavanderia?
  • Infine è la poca delicatezza verso mamma Piera Maggio che dovrebbe spingere tutti noi a schierarci dalla sua parte pretendendo che il livello di sensibilità verso di lei salga.
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