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Prodotti Alimentari Contaminati con Diossine è Allerta in 12 Regioni d’Italia

di Maria Corbisiero

24 Giugno 2014

 

Prodotti Alimentari Contaminati

Lo scorso venerdì 20 giugno, sul sito del Ministero della Salute veniva pubblicato un comunicato stampa denominato “Controlli sul mais per uso zootecnico proveniente dall’Ucraina”:

I controlli del Piano Nazionale Alimentazione Animale hanno portato al riscontro di una partita di mais ad uso zootecnico, proveniente dall’Ucraina, non conforme per presenza di diossine. Il mais in questione, viene normalmente miscelato con altri componenti in una percentuale variabile, a seconda della specie animale a cui è destinato, per la produzione dei mangimi completi. A seguito della positività riscontrata il 10 giugno, sono state attivate già l’11 giugno tutte le procedure operative previste dal sistema di “allerta rapido alimenti e mangimi” (RASFF), che hanno portato, grazie al tempestivo intervento delle Autorità sanitarie locali, al rintraccio ed al blocco dei mangimi a rischio. Con i rappresentanti delle Regioni interessate, il NAS ed Laboratorio Nazionale di Riferimento per le Diossine e PCB in mangimi e alimenti, sono state inoltre definite ulteriori misure a tutela della salute pubblica che hanno previsto, tra l’altro, il blocco cautelativo di alimenti provenienti da animali che hanno consumato mangime contenente una percentuale a rischio di mais ucraino. Il Comando Carabinieri per la Tutela della salute è stato prontamente coinvolto nella vicenda”.

Seppur sotto controllo, la situazione sembra però apparire più complessa di quanto descritta fino ad ora.

A fornire ulteriori informazioni è il sito “Il Fatto Alimentare che segue l’intera vicenda da diversi giorni, ancor prima della pubblicazione della nota ministeriale.

Roberto La Pira, giornalista tecnologo alimentare, nonché direttore de “Il fatto Alimentare”, avanza l’ipotesi di un grande scandalo alimentare: migliaia di animali “intossicati” dalla diossina, sostanza cancerogena liposolubile che si accumula nel grasso degli animali e, inevitabilmente, può contaminare il latte, le uova e la carne, seppur in minor misura, da loro prodotti.

Secondo La Pira, il tutto ha avuto inizio alcuni mesi fa, esattamente il 7 aprile scorso, quando una nave proveniente dall’Ucraina avrebbe scaricato nel porto di Ravenna ben 26.059 tonnellate di mais contaminato.

Sfuggito ai controlli, l’intero lotto è stato poi stoccato all’interno dei silos e, successivamente, distribuito alle aziende mangimistiche che lo hanno poi rivenduto agli allevatori sotto forma di farina o mescolato ad altri ingredienti per realizzare un mangime completo.

A rilevare la diossina in quello specifico lotto di mais è stata poi l’Ausl di Piacenza durante un controllo effettuato.

È così scattata l’allerta, anche se con alcuni mesi di ritardo, diffusa poi attraverso la rete tramite il RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed – Sistema di allarme rapido per alimenti e mangimi).

Secondo quanto riportato su Il Fatto Alimentare, in Italia sarebbero coinvolte ben 12 regioni: Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Umbria, Calabria e Sicilia.

Senza fare allarmismo – si legge sul portaleè però doveroso dire che molto probabilmente il cibo contaminato sia già stato venduto e consumato […] C’è chi ha comprato a fine aprile il mangime contaminato e lo ha somministrato ogni giorno agli animali, chi lo ha mischiato con altri ingredienti e chi ha usato solo la farina. In ogni caso è realistico ipotizzare che un esercito di animali da diverse settimane sia alimentato con derivati del mais ucraino contaminato”.

Un quadro abbastanza inquietante che però sembra essere sulla via della risoluzione:

“Secondo informazioni riservate raccolte da Il Fatto Alimentare è stato avviato immediatamente un piano di monitoraggio e attraverso la rintracciabilità (obbligatoria anche per i mangimi) sono già stati individuati tutti gli allevamenti coinvolti”.

A scopo unicamente cautelativo, come riportato anche nel comunicato del Ministero della Salute, gli alimenti provenienti dagli animali d’allevamento che hanno mangiato il mais ucraino contaminato subiranno un blocco.

Ma c’è un ‘MA’!

Come si legge nella nota ministeriale:

“… ulteriori misure a tutela della salute pubblica che hanno previsto, tra l’altro, il blocco cautelativo di alimenti provenienti da animali che hanno consumato mangime contenente una percentuale a rischio di mais ucraino”.

Cosa vuol dire questo? Qual è la percentuale a rischio?

Ancora una volta è Il Fatto Alimentare a fornire ulteriori chiarimenti:

“Il Ministero ha deciso di intervenire negli allevamenti che hanno somministrato agli animali come razione quotidiana una quantità di mais ucraino superiore o uguale al 32% del pasto (quota che lievita al 74% per gli allevamenti di pesci e il cibo per animali domestici in vendita al supermercato). Gli allevamenti che autocertificano di avere dato nel pasto quotidiano percentuali inferiori di mais contaminato possono continuare a commercializzare carne, latte e uova. Negli altri casi il Ministero ha deciso di bloccare sia la distribuzione del latte e delle uova sia quello della carne”.

Detto questo, e sottolineando che saranno gli allevatori ad autocertificare la percentuale di mais contaminato, mi domando:

E se qualche allevatore poco onesto dichiarasse una percentuale inferiore al limite in modo tale da “contenere” i danni economici dovuti al blocco delle vendite?

Intanto, come afferma il giornalista La Pira, verranno effettuate ulteriori analisi sul mais contaminato così da stabilire l’effettiva entità dell’inquinamento.

Ma quali sono i pericoli per l’uomo?

Seppur in modo inconsapevole e del tutto involontario, l’essere umano giornalmente entra in contatto con piccole quantità di diossine.

Una “contaminazione” inevitabile in quanto tale composto organico viene prodotto in modo non intenzionale attraverso vari processi di combustione o processi chimici.

Una volta generate, le stesse si diffondono nell’ambiente attraverso l’acqua, l’aria ed il terreno, inquinandoli.

La prolungata esposizione dell’uomo alle diossine può causare problemi al sistema nervoso, a quello immunitario ed endocrino, arrivando perfino a compromettere le funzioni riproduttive. In ultimo, ma non meno importante, può provocare il cancro.

 



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