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Combattere cancro e malattie genetiche prima della nascita, modificare il Dna

di Federica Federico

19 Marzo 2011

Nel mettere al mondo un bambino una coppia si augura innanzitutto di dare alla luce un figlio sano.

Alcune malattie fanno parte della storia di certe famiglie: non è raro il caso in cui in uno stesso contesto familiare ritorni più volte la medesima malattia (cancro al seno, infarto ecc…). Allora si parla di familiarità ed in questi casi il corredo genetico di un individuo è determinante, per la presenza di concrete caratteristiche “genetiche, quindi fisiche e strutturali” certi individui sembrano più esposti a determinate patologie.

Questa “fragilità” genetica, questa infausta predisposizione è “guaribile”?

La cronaca ci consegna un caso eclatante: una donna spagnola, proveniente da una famiglia con ripetuti casi di cancro al seno (ben 5), si è rivolta al programma di riproduzione assistita Puigvert-Sant Pau di Barcellona. I medici hanno effettuato una selezione genetica pre impianto:

dopo aver fecondato diversi ovuli e, quindi, dopo aver prodotto più embrioni, hanno individuato tra gli embrioni creati quelli privi del gene Brca1 che rappresenta il gene più immediatamente legato allo sviluppo di patologie tumorali al seno, alle ovaie ed al pancreas. Due erano gli embrioni liberi dal gene incriminato, entrambi sono stati impiantati in utero, uno ha attecchito ed è sopravvissuto, cresciuto e nato. Oggi è uno splendido bebè nato alla fine del 2010.

Questa nascita “sicura” si è resa possibile perché la legge spagnola ammette la selezione genetica di embrioni liberi da malattie legate ad un unico gene specifico.

Nel dettagliato caso delle patologie tumorali la procedura di selezione è ammessa solo previa autorizzazione della Commissione Nazionale spagnola per la Riproduzione Assistita.

La selezione pre impianto non “può curare ogni malattia”, vanno considerati i singoli casi specifici nella loro individualità.

E ad onor del vero va detto che l’eliminazione del gene di specie non azzera del tutto il rischio di incorrere nella patologia temuta. Tuttavia isolare un gene a rischio diminuisce fortemente le probabilità che in futuro il piccolo nato si ammali e la diagnosi pre impianto diviene un traguardo della moderna medicina. Nel 2009 in Inghilterra tale tecnica fu già positivamente adoperata e nacque una bimba britannica priva del medesimo gene (Brca1).

In questo caso, come in molti altri, il confine tra etica e medicina è sottile, la morale, le scelte ideologiche e le convinzioni personali si mescolano. Ma cosa è giusto e cosa è sbagliato? Probabilmente l’aspettativa di una buona vita sana non è mai un auspicio sbagliato, né può essere negata!



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