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I sogni rafforzano la memoria

di Mamma Simona

27 Aprile 2011

Il sonno è ristoratore, necessario, indispensabile per il ciclo di vita quotidiano. Il nostro corpo ha la necessità di riposare, mentre la nostra mente elabora e metabolizza attraverso i sogni.

Il corpo riposato si rigenera, recupera le energie ed è pronto per un nuovo inizio giornata.

Sappiamo che il sonno agisce sulla mente sotto vari aspetti. È comprovato che esista anche un rapporto tra memoria e sogni, il riposo avrebbe la capacità di rafforzare la memoria. Giungono a tale conclusione più studi mirati esattamente ad indagare gli effetti del sonno sulla mente umana, Giuseppe Plazzi del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Bologna, considerando queste recenti ricerche, ha dichiarato: “numerosi studi hanno ormai dimostrato che il sonno esercita un’influenza positiva sul funzionamento della memoria“.

L’autorevole voce di Robert Stickgold, direttore del Center for Sleep and Cognition della Harvard Medical School, conferma questa positiva potenzialità del sonno, lo studioso afferma che nella fase del sonno non REM, i sogni aiuterebbero il cervello a rafforzare la memoria, diversamente nella fase del sonno REM i sogni inciderebbero sulla capacità individuale di catalogare e riorganizzare i ricordi, favorendo la memoria e fissando le nuove esperienze nell’archivio della mente.


Ma cosa accade durante il sonno?

Durante il sonno vengono eretti dei confini tra mondo reale e mondo cosciente, a protezione di un’attività di riposo ed elaborazione che non subisca condizionamenti esterni, anche se un forte rumore (come la famigerata sveglia che suona al mattino) sono in grado di riportarci repentinamente ad uno stato di veglia.

La rielaborazione dei ricordi durante il sonno permette di “catalogarli” riponendoli in un cassettino della nostra mente, pronto per essere aperto e richiamato in ogni momento. Questo processo cognitivo è fondamentale per ogni individuo, a maggior ragione per i bambini piccoli, i neonati, che alternano il ciclo sonno-veglia diversamente rispetto all’adulto. I neonati dormono nei primi mesi di vita per un totale di 16-18 ore al giorno tra intervalli di veglia e sonnellini. I tanti piccoli sonnellini diurni permettono al neonato di fissare, catalogare, metabolizzare nella mente il vissuto, il sentito che nel tempo comporrà il suo background empirico ed emotivo.

Teniamo presente che alcune cellule celebrali durante la fase di sonno svolgono una maggiore attività rispetto alla veglia di ben 5-10 volte maggiore! Dunque il sonno ha un’importante funzione di rinforzo della memoria, tanto nell’adulto quanto nel bambino.

Presso l’Università della California Berkeley, sono stati condotti esperimenti che hanno dimostrato quanto il sonno influisca sul processo di apprendimento: studenti che avevano dormito hanno dato risultati di gran lunga migliori rispetto ai loro pari.

Il sonno ricopre una duplice funzione per ciò che riguarda l’apprendimento: predispone l’organismo per una recezione ottimale dei dati durante la giornata ed è necessario per la rielaborazione notturna.

Ad avvalorare questa tesi lo studio sulla fase del sonno NREM (non-rapid eye movement), durante la quale nel cervello c’è passaggio di onde elettriche che pare favoriscano la trasmissione dei dati nell’ipotalamo, dove “risiede” la memoria a lungo termine. L’attività delle onde elettriche è vivace nei giovani e molto meno nelle persone anziane. Si pensa che queste onde contribuiscano ad un buon funzionamento del rinforzo della memoria.

Cadere tra le braccia di Morfeo non equivale a dire inattività, ma un’attività “diversa” volta a raggiungere un benessere psico-fisico della persona.

Buon riposo a tutti!

 



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