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Disabili: apprendere la diversità e accogliere la disabilità

di Diversamente Mamma

02 Maggio 2011

IL DONO DI ISABELLA

 

Ciao a tutte! Sono stata “latitante” in queste settimane perché io e Isabella siamo andate in un ospedale lombardo, specializzato in neuroriabilitazione.

Siccome abbiamo dovuto passare dentro anche un fine settimana, mio marito e i miei piccoli delinquenti, Eleonora e Francesco, ci sono venuti a trovare.

Normalmente io non sono affatto favorevole alle visite in ospedale da parte di altri bambini, perché chi è ricoverato non deve correre il rischio di prendersi qualcosa da chi viene da fuori, ma in questo caso non si tratta di un reparto di “acuti”, ma solo di bambini con problemi neurologici che vengono ricoverati per i controlli di routine o indagini diagnostiche.

Inutile dirvi che Isabella era molto felice di sentire la voce e la presenza dei suoi fratellini, i quali, passato un momento (inferiore ai trenta secondi) di indugio, si sono scatenati nella area comune, piena di giocattoli, e nella sala giochi, con una bellissima casetta e uno scivolo. Hanno condiviso il loro tempo e i loro giochi con gli altri bambini ricoverati e con i loro piccoli familiari.

Ad un certo punto, io, che stavo chiacchierando con un’altra mamma, ho assistito ad una delle più belle scene della mia vita.

Mio figlio Francesco, che ha 3 anni, era in ginocchio, e tutto contento stava giocando con il suo nuovo amico Cristian, un bambino di circa 3 anni racchiuso nel corpo di un ragazzo di 28, che, in ginocchio con lui, gli lanciava il camioncino e rideva esaltato, con quella bella risata sincera che solo i bambini sanno fare.

In quel momento ho capito appieno il dono che Isabella fa ogni giorno ai suoi fratelli.

A Francesco non importava un bel niente che il suo amico fosse alto un metro e settanta, avesse la barba ma parlasse come un suo coetaneo; lui si stava divertendo, stava condividendo il suo camioncino con un amichetto, e questo è quanto.

Ai miei figli non spaventa la diversità, ne sono incuriositi, questo è ovvio e naturale. Quando incontrano un bambino (o un adulto) disabile mi fanno delle domande, ma non restano sconvolti, straniti o ancor peggio irritati da bavaglioni, sedie a rotelle, zoppie e “giandoni” bambini.

La gioia che mi ha dato vedere mio figlio giocare con Cristian ha spazzato via in due secondi l’amarezza che un altro episodio, che vi voglio raccontare, mi aveva dato.

Insieme a mia madre avevo portato Isabella in un grande negozio svedese di mobili, a lei piace tanto (tutta sua madre…), le piacciono le luci, i colori e le musiche soffuse, ma durante il fine settimana non possiamo portarla, c’è troppa confusione.

Quando oramai eravamo alla fine del giro, io mi trovavo nel reparto illuminazione, mentre mia mamma con Isabella era rimaste indietro a guardare gli specchi.

Ad un certo punto vedo arrivare un bambino di circa otto anni, che si ostinava a guardare indietro, trascinato a forza da sua madre. Di fronte alle reiterate proteste del bambino “ma perché non posso guardare?”, la madre rispondeva cose del tipo “devi farti gli affari tuoi”. Comprensibilmente non pago, il piccoletto diceva “ma io volevo solo guardare”, e la mamma ha inflitto il colpo finale: “ti ho già detto tante volte che quando vedi quei bambini lì devi girarti dall’altra parte”. Non sapendo che io ero la madre di quella “vergogna” cercava nel mio sguardo attonito la conferma del suo grande insegnamento.

Le sue parole mi hanno ferita, mi hanno colpito come una stilettata al cuore, dolorosa e lenta a chiudersi.

 

Se una madre insegna al proprio figlio a insabbiare la propria naturale, comprensibile, curiosità, addirittura a voltarsi per non guardare, come potrà mai un bambino apprendere la diversità, accogliere la disabilità?

Ed ecco, ecco il dono di Isabella. Ecco il regalo che mia figlia, inconsapevolmente, offre tutti i giorni a noi, ai suoi fratelli, a tutti coloro che con animo aperto si avvicinano a lei.

È un dono inestimabile, ella ci abitua a guardare oltre, a vivere la vicinanza con una persona diversamente abile senza maschera, senza distorsioni, senza morbosità.

Recentemente, ho scritto che per i bambini l’uguaglianza si limita a ciò che vedono. Ciò potrebbe apparire contraddittorio a quello che vi ho detto all’inizio, ma in realtà non è così. Francesco aveva ben chiaro che il bambinone di 28 anni che gli lanciava il comioncino non era come i suoi compagni di scuola, ma il fatto è che non gliene fregava nulla. Sua sorella gli insegna tutti i giorni che ci si può divertire, giocare in allegria anche con chi è diverso, con chi fa più fatica a fare tante cose, o che magari “è rimasto un po’ indietro”.

Questo dono non coinvolge solo i siblings, ma anche tutti i bambini (e non solo!!) che hanno in sorte di condividere parte del proprio cammino con lei.

In cuor mio, al dilà del dolore per la malattia di mia figlia, sono convinta che vivere con Isabella sia anche una risorsa, un privilegio oserei dire.

 

E questo è quello che, con l’umiltà di chi non vuole insegnare nulla, di chi non vuole salire sul pulpito, mi sento di dire alle famiglie che non vivono una realtà di disabilità. Mamme, siete fortunate perché non dovete soffrire il dolore lacerante che mi scava il cuore, ma ricordatevi di non nascondere ai vostri figli la diversità. Siate i primi a non sgomitarvi per indicare Isabella al supermercato, ma davanti alle domande di vostro figlio trovate le parole giuste per spiegargli ciò che lo incuriosisce. Egli non deve aver paura o fuggire da ciò che non conosce, ma avvicinarvisi con fiducia e cuore aperto; ma se l’animo non lo schiudete voi per primi, come farà lui a recepire l’insegnamento?

 

Alla prossima, amiche!



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