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Aborto Spontaneo: Perché E’ Ancora un Tabù

di Gioela Saga

12 Agosto 2015

Soltanto se iniziamo a parlarne con qualcuno ci rendiamo conto di quanto sia frequente incorrere in un aborto spontaneo. Tra il 10 e il 30% delle gravidanze termina così, soprattutto nelle prime dieci settimane di gestazione. So che molte mamme non vorrebbero neppure sentire parlare di tutto ciò ma anche questo fa parte integrante del problema.

Aborto spontaneo: è ancora un tabù.

aborto spontaneo taboo

Quando succede il mondo ci crolla addosso in mille frammenti di cielo taglienti e acuminati, tutto ci parla delle speranze che avevamo e tutto sembra naufragare per sempre tra le nostre lacrime.

Non c’è frase che possa consolare o logica che possa aiutare a lenire o razionalizzare.

Cosa fare per superare un aborto spontaneo e infrangere il tabù.

Non c’è una cura, una medicina che possa andare bene per tutti e, in generale, possiamo dire che non esista rimedio, è inutile girarci intorno. Sarà sempre qualcosa che non si è concluso, che non si è stretto tra le braccia, a cui non si è dato un vissuto e un seguito.

Un aborto spontaneo è sempre e comunque un lutto e lo è in modo del tutto particolare perché quando accompagniamo un nostro caro è il suo ricordo che ci fa male soprattutto, il dolore è principalmente legato a ciò che è stato. L’aborto è invece correlato a ciò che non si potrà mai vivere, un rimpianto profondo condito dal dolore di un amore genitoriale non soddisfatto, a cui è stato portato via un sogno.

Subentrano in successione il senso di colpa e la rabbia, a volte in ordine inverso o a volte addirittura intermittenti.

Come dare libero sfogo a tutto ciò? Come aiutare una mamma e anche un papà a cui è stato strappato via un figlio da una natura che si legge come ingrata e incomprensibile che si è accanita contro di noi?

Parlare di un aborto spontaneo.

Innanzitutto: parlarne! E’ la via migliore per se stessi e per gli altri, per creare anche una rete di solidarietà spontanea dove il dolore che accomuna tanti genitori mutilati possa rafforzare automaticamente ognuno di essi. Come per ogni elaborazione deve avvenire il passaggio verbale che consenta alla nostra psiche di metabolizzare il dolore, una sorta di digestione emotiva che possa dar spazio ad un futuro diverso da quello già immaginato e sperato.

La testimonianza sull’aborto spontaneo della direttrice di una rivista inglese, la giornalista Louisa Pritchard, comparsa sul quotidiano The Telegraph, è particolarmente ricca di spunti e di emozioni che possono essere condivise da chi ha subito lo stesso dramma.

aborto spontaneo Louisa Pritchard

Louisa Pritchard con i suoi due figli

La testimonianza di un aborto spontaneo.

“Da tempo mi immaginavo come l’avrei detto a tutti dopo l’ecografia della dodicesima settimana. Avrei mandato a tutti una foto dell’eco con un messaggio: Guardate chi arriverà!

Non sono mai arrivata a quel giorno.

Invece, alla nona settimana, mentre ero seduta alla mia scrivania in ufficio, ho sentito dei crampi, sono corsa in bagno e ho abortito da sola, piangendo, stordita ed incredula.

Non avevo ancora detto a nessuno di essere incinta, tranne che a mio marito e ai miei genitori, ciò significava che per me era impossibile rientrare nel mio ufficio e dire: “Ah, fino a 10 minuti fa ero incinta ma ora ho abortito…”

Dunque sono ritornata al mio posto, sono rimasta seduta per tutto il resto della giornata, distrutta a tal punto da non riuscire neppure a chiamare mio marito, devastata dal fatto che i sogni che avevamo condiviso fossero già finiti.

E’ stato ed è tutt’ora il più grande dolore fisico ed emotivo che io abbia mai provato, reso ancora più difficile dal fatto che non potevo rivolgermi a nessuno per parlarne.

Aborto spontaneo: la testimonianza di Mark Zuckerberg

La giornalista prosegue con un’altra testimonianza eccellente:

“Proprio settimana scorsa ho letto un post di Mark Zuckerberg che rivelava che lui e sua moglie Priscilla Chan aspettano un bambino ma anche che prima hanno subito ben tre aborti spontanei.

Mi sono sentita coinvolta da tutto ciò, da questa comunanza di sofferenza:

“Hai tante speranze quando ti dicono che aspetti un bambino, fai tanti progetti e poi svaniscono e l’aborto rimane un’esperienza che si vive in solitudine, la maggior parte delle persone non parlano di aborti, temono di allontanare le persone, di dispiacere o di essere giudicate come se fossero in difetto o avessero fatto qualcosa per causare l’aborto. Dunque si combatte da soli.”

aborto spontaneo Mark Zuckerberg

Aborto spontaneo: spesso rimane un tabù di cui non parlare.

Louisa continua dicendo:

“Forse il rivoluzionario Zuckerberg che ha cambiato la nostra epoca con Facebook è destinato ad avere un ruolo anche nell’infrangere uno dei pochi tabu ancora presenti nella nostra era. Eppure secondo le statistiche una gravidanza su quattro finisce così, sono sicura che sono più di quante pensiate.

Il riserbo e la vergogna che circondano l’ aborto spontaneo lo rendono una delle “esperienze” più solitarie sulla terra.

Prima dell’aborto avevo passato tre anni difficili nel tentativo di rimanere incinta, avevo fatto esami invasivi e avevo scoperto di avere un basso tasso di ovuli, dunque quando finalmente ho concepito a 35 anni, io e mio marito eravamo euforici.

Quando sono tornata a casa quel giorno e ho parlato con mio marito, siamo scoppiati a piangere tutti e due. Fortunatamente è successo di venerdì ma quando sono tornata al lavoro, il lunedì, mentre tutti i colleghi raccontavano del loro fine settimana, io stavo morendo dentro. Abbiamo anche dovuto chiamare i miei genitori e quelli di mio marito, dire loro che avevo perso il nipote che non avrebbero mai conosciuto.

So che se ne avessi parlato probabilmente tutti mi sarebbero stati vicini ma io non ricordavo di aver mai sentito nessuno parlare di aver avuto un aborto…

Nei giorni seguenti il mio umore era così ballerino che qualcuno paradossalmente ha ipotizzato fossi incinta! Io mi isolavo e mentivo e creavo una rete ancora più spessa di isolamento con gli altri.

Sei mesi dopo, durante un pranzo di lavoro, sono scoppiata in lacrime chiedendo scusa di essere stata così poco professionale e dall’altra parte anche la donna di fronte a me scoppiò a piangere dicendo che aveva vissuto la stessa cosa e non l’aveva detto a nessuno.

E’ stata un’illuminazione, non potevo credere che qualcun’altro capisse e sentisse esattamente le mie stesse cose, il mio stesso senso di perdita e isolamento. Dopo questo episodio ho iniziato lentamente a raccontare la mia esperienza e sono davvero rimasta stupita di quante volte si concludesse con “Non l’ho mai detto a nessuno ma è capitato anche a me.”

Aborto spontaneo:Una specie di club segreto della sofferenza accomunato dal senso di fallimento e di perdita.

Forse è difficile parlare di aver perso qualcosa che non si è mai veramente avuto, sembra che non si possa prendere sul serio una gravidanza di poche settimane.

aborto spontaneo tabù

Zuckerberg conclude il suo post sull’aborto spontaneo dicendo:

“Quando iniziamo a parlarne con i nostri amici, realizziamo quanto di frequente ciò accada, quante persone che conosciamo abbiano avuto le stesse preoccupazioni ma poi abbiano avuto figli sani. Mi auguro che condividere la nostra esperienza darà a più persone la stessa speranza che abbiamo noi e anche che aiuterà le persone a condividere con meno imbarazzo le loro esperienze.”

La giornalista non potrebbe che essere più d’accordo e chi non lo sarebbe dopo aver vissuto le stesse emozioni?

Adesso Louisa ha due bellissimi figli di due anni e mezzo e nove mesi, ha imparato molto da questa esperienza e non si è più tenuta nulla dentro.

Malgrado la gioia che i suoi bimbi le danno ancora sente tutto il lutto per la perita del suo bambino.

Più parliamo di aborto spontaneo e meno donne si troveranno a piangere da sole in un bagno senza dire nulla a nessuno mentre le speranze e i sogni per le piccole vite che tenevano in grembo se ne vanno con loro.

Fonte: The Telegraph



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