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Emozioni che un Bambino NON può Sopportare

di Federica Federico

21 Settembre 2015

I bambini sono esseri fragili, anime e cuori da maneggiare con cura; i cuccioli d’uomo non hanno ancora una corazza e nemmeno immaginano che la vita li costringerà a crearsene una per resistere alle sofferenze ed alle esperienze dolorose. Gli adulti non sempre valutano la sensibilità del bambino con la dovuta profondità: esistono emozioni che un bambino non può sopportare perché creano in lui sconcerto, ansia e paura del futuro, quindi sono destabilizzanti.

La solitudine, il rifiuto, l’umiliazione, il tradimento e l’ingiustizia sono stati dell’animo o meglio emozioni che un bambino non può sopportare, rappresentano esperienze negative che se reiterate possono influire sull’autostima del piccolo riducendola o inibendola.

emozioni che un bambino non può sopportare, quali sono

La solitudine è per definizione l’assenza di compagnia. Ma per un bambino, che venga lasciato solo dai genitori e dagli adulti, la solitudine è qualche cosa di più: quando il piccolo, nel suo quotidiano processo di crescita, non è assistito da una o più figure di riferimento non solo non è guidato alla comprensione del mondo, ma si sente abbandonato, non importante, non soggetto di attenzioni e cure.

L’abbandono, inteso come noncuranza, si realizza quando il bambino e l’adulto non si incontrano mai emotivamente ovvero quando, pur vivendo sotto lo stesso tetto:

  • non condividono esperienze;
  • non vivono insieme spazi di gioco o svago;
  • non si confidano;
  • non si confrontano come dei pari (il che può avvenire, per esempio, giocando a calcio nel parco o a carte a casa, oppure leggendo un libro insieme o vedendo un film e commentandolo);
  • non si dimostrano reciprocità affettiva (per esempio, tu aiuti me a mettere la tavola e io aiuto te a fare i compiti; io ti stiro la divisa per la scuola e tu abbassi le tapparelle prima di andare a dormire).

Il bambino che avverte la solitudine è perennemente alla ricerca di conferme affettive, il che potrebbe condurlo anche a “comportarsi male” pur di attrarre su di sé l’attenzione degli adulti.

Il bambino in cerca di dimostrazioni d’affetto da parte degli adulti può diventare un bambino insicuro ed introverso, può sviluppare una difficoltà a verbalizzare i sentimenti e potrebbe covare un senso di frustrazione determinato, senza dubbio, dall’amore inespresso che dentro di lui si è fatto silenzi e isolamento. Può anche accadere che il piccolo esploda, pur di manifestarsi al mondo potrebbe manifestare atteggiamenti aggressivi, violenti o nervosi.

emozioni che un bambino non può sopportare, quali sono

L’amore, il rispetto, la cura dipendono anche dall’educazione: più un figlio sarà oggetto delle attenzioni del genitore meglio saprà esprimere i suoi sentimenti e selezionare i comportamenti affettivi da tenere, in casa e fuori. Ciò potrebbe incidere positivamente persino sulla selezione delle amicizie in età adolescenziale ed adulta.

Il consiglio rivolto ai genitori è solo uno: abbiate a cuore il benessere dei vostri figli emancipandovi dal concetto materiale di cura. Non basta sfamarli e vestirli per dirsi genitori partecipi alla vita dei bambini, ma è importante condividere con i figli esperienze, emozioni e momenti. Il vostro tempo è il regalo più prezioso che possiate fare ad un figlio.

La paura del rifiuto può essere una conseguenza della solitudine:

“ora non posso devo lavorare”, “adesso no, sto facendo un’altra cosa”, “non puoi venire con me, non è una faccenda adatta ai bambini”, “non posso parlare con te, sono al telefono”, eccetera.

La vita moderna, il lavoro, gli impegni (che spesso si traducono in forti responsabilità) sovente “isolano” ciascun individuo e ci intrappolano nelle cose da fare dandoci la sensazione di non avere mai abbastanza tempo.

Attenzione, però, alla percezione che i bambini hanno della nostra vita frenetica: i figli sono spesso troppo piccoli per rendersi conto del grande carico di responsabilità che grava sui genitori. Per i bambini i “No” reiterati possono rappresentare delle barriere, dei muri, dei rifiuti netti e mortificanti.

Coinvolgere i piccoli nella vita di tutti i giorni è un buon sistema per minimizzare il rifiuto, inteso come limite alla condivisione dell’esistenza, e, contemporaneamente, è un sistema per responsabilizzare il bambino rendendogli più semplice la comprensione delle cose dei grandi.

Mia figlia è la mia aiuto cuoco e la mia segretaria. In ufficio risponde al telefono o annota gli appuntamenti sull’agenda; in cucina, sempre sotto la mia supervisione, apparecchia la tavola, asciuga le posate e qualche stoviglia, nei limiti delle sue possibilità contribuisce alla preparazione della cena.

La mortificazione si concretizza in quella sensazione di errore così profonda da trasformare un difetto in cruccio o dolore. Il bambino mortificato non troverà soluzione al suo errore, non comprenderà perché ha errato né come migliorarsi, ma “giustificherà” il proprio comportamento in base ad un “non so fare” o “non capisco”, “non posso” o “non sono capace”.

Maggiore è l’umiliazione più grande è il senso di non appropriatezza che il bambino subisce ed il pericolo ultimo è che nel piccolo si ingeneri il dubbio di non poter mai fare meglio o bene: non saprò mai farlo” o “non lo capirò mai”, “non potrò mai fare questo” o “non ne sarò mai capace”.

“Non capisci niente”; “sei stupido”; “non lo sai fare”; “non ci riuscirai mai”; “non imparerai mai”, eccetera, sono tutte frasi che non si dovrebbero dire mai ai bambini perché è troppo alto il rischio di bloccare irrimediabilmente l’autostima dei più piccoli arginandone il processo di crescita e sviluppo.

emozioni che un bambino non può sopportare, ecco quali sono

Il tradimento è una delle più dolorose delusioni umane, va certamente annoverato tra le emozioni che un bambino non può sopportare. Agli occhi dei piccoli tradisce chi non mantiene le promesse, tradisce chi rompe un legame di affetto, come tradisce chi viola un segreto.

Il genitore credibile è il genitore che sa dire “No”, ma sa anche dire “Sì” e sopratutto mantiene nel bene e nel male, sempre, le sue promesse: promesse positive o negative (quindi premi o punizioni, annunciati o minacciati) sono “patti” conclusi col figlio che vanno sempre rispettati ed onorati.

Quindi,il consiglio per ogni genitore è chiaro: non promettete mai qualcosa che non potete fare e non minacciate mai qualche cosa che non potrà mai accadere.

Non violate mai un segreto, e non svelate mai a nessuno qualche cosa che il bambino vi ha privatamente confessato. E’ vero anche che ci sono piccoli segreti dei bambini su cui i genitori debbono confrontarsi ed informarsi (pecche scolastiche, scherzi fatti ad un amico pentendosi e confessati al genitore per trovare conforto e confronto), rispetto ad essi può essere molto importante che mamma e papà parlino tra loro. Badate, però, a non far trapelare, dinnanzi al bambino, il fatto che il genitore confidente ha svelato al partner il segreto del figlio, abbiate sempre a cuore il valore sacro di una confessione.

Se il bambino si sente tradito tenderà a perdere la fiducia nel prossimo e potrebbe chiudersi in se stesso sviluppando una reticenza al dialogo ed al confronto, allo scambio e alla comunicazione. Tutto ciò potrebbe influenzare negativamente anche il rendimento scolastico.

Il risentimento, l’ira, la frustrazione che discendono da un’ingiustizia subita reiteratamente e senza poter reagire o senza potersi difendere si trasformano spesso in violenza, questa regola vale sempre e anche per il bambino.

Le emozioni che un bambino non può sopportare corrispondo a quei dolori dai quali il piccolo non riesce a liberarsi.

emozioni che un bambino non può sopportare, quali sono

Poniamo che ad un bambino si addossino sempre le colpe di tutto quanto di negativo accade in casa mentre gioca con il cugino; quest’ultimo, invece, siccome è ospite sebbene quasi “fisso”, viene sempre liberato dalle responsabilità. La mamma – zia, quindi, accusa il figlio per il rumore eccessivo, per il vaso rotto, per le briciole nella sala da pranzo, per il pavimento sporco a causa dell’inchiostro dei pennarelli, ma i bimbi che giocano sono 2 e il cugino rifugge da qualsiasi responsabilità. Non sarà difficile notare che gli equilibri tra i bambini, in presenza degli adulti, si altereranno, il bimbo ingiustamente gravato di ogni colpa tenderà ad essere scontroso, aggressivo o poco accomodante. NON sarà, però, colpa del bambino, bensì la responsabilità sarà dell’adulto che, additando un solo bimbo, ha fatto della colpa un’occasione di contrasto e di discriminazione tra i due cugini.

L’esempio può avere ad oggetto anche due fratelli, ma può attenere pure a circostanze diverse, per esempio alla scuola quando uno solo dei compagni di banco venga sempre accusato di parlottare o di fare confusione, mentre, di fatto, sono in 2 a tenere il comportamento scorretto.

Gli adulti dovrebbero mantenere sempre l’obiettività per valutare correttamente le responsabilità del bambino e dovrebbero riportate il piccolo ad esse senza fargli sentire il peso dell’errore, piuttosto partendo da una collaborazione tesa al miglioramento e capace di coinvolgere criticamente tutti i responsabili.



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