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Tassa sulla Bicicletta, Tutte le Informazioni

di Gioela Saga

16 Dicembre 2015

Un forte sdegno e una rivolta sul web, questi i sostanziali risultati che aveva suscitato la proposta di una tassa sulla bicicletta con relativa identificazione del veicolo, targa, assicurazione obbligatoria con iscrizione ad apposito registro. Una sequenza che è ben poco piaciuta agli utilizzatori di questo mezzo che si sono subito sentiti nell’occhio del ciclone e fortemente penalizzati.

Tassa sulla bicicletta cosa c’è di vero?

tassa sulla bicicletta targa e bollo

A quanto pare tutti avevano capito male o c’è stato un deciso dietro front da parte del promotore di questa regolamentazione.

Se da un lato infatti è giusto e necessario responsabilizzare maggiormente i ciclisti, che spesso pensano di appartenere ad una categoria super partes rispetto al codice della strada, dall’altra, penalizzarli proprio in senso strettamente economico non sarebbe certo vantaggioso sul fronte traffico e inquinamento, oltre a non garantire automaticamente in nessun modo un miglioramento nel comportamento dei ciclisti indisciplinati.

Ben poca cosa sembrerebbe anche la giustificazione rispetto al tentativo di contenere e gestire meglio il traffico di bici rubate e la loro coneguente identificazione immediata.

La tassa sulla bicicletta ha fatto indignare associazioni e il “potente” popolo del web che ha commentato questa ipotesi riempiendo lo spazio virtuale a suon di #labicinonsitocca.

Se è pur vero che nell’emendamento alla famigerata legge di Stabilità, presentato dall’onorevole Marco Filippi, capogruppo del Pd in commissione Lavori Pubblici del Senato, non si menzionava un vero e proprio bollo o tassazione, il percorso sembrava tracciato dall’identificazione.

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Tassa sulla bicicletta, tutte le precisazioni dopo la rivolta

Il senatore Filippi ha infine spiegato che il suo scopo fin dall’inizio era quello di impedire che i servizi di trasporto su due ruote, che siano destinati ai residenti o ai turisti, vengano eseguiti al di fuori delle regole, come invece è pratica comune, visto il vuoto assicurativo di tali attività, dunque ha nettamente ridimensionato, rivisto o precisato, che dir si voglia, la fascia di velocipedi sulla quale ricadrebbe l’emendamento proposto.

Filippi ha precisato di non aver parlato di oneri, nello specifico di tassa sulla bicicletta, ma di ritenere, al contempo, fondamentale, regolamentare l’uso delle biciclette per il trasporto a pagamento delle persone a fini commerciali, con il solo scopo di garantire a tutti la massima sicurezza.

Questa è la sua dichiarazione a tal proposito:

“Anche a seguito dell’acceso dibattito che c’è stato in questi giorni ho valutato che fosse meglio precisare ulteriormente quello che fin dall’inizio era il mio intento: evitare che servizi di trasporto di turisti e cittadini fossero svolti fuori da ogni regola e senza una qualsiasi forma di assicurazione, come accade oggi.

Anche se la bicicletta è un mezzo nobile di trasporto, il meno inquinante ed il meno pericoloso per gli altri utenti della strada, ritengo sia indispensabile che il suo utilizzo per trasportare persone a pagamento debba essere adeguatamente regolato, proprio per garantire la sicurezza di tutti”.

Di fatto a chi sarà rivolta la tassa sulla bicicletta?

Ciò che con tutta probabilità andrà regolamentato sarà l’uso e la relativa identificazione di biciclette adibite al trasporto a pagamento di persone, dunque la tassa sulla bicicletta si limiterebbe a mezzi quali i tipici risciò o ipoteticamente anche il noleggio di biciclette.

Sicuramente la reazione dei ciclisti non è stata indolore e ha contribuito a fare chiarezza su un tema che ha suscitato non poche polemiche in un clima fiscale italiano già così fortemente tassato su ogni fronte; la nuova formula dell’emendamento, sicuramente più edulcorata, si è dunque resa strettamente necessaria anche per fare chiarezza.

Fonte: Today



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