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Jacob Marbury: Bambino di 1 Anno Ricoperto di Lividi

di Federica Federico

24 Maggio 2016

Osservate le foto che corredano questo scritto, gli occhi del bambino ritratto in queste immagini suggeriscono dolore e paura; il suo volto porta la traccia evidente di un diffuso ematoma; i graffi sulla fronte e intorno all’occhio parlano di un trauma non indifferente e non lieve; il danno fisico subito da questo piccolo si estende dal viso al braccio. Si chiama Jacob Marbury e ha solo 1 anno, non può verbalizzare la violenza subita ma la sua sofferenza si percepisce solo guardandolo.

L’immagine della sofferenza di Jacob Marbury è stata liberata su Facebook dai genitori, Joshua Marbury e Alicia Quinney: con queste foto la mamma e il papà hanno voluto pubblicamente denunciare una gravissima violenza subita dal bambino, violenza confermata e testimoniata dalla sorella di 3 anni.

Jacob Marbury, foto

Jacob Marbury non è caduto, non ha battuto la testa e non è finito contro un mobile, come vorrebbe far credere chi si stava occupando di lui nel memento in cui il bambino ha subito i danni e le percosse che hanno portato a questo evidente ed incancellabile trauma.

 

Il piccolo era stato affidato alle cure di una babysitter, una persona conosciuta e stimata dalla famiglia. In realtà il nome, il sesso e qualsivoglia altra informazione sull’identità di questo individuo non è stata resa nota, per ragioni legali Joshua e Alicia non possono rendere nota l’identità di chi può aver ridotto così Jacob Marbury.

Jacob Marbury, foto

Mamma e papà Marbury non erano in casa, Jacob, 12 mesi appena, e sua sorella di 3 anni erano stati affidati a una persona di fiducia. Al loro rientro i genitori non si aspettavano di trovare i bambini in una simile situazione di pericolo e criticità: il bambino presentava ematomi, graffi e lividi su volto e braccio e la sorella era rimasta evidentemente traumatizzata.

”Tutto il suo viso, braccio, schiena … c’erano lividi in tutto il mondo! Urlava! Piangeva! Come fa un bambino di comunicare? Piange … “, così Alicia, la mamma di Jacob Marbury, racconta dell’incontro col figlio dopo essere rincasata.

Chi si stava prendendo cura dei piccoli ha inizialmente sostenuto che il bimbo fosse caduto urtando qui o lì, tuttavia il soggiorno in 2 ospedali e diversi giorni di test hanno svelato una dinamica diversa, suggerita anche dalla forma dei lividi, soprattutto dalla forma e dalla collocazione del livido sul viso di Jacob: la sua babysitter lo ha colpito e lo ha strattonato.

Jacob Marbury, foto

“Per la grazia di Dio, il piccolo è vivo”, ha affermato la mamma che nel raccontare la vicenda manifesta tutto il suo sdegno rispetto all’impunità di cui gode il carnefice di suo figlio: la persona che ha fatto tutto questo a Jacob Marbury è infatti libera e le accuse a suo carico sono decadute senza seguito.

Dopo la degenza in ospedale, dopo aver raccolto la testimonianza della loro prima figlia, i genitori di Jacob Marbury hanno sporto denuncia. I referti ospedalieri ricostruiscono uno scenario di violenza confermato anche dai racconti della sorellina di Jacob che ha 3 anni e una sufficiente capacità espressiva per chiarire quanto accaduto. Tuttavia, dopo due mesi di attesa, Joshua e Alicia hanno dovuto fare i conti con una sentenza della Corte d’Appello dell’Oregon (luogo in cui la tragica vicenda si è consumata) datata 2012 e capace di stabilire che in mancanza di una chiara capacità della vittima di verbalizzare e descrivere il dolore le accuse non possono essere provate nemmeno in via testimoniale.

 

Questa sentenza starebbe ora alimentando un’inaccettabile ingiustizia: siccome Jacob Marbury è incapace di descrivere il suo dolore e la condizione che lo ha ingenerato, chi lo ha colpito non è punibile e non conta che vi sia un testimone, benché minore, ovvero la sorellina di 3 anni.

Jacob Marbury, foto

La mamma e il papà di Jacob Marbury hanno pubblicamente esposto la foto del figlio perché da essa partisse una campagna sociale volta a riformare la legge, in questo senso stanno raccogliendo firme per una petizione finalizzata a rivedere la sentenza del 2012. Inutile sottolineare l’inaccettabile disposto legislativo che facilita e quasi avalla la violenza contro chi è indifeso, piccolo, fragile e vulnerabile.

La famiglia fa sapere che la sorella minore di Jacob viene seguita per superare il trauma della violenza a cui dovette assistere quella sera, e il bambino stesso ha perduto fiducia nel mondo e nel prossimo dimostrando, giorno dopo giorno, come le ferite fisiche possano guarire prima di quelle emotive.

Jacob Marbury, foto

Jacob Marbury, la sua allegria prima della violenza, il suo sorriso immortalato in una foto con la mamma.

La foto di Jacob Marbury, grazie alla divulgazione di cui ha goduto sui social, ha raggiunto un’illustre bacheca, è stata, infatti, visualizzata da un vice procuratore distrettuale che si sta interessando per la riapertura del caso.

Jacob Marbury è vivo per miracolo, i medici hanno sentenziato che il colpo che ha subito sul volto, presumibilmente un violento schiaffo, avrebbe potuto ucciderlo.

Il papà ha precisato che, pur tenendo alla privacy della sua famiglia, queste foto devono divenire di pubblico dominio, Jacob Marbury deve essere un modello e assurgere a tutela di tutti i bambini e di tutti genitori affinché si massimizzi sempre la cura per i bimbi, per gli indifesi, per i deboli.



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