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Blue Whale game: pericoloso gioco nato in Russia

<<Siamo a Livorno e quello là è il palazzo più alto di tutta la città. Ecco, il 4 febbraio di mattina presto, tra le 7:30 e le 8:30, un ragazzino di 15 anni entra dentro, sale fino in cima al 26° piano e salta nel vuoto. Si suicida>>. Con queste parole ...

di Maria Corbisiero

16 Maggio 2017

<<Siamo a Livorno e quello là è il palazzo più alto di tutta la città. Ecco, il 4 febbraio di mattina presto, tra le 7:30 e le 8:30, un ragazzino di 15 anni entra dentro, sale fino in cima al 26° piano e salta nel vuoto. Si suicida>>.

Con queste parole Matteo Viviani, inviato della trasmissione “Le Iene”, apre il servizio dedicato al Blue Whale game (letteralmente tradotto nel gioco della balenottera azzurra), un macabro “gioco” nato in Russia, divenuto motivo di preoccupazione e dibattito, sia sociale che politico.

Blue Whale game: pericoloso gioco nato in Russia.

Blue Whale game: pericoloso gioco nato in Russia

Nel servizio, andato in onda nel corso della trasmissione trasmessa 2 giorni fa, ossia il 14 maggio, l’inviato descrive il Blue Whale game come un

<<raccapricciante e folle rituale psicologico pensato per diffondersi in rete e strutturato per indurre la mente dei ragazzini a una sorta di depressione profonda, talmente profonda da convincerli che l’unico modo per potersene liberare è la morte>>.

In altre parole, secondo Viviani, come anche secondo un report realizzato e pubblicato nel maggio del 2016 sul periodico russo Novaya Gazeta (Новая газета), il Blue Whale game sarebbe la causa che ha portato al suicidio diversi giovani di età compresa tra i 9 e i 17 anni.

 

Più esattamente, nel reportage del giornale russo, che ricordo è stato pubblicato un anno fa, si parlava di 130 suicidi avvenuti tra il novembre del 2015 all’aprile del 2016 mentre l’esperto intervistato dall’inviato de “Le iene” parla di 157 decessi.

 

Seppur appurata l’esistenza del Blue Whale game – a tal proposito è stato anche compiuto un arresto ed emessa di recente una condanna della quale vi parlerò qui di seguito – voglio precisare che entrambi i servizi, quello del programma Mediaset e quello realizzato in Russia, si basano sulle testimonianze e racconti di genitori.

Ma come è nato è nato il Blue Whale game?

Nessuno purtroppo riesce a dare una risposta esaustiva a tale domanda in quanto il fenomeno dei suicidi tra gli adolescenti in Russia è sempre stato largamente diffuso.

 

Nel febbraio del 2012 l’agenzia stampa russa РИА Новости, conosciuta con il nome in inglese RIA Novosti, pur affermando che dal 2000 al 2010 il numero dei suicidi tra bambini ed adolescenti fino ai 14 anni si era ridotto da 500 a 240, valutava come preoccupante la situazione.

Questo perché in quel periodo l’OMS dichiarò che 11 suicidi su una comunità di 100 migliaia di persone rappresentava un “livello critico”, in Russia tali decessi erano circa 38/40 casi.

 

Un fenomeno che all’epoca gli psicologi ricondussero a dei conflitti microsociali, ossia quelli che noi comunemente chiamiamo, anche sminuendoli, “problemi adolescenziali” ma che per un ragazzo o una ragazza di quella età rappresentano dei veri e propri ostacoli alla loro felicità.

 

Tornando al Blue Whale game, la prima “morte sospetta” che i giornalisti tendono a collegare al macabro gioco è Rina Palenkova, una ragazza divenuta un vero e proprio mito tra gli adolescenti russi.

La dinamica della morte della giovane, avvenuta il 23 novembre del 2015, non corrisponde a quelle che verrebbero invece dettate nel regolamentato del Blue Whale game, ossia suicidarsi lanciandosi dal più alto palazzo della città.

Blue Whale game: pericoloso gioco nato in Russia

Blue Whale game: Rina Palenkova

Rina avrebbe invece scelto un modo ancor più drastico e brutale per porre fine alla sua vita: si è stesa sui binari, ha atteso il treno e si è lasciata decapitare.

Come prassi nel Blue Whale game, qualcuno vicino a lei ha fotografato la sua morte (in altri casi i ragazzi suicidi vengono filmati) diffondendo subito dopo l’immagine in rete.

 

Da quel momento Rina è stata osannata dai ragazzi appartenenti a quelli che oggi vengono chiamati i “gruppi della morte”, gruppi creati sul principale social network russo VKontakte (VK), l’equivalente di Facebook, dai quali, si suppone, si sia poi esteso il fenomeno del Blue Whale game.

 

In Russia il “gioco” è stato definito un’attività criminale organizzata intenzionale contro la quale si sta attualmente combattendo sia a livello sociale – attraverso gruppi di sostegno, informazione tramite i media locali, etc. – sia attraverso le attività di monitoraggio degli esponenti politici.

Le regole del Blue Whale Game.

A rendere ancor più orribile e sconcertante il Blue Whale Game è il fatto che venga gestito da persone, esseri umani che si fanno chiamare “curatori”.

 

Contrariamente a quanto si possa pensare, secondo le testimonianze dei genitori intervistati nei due servizi sopra citati, i ragazzi che vi hanno preso parte non vivevano problematiche situazioni familiari o sociali e non mostravano gravi condizioni di disagio al punto da renderli maggiormente predisposti alla depressione e al condizionamento mentale da parte di terzi.

Insomma, le vittime del Blue Whale Game vengono descritte come ragazzi “normali”, amanti della vita e con una vita sociale attiva e ben costruita.

Blue Whale game: pericoloso gioco nato in Russia

Come detto prima, il “gioco” nasce in rete, sui social, i partecipanti facevano richiesta di iscrizione in gruppi specifici, definiti “gruppi della morte”, e venivano sottoposti ad un’accurata selezione che aveva lo scopo di farli accedere al gioco vero e proprio: i loro ultimi 50 giorni di vita.

In questo periodo venivano assegnate loro delle prove, una per ogni giorno, superarle significava avvicinarsi sempre più al traguardo finale, la loro morte.

 

Tra le regole vi erano:

 

  • Incidersi una scritta sulla mano, braccio o gamba usando una lametta;
  • guardare alle 4 del mattino video psichedelici e paurosi inviati dal curatore;
  • disegnare una balena;
  • risolvere enigmi inviati dal curatore;
  • provocarsi dolore fisico fino a vomitare;
  • sedersi sull’orlo di un palazzo;
  • non parlare con nessuno;
  • il 50° giorno togliersi la vita gettandosi da un palazzo.

 

Il regolamento, secondo gli esperti, non è casuale ma ben studiato, c’è infatti un motivo ben preciso se si obbliga un giocatore a vedere i filmati alle 4:20 del mattino piuttosto che in tardo pomeriggio o alla sera.

I curatori, ossia gli amministratori della Blue Whale Game, fanno un vero e proprio lavaggio del cervello ai ragazzi colpendoli quando la loro mente è più vulnerabile e facilmente condizionabile.

La diffusione del Blue Whale Game.

Essendo nato in rete, questo gioco ha una maggiore possibilità di diffusione e di condivisione tra persone che sono geograficamente distanti.

Ecco perché si suppone che i suoi ideatori, o quanto meno gli amministratori, agiscano in diverse zone del mondo come Canda, Ucraina, Israele, etc., che possono già aver “esportato” il gioco in altri Paesi, molto lontani dalla Russia (nel servizio de Le Iene si parla di Brasile, Gran Bretagna e Francia).

 

L’Italia sembra non sia stata toccata da tale pericoloso fenomeno anche se nel servizio di Viviani si è cercato un collegamento tra il Blue Whale Game e il suicidio di un 15enne di Livorno.

Associazione fatta per sole ipotesi avanzate da un compagno del ragazzo deceduto e per la quale gli inquirenti non hanno trovato al momento alcun riscontro.

Il Blue Whale Game: l’arresto.

Blue Whale game: pericoloso gioco nato in Russia

Blue Whale Game: Philipp Budeikin

Come anticipato, l’esistenza del Blue Whale Game è stata appurata anche grazie all’arresto nel novembre del 2016 di Philipp Budeikin, noto con lo pseudonimo di Filipp Lis, considerato uno dei primi amministratori dei “gruppi della morte” formati su VKontakte.

 

Gravissima l’accusa nei suoi confronti: istigazione al suicidio.

 

Lo scorso 11 maggio l’agenzia stampa russa РИА Новости (RIA Novosti), ha reso nota la decisione del tribunale di San Pietroburgo di condannare Budeikin e di prolungare la sua detenzione fino al prossimo 20 agosto.

Il 21enne, che fino ad oggi aveva respinto ogni accusa, si è infatti dichiarato colpevole.

 

Secondo gli investigatori, attualmente sarebbero 15 i ragazzi appartenenti al “gruppo della morte” che Budeikin avrebbe portato al suicidio facendoli partecipare al Blue Whale Game.

Blue Whale Game: dobbiamo preoccuparci.

Se prendiamo in considerazione i dati e quanto emerso dalle indagini ufficiali, non è possibile collegare effettivamente tutti i decessi al Blue Whale Game al punto da lanciare un vero e proprio allarme.

Ma non è detto che non offra diversi spunti di riflessione.

 

Sono tante, forse troppe, le persone che fanno della rete un uso improprio trasformando un mezzo di comunicazione realizzato per unire chi fisicamente troppo lontano in un qualcosa che invece ci sta dividendo e ci rende sempre più aggressivi ed intolleranti verso il prossimo.

 

L’adolescenza è una “particolare dimensione” dove tutto viene percepito in modo amplificato e spesso anche alterato.

È quella fase della vita durante la quale la personalità del singolo individuo, in tal caso il ragazzo o la ragazza che pian piano iniziano a lasciare il nido familiare, deve ancora formarsi ed è quindi facilmente influenzabile se non addirittura soggetta al plagio di caratteri più forti.

I nostri figli diventano così facile bersaglio di coloro che vogliono condizionarli, trasformandoli in loro alleati o vittime.

 

Nel caso del Blue Whale Game gli esperti russi consigliano di non far mancare ai giovani l’affetto della famiglia e l’attenzione di cui ancora necessitano pur desiderosi di rivendicare la loro libertà.

In altre parole non facciamo mancare loro la nostra presenza senza però opprimerli, devono riconoscere in noi l’autorità del genitore ma anche la mano amica di una persona della quale possono fidarsi e alla quale affidarsi.

 

Per vedere il serivzio de Le Iene cliccare QUI.



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