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Marina Agrilli e Ludovica le vittime di Fausto Filippone

di Federica Federico

23 Maggio 2018

Marina Agrilli e la figlioletta Ludovica sono morte domenica, il 20 maggio, entrambe hanno perduto la vita precipitando nel vuoto, sebbene in due momenti e luoghi diversi:

 

  • la mamma è caduta dal balcone di un appartamento comunemente dato in affitto agli studenti universitari (cioè non dal balcone dell’abitazione familiare);
  • la figlia è stata lanciata da un viadotto autostradale a 40metri d’altezza.

 

L’assassino di Ludovica, dieci anni (età che in un primo momento appariva incerta mentre adesso è sicura, confermata da indicazioni sulla scuola e sul percorso della bimba), si è compiuto per mano di Fausto Filippone, il padre. L’uomo è stato visto mentre lasciava cadere la bambina nel vuoto.

 

Sul copro di Marina Agrilli, invece, è stata compiuta l’autopsia anche con l’intenzione di comprendere le dinamiche dell’incidente che l’ha portata alla morte. Di fatto nessun testimone l’ha vista volare giù dal balcone.

 

Stando alle prime risultanze investigative, sia la madre che la figlia sarebbero vittime della follia omicida – suicida del capofamiglia, Fausto Filippone. In particolare Marina Agrilli sarebbe stata spinta nel vuoto improvvisamente. Ee è proprio l’esame autoptico ad escludere la caduta accidentale nonché la colluttazione.

 

Marina Agrilli e Ludovica

Fonte immagine IlMessaggero.it

 

Ma procediamo con ordine ed esaminiamo i fatti, cercando di comprendere chi erano le vittime, Marina Agrilli e la piccola Ludovica.

 

Marina Angrilli era una professoressa, insegnava italiano e latino al liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Pescara. Una docente amata e rispettata che lascia un vuoto nella comunità scolastica.

 

La preside dell’Istituto come i colleghi hanno memoria di una donna e mamma normale in una famiglia serena senza alcuna problematica né sociale, né di salute e nemmeno economica.

 

Una collega ha riportato alla stampa la testimonianza dell’ultima telefonata di Marina Agrilli:

 

un’ora e mezza prima di quel tragico volo dal balcone, Marina aveva chiamato una sua collega e le aveva raccontato della sua Ludovica che sportivamente aveva preso parte ad una competizione canora.

 

La dirigente scolastica del “Da Vinci” di Pescara descrive Marina Agrilli come “Allegra e gioviale, sempre di buon umore, anche nell’ultimo periodo. Non c’era nulla che lasciasse presupporre che sarebbe potuto accadere qualcosa del genere. Voleva molto bene alla figlia, ne parlava spesso”.

 

Subito dopo i tragici fatti di domenica alcune fonti stampa hanno insinuato un dubbio gravoso: si è parlato di una paternità non biologica di Fausto Filippone rispetto alla piccola Ludovica. Ebbene questa dettaglio non secondario viene chiarito dal fratello di Marina Agrilli.

 

L’ANSA riporta la dichiarazione ufficiale del fratello di Marina Agrilli: Mia sorella Marina era regolarmente sposata con rito civile con Fausto Filippone. Mia nipote Ludovica era figlia legittima della coppia. Una famiglia normalissima, sana e di buoni principi!“.

 

Marina Agrilli aveva 51 anni, Fausto Filippone ne aveva 49, erano sposati da 10 e vivevano a Pescara, in una villetta familiare dove vivono tutti i familiari della donna. Nessuno ha percepito in Filippone alcun sintomo di un disturbo mentale, intimo, profondo e tale da indurlo verso la morte o peggio verso un duplice omicidio.

 

La morte di queste due donne, madre e figlia, e il suicidio di questo papà è una vicenda complessa piena di punti interrogativi.

 

Il primo dettaglio anomalo riguarda già la presenza fisica della coppia nella casa di Chieti perché, come testimoniano anche i vicini, Marina Agrilli non era solita recarsi in quell’appartamento comunemente dato in affitto agli studenti. Eppure la donna è morta dopo essere precipitata nel vuoto proprio da l balcone di quel condominio in piazza Roccaraso 18 a Chieti Scalo.

 

In un primo momento le fonti stampa hanno descritto Filippone come impegnato in un pronto soccorso estremo in favore della moglie: si era detto che lo stesso marito killer avrebbe condotto la moglie in ospedale per poi sparire dopo aver dato false generalità. Questa ricostruzione a fonte stampa è stata smentita da un’importante testimonianza, quella del medico che ha soccorso la vittima.

 

Marina Angrilli è stata trovatà così sull’asfalto, nessun l’ha vista cadere, si è sentito solo un urlo:

 

Giuliano Salvio è l’uomo che per primo ha soccorso Marina Agrilli, è un medico, l’ha trovata riversa sull’asfalto quando a mezzogiorno del 20 maggio usciva dalla sua casa di Chieti Scalo per prendere l’auto.

 

<< Ero piegato sul corpo della signora e ho visto qualcuno che camminava nervosamente intorno a me – racconta -. Non era chiaro cosa diceva, sembrava che si disperasse. Poi lui si è chinato e io ho capito che c’entrava qualcosa perché diceva: “Che disgrazia, che sventura”.

 

Allora ho chiesto: “Cosa è successo?”. “È caduta dal secondo piano” mi ha risposto. Ho chiesto: “Lei conosce la signora?”; “Si, è mia moglie”.>>

 

Il racconto del medico continua e si dettaglia:

 

<<In realtà è passato diverso tempo. Io ho dovuto accertarmi che arrivasse il 118, ho fatto una telefonata di conferma, assistevo la donna che nel frattempo cominciava a sanguinare in maniera vistosa.

 

Però il marito ha fatto una cosa molto strana, mi si è avvicinato e mi ha detto: “Prendi questo numero”. Dal suo telefonino mi ha dettato un numero e ha detto: “Io devo andare a prendere mia figlia”. La cosa mi è sembrata immediatamente molto strana.>>

 

Ed è un fatto accertato che Fausto Filippone sia andato a prendere la figlia che in quel momento non era con la coppia. Le ricostruzioni investigative portano a un risultato inquietante: il papà assassino è andato a recuperare la sua seconda vittima.

 

Chi ha assistito all’omicidio di Ludovica ne fa una descrizione angosciosa:

 

La bimba era sotto shock. Si rendeva conto che qualche cosa di insostenibile stava per accadere ed era inerme. Lo psichiatra Massimo Di Giannantonio che ha fatto da mediatore tra le autorità e Filippone, cercando di sottrarre l’uomo al suo stesso intento suicida, ha detto di essersi “trovato davanti a un muro“.

 

Filippone diceva che nella sua mente non c’era né la possibilità di essere perdonato né di comprendere le ragioni di quello che aveva fatto. Nella mente di Filippone tutto era già finito.

 

(Citazione dichiarazioni dell’esperto così come riportate dall’ ANSA)

 

Uno dei possibili fattori scatenanti del malessere di Fausto Filippone è stato certamente la morte della mamma. La donna, da tempo ammalata di Alzheimer, si è spenta lentamente. Tuttavia sembra ancora sconosciuto il movente immediato, concreto e tangibile di una follia omicida che in otto ore ha distrutto un’intera famiglia.

 

Ludovica, la figlia di Marina Agrilli, aveva tutta la vita davanti a sé.

 

10 anni, frequentava la quinta elementare a Pescara e, come tutti gli studenti della sua età, era già iscritta alle medie; ballava e cantava; praticava sporte ed è descritta come una figlia seguita.

 

Sembra quasi che Filippone abbia portato con sè il mistero della morte di Marina Agrilli, la moglie, e di Ludovica, la figlia.

 

La sorella del papà assassino era sul viadotto, arrivata lì perché lo stesso fratello chiedeva di vederla eppure non ha potuto parlare con lui, ha assistito inerme alla sua fine. Ha però rilasciato alla stampa delle dichiarazioni:

 

Mio fratello era di un’educazione e una grazia incredibili. È vero che dalla morte di nostra madre Lilia, lo scorso 18 agosto, si era intristito, provava un senso di solitudine. Ma non c’erano problemi economici, nessuna crisi di coppia. Venerdì sera Fausto, Marina e Ludovica erano andati insieme a Caramanico a seguire un concorso canoro.

 

Circa la sua presenza sul viadotto, la donna afferma di essere stata “In un angolo su quel viadotto per cinque ore senza mai poter parlare con mio fratello. Eppure era stato lui a chiedere di vedermi. Poi Fausto si è buttato e io sono ancora qui, senza una spiegazione“.



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