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Perchè abbiamo bisogno di uscire di casa

di Federica Federico

21 Aprile 2020

In questa primavera ai tempi del Covid-19, tutti nutrono speranze di evasione e manifestano, diversamente e in diverso modo, il bisogno di vincere l’isolamento in cui siamo stati costretti dalla quarantena. Tutti noi, bambini e adulti, uomini e donne, giovani e anziani, sentiamo e abbiamo bisogno di uscire di casa, perché?

 

Il cervello umano è capace di processare una pluralità di informazioni provenienti dal mondo esterno. Queste informazioni vengono sia raccolte che subite: raccolte perché percepite, anche consciamente e con favore; subite quando cadute sull’individuo, anche suo malgrado ed eventualmente con sofferenza. Il processo di sintesi di queste informazioni ci segna, ci trasforma, ci fa crescere e evolvere.

 

In una condizione di normalità, cioè quando ci sentiamo liberi di gestire la nostra vita e muoverci nel mondo, ciascuno di noi mette alla prova se stesso rispetto all’esperienza con queste informazioni e con le conseguenze emotive del raccoglierle e subirle.

 

Noi, come esseri umani e sociali, non siamo nati per vivere in gabbia. Pertanto il primo motivo per cui abbaino bisogno di uscire sta proprio in questa necessità di sperimentazione delle emozioni in un ambiente naturale (ovvero relazionale e sociale) in cui non riecheggi il suono dei nostri pensieri e dei nostri passi isolati.

 

abbiamo bisogno di uscire

Tutti abbiamo bisogno di uscire da casa, come facciamo a gestire questo bisogno in quarantena.
Fonte immagine 123RF.com

 

Abbiamo bisogno di uscire perchè necessitiamo delle nostre abitudini, intese come espressione del personale equilibrio nel mondo e nell’IO intimo.

 

Nel vivere sociale e nel vivere nel mondo tutti noi, in relazione all’età e alle peculiarità individuali, stabiliamo delle abitudini di vita.

Le abitudini strutturano le nostre sicurezze e sintetizzano ciò che siamo in relazione alla vita sociale: in una singola abitudine c’è l’IO, per come sono da solo e allo specchio, e c’è l’IO SOCIALE, cioè il me per come mi devo e mi so comportare nel contesto della società.

 

In questo senso, abbiamo bisogno di uscire perché stando in casa stiamo smarrendo le nostre abitudini sociali, quelle fatte di contatto e di sperimentazione comportamentale e relazionale. Con esse stiamo perdendo tutti i riferimenti che ci legavano al mondo esterno rendendoci partecipi della vita per quello che è stata sino ad appena prima della quarantena, cioè una vita sociale.

 

Soprattutto i bambini risentono fortemente della perdita dell’IO SOCIALE. Ragioniamo su questo attraverso un’esempio pratico (parliamo qui della mamma ma il soggetto dell’esempio può essere ogni adulto):

se la mamma, estetista piuttosto che impiegata di banca, piuttosto che segretaria o pasticciera, ha perduto il suo ruolo lavorativo, certamente non ha perduto il suo ruolo genitoriale e familiare, in questo senso gli adulti riescono a conservare un fine sociale;

il bambino, invece, era un IO SOCIALE in costruzione e la perdita di quell’aspetto si traduce in una perdita di crescita relazionale nel mondo condiviso. In termini pratici, il bambino senza la sua classe non si sente più allievo e “figlio della sua maestra e della sua scuola”, allo stesso modo smarrisce il senso dell’ “amico-compagno di classe”, ugualmente perde di vista la funzione della partecipazione comune all’attività ludica (ginnastica, musica o teatro che sia). E la traduzione telematica di alcune attività è qui solo compensativa.

 

Perchè abbiamo bisogno di uscire

Ecco per quale motivo abbiamo bisogno di uscire, fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

Abbiamo bisogno di uscire perché siamo affamati di socializzazione, quella linfa che ci ha nutriti sino ad oggi.

 

La socializzazione è la palestra dell’IO e delle sue emozioni, esibendoci in società troviamo gratificazione oltre che il conforto dell’amicizia: la socialità ci salva da noi stessi nei momenti di sconforto perché ci dimostra ciò di cui siamo capaci e ci permette di trovare nell’altro il supporto dell’affetto.

 

In questo senso abbiamo bisogno di uscire perché vogliamo essere salvati da noi stessi e dal vuoto in cui ci siamo trovati relegati da soli.

Il vuoto in cui stiamo vivendo questa quarantena è colmo di paure. Se comunemente un’astinenza dalla socialità può accompagnare momenti di introspezione, oggi il nostro isolamento è forzoso, figlio di un’emergenza sanitaria spaventosa che ci lascia, come primissima eredità negativa, la pura: abbiamo paura dell’altro, temiamo qualcosa di invisibile, subiamo l’incertezza del futuro e il rischio è quello di vedere in chiunque e ovunque lo spettro del contagio.

 

Le maschere in questo vuoto spaventoso sono cadute e abbiamo visto lo spazio vacuo riempirsi delle nostre lacrime. Abbiamo bisogno di uscire perché il sole le asciughi.

 

In questo momento la relazione con noi stessi mette in crisi quella con gli altri perché razionalmente ci auto-chiediamo di gestire paure alle quali non possiamo dare risposte motivate: sappiamo così poco del virus da essere costretti troppo spesso a un’operazione di gestione delle angosce che non può essere confortata da nessuna certezza. I bambini sono ancora più esposti e deboli degli adulti sotto questo aspetto, a loro protezione deve arrivare proprio la lunga e confortante mano della razionalità genitoriale che dev’essere capace di presentare la sicurezza della casa come il luogo della serenità e del ristoro emotivo.

 

I bambini sono quelli che soffrono più di tutti, per loro il bisogno di uscire si traduce in un’animosa speranza di ritrovare, oltre l’uscio di casa, la normalità appena lasciata. A differenza dell’adulto il bambino non riesce ad avere una visione prospettica della paura e vuole uscire per rompere il silenzio della relazione con se stesso ritrovando il rumore della relazione con l’altro.

 

Abbiamo bisogno di uscire

Abbiamo bisogno di uscire, i bambini possono essere più o meno turbati dalla quarantena, perchè?
Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Cosa possiamo fare per vincere il bisogno di uscire senza violare le regole?

 

Col tempo dobbiamo adattarci al distanziamento sociale, dobbiamo imparare a non abbracciare, toccare e baciare il prossimo. Questa condizione va in aperto contrasto con le abitudini del nostro cuore e della nostra cultura.

 

Il primo passo da fare è imparare a raggiungere i propri pensieri più profondi razionalizzando l’importanza dei sentimenti, anche al di là delle azioni che sino ad oggi li hanno comunicati e veicolati. I bambini hanno bisogno di verbalizzare per comunicare le emozioni, più parlano più si liberano dando all’adulto la possibilità di fare da filtro e guida emozionale.

 

L’uso dei mezzi mediati deve diventare il nuovo abbraccio: il bambino deve ricostruire le sue abitudini affettive, per esempio con i nonni o gli zii, anche attraverso le video-chiamate; diventa ora necessario creare nuove abitudini, come può essere il saluto al nonno dalla finestra in luogo della corsa al portone ad abbracciarlo; queste nuove abitudini devono avere un valore suppletivo più che compensativo; non dobbiamo nascondere, nemmeno a noi stessi, le nostre paure accettando che questa ricostruzione della socialità è necessaria, per quanto traumatica e complessa.

 

Il migliore consiglio è quello di sfruttare al massimo la fisicità di chi ci è vicino nella convivenza domestica, cerchiamo di fare dell’abbraccio un’ arma comunicativa che rappresenti il ponte con un passato di espressioni emozionali che comunque torneranno, certamente ritorneranno di pari passo col vaccino.



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