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Si può andare a scuola con il raffreddore: Sì o No

di Federica Federico

15 Settembre 2020

7 genitori su 10 sono preoccupati dalla ripresa della scuola! Restrizioni gestione e contenimento della pandemia, distanziamento sociale e rispetto della salubrità dei luoghi sono importanti banchi di prova nei giorni della riapertura. Così, se nelle scuole si fanno i conti con lo spazio e con i gel disinfettanti, a casa ci si chiede se i ragazzi e i bambini possono andare a scuola con il raffreddore.

Non si può andare a scuola con il raffreddore! E questo è un bel problema tenuto conto del fatto che il naso che cola è una caratteristica dei bambini piccoli, li chiamano mocciosi proprio perché il moccio al naso li distingue sempre!

 

andare a scuola con il raffreddore

Non si può andare a scuola con il raffreddore.
Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

A registrare le preoccupazioni dei genitori è un’indagine di Save the Children condotta da Ipsos: tra il 4 e il 18 agosto scorsi sono stati campionati 2370 genitori, ne risulta che l’incertezza sulle modalità del rientro a scuola è la maggiore fonte di ansia di mamme e papà, seguita dai rischi legati al mancato distanziamento fisico.

Di fatto le scuole stanno ripartendo esattamente in questo clima di incertezza e si stanno adeguando alla situazione come meglio possono.

 

La salute dei figli e la salubrità degli ambienti scolastici preoccupa i genitori: le Linee Guida pubblicate dal Miur sono categoriche sul fatto che non si potrà andare a scuola con il raffreddore o con altri sintomi simil-influenzali. Il divieto è scritto nero su bianco.

 

Non andare a scuola con il raffreddore o con sintomi simil influenzali è una regola a carattere precauzionale:

data la confondibilità dei sintomi di Covid, che in prima istanza tanto possono somigliare a quelli di una comune affezione influenzale o simil influenzale, questa disposizione punta a minimizzare il rischio di diffusione del contagio.

 

Chi si reca a scuola deve farlo in perfette condizioni di salute, in completa assenza di sintomi nei tre giorni precedenti.

In questo senso un bimbo che ha il raffreddore il venerdì, anche se sabato e domenica sta bene, dovrebbe precauzionalmente tornare a scuola solo il martedì.

 

Non si può andare a scuola con il raffreddore e nelle Linee Guida del ministero si legge: “La precondizione per la presenza a scuola di studenti e di tutto il personale è: l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti”.

 

Difficile credere che questa disposizione a “tempi” larghi non sia destinata ad avere una ricaduta sull’assetto economico organizzativo delle famiglie del Paese.

 

Alle mamme vanno rimembrate due cose:

intanto la responsabilità della salute dei ragazzi e dei bambini è dell’adulto che li tutela, ma oggi, in tempi di Covid, nelle mani di ciascuna mamma e di ciascun papà vi è una più grande responsabilità collettiva perché ognuno di noi deve concorrere a limitare la diffusione della pandemia.

 

Inoltre, e qui veniamo al secondo punto nodale, i genitori devono tenere conto dei protocolli di isolamento anti-Covid: se i sintomi “suggestivi” (come si legge nelle linee guida) si manifestano quando il bambino è ormai tra i banchi, la scuola, seguendo i propri protocolli come approvati al suo interno, porrà l’alunno in un’aula di isolamento in attesa dell’arrivo dei genitori. Di fatto è difficile credere che verranno tollerate eccezioni.

 

Il professor Alberto Villani rassicura tutti a mezzo stampa e rispetto alla scuola dichiara: “Sarà uno degli ambienti più sicuri perché sono state date delle regole chiare e precise e ci sarà chi controllerà”.

 

Il ritorno a scuola si è reso indispensabile per il recupero di un’attività centrale nella crescita sociale dei bambini e dei ragazzi. Tuttavia la scuola non è come la spiaggia o il parchetto: essa è chiusa, spesso in una sola aula coabitano molti alunni e per molte ore, andrà gestita con massima attenzione l’areazione, anche a discapito del freddo invernale.

Ci sono scuole in Italia che hanno adottato la linea dura della mascherina indossata anche tra i banchi e malgrado il metro di distanza tra le rime buccali.

 

A fronte di quanto dettato dalle linee guida del MIUR, la domanda relativa a come regolarsi davanti a una forma di “semplice” raffreddamento sembra risolta: si tiene il bambino a casa, non si cede al panico perché non tutto è Covid e si attende che i comuni raffreddori e le più banali forme influenzali facciano il loro corso.

Non si può andare a scuola con il raffreddore così come non ci si può scambiare oggetti e cibo in classe, non ci si può abbracciare e baciare e bisogna stare a distanza di almeno un metro l’uno dall’altro. E’ una ragione di prevenzione.

 

Vale la pena ricordare che le conseguenze del SARS-CoV-2 non risparmiano i bambini, che i bambini non sono immuni al Covid-19 e che, anzi, sono incubatori del virus. Come vale la pena ricordare che, al di là degli altri sintomi, l’insensibilità a odori e sapori, cosiddette anosmia e ageusia (cioè mancanza di olfatto o di gusto) costituiscono segnali più propriamente tipici del Covid.

 

Allo stesso tempo, però, è giusto sapere che tener i bimbi a casa è spesso un atto sociale precauzionale: ”Nel periodo epidemico si deve fare molta attenzione perché si ha il dovere di tutelare la salute propria e dei propri cari, ma si ha anche la responsabilità della salute delle persone con le quali si condivide la scuola, il lavoro, ogni tipo di attività. Chi non sta bene in salute non deve rischiare di contagiare altre persone”, lo ribadisce anche il Dottor Villani.

 

E’ lo stesso Villani a lasciar prevalere null’altro che il buon senso nelle sue dichiarazioni, questo stesso buon senso deve confortare e animare noi genitori: “Se il bambino presenta una condizione che è il preludio a un peggioramento, e i genitori questo lo sanno, o se ha dei sintomi tali per i quali è meglio che sta a casa, sta a casa. In linea di massima la temperatura è sicuramente un elemento decisivo. Un bambino senza febbre ma che ha delle situazioni già note ai genitori deve lasciarli tranquilli. Se ha rinite acquosa, trasparente, fa qualche starnuto ma è un allergico, non c’è motivo di preoccuparsi”.

La parola d’ordine, quindi, è non perdere di vista e non dimenticare le caratteristiche tipiche del proprio bambino senza rischiare di far scattare un protocollo anti-covid a scuola.

 

Uno starnuto occasionale non determina la quarantena a logica ragione, viceversa una condizione di “difficoltà respiratoria”, per quanto banale, allerta il sistema scuola. Abbiate buon senso!



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