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Estate delle mamme: non è mai vacanza 

Nella lunga estate delle mamme le donne con lavoro e figli si trovano spesso in difficoltà: maternità e professione non si incontrano quando le scuole chiudono mentre il lavoro delle mamme va avanti.

di Federica Federico

30 Giugno 2022

estate delle mamme

Estate delle mamme e estate dei figli non coincidono quasi mai, almeno non completamente. Le mamme lavoratrici festeggiano il secondo capodanno dell’anno al suono dell’ultima campanella scolastica e non è un capodanno festante: incomincia il tempo del “cavatevela un po’ da sole” e si annunciano giorni complicati dall’incubo “dove metto mio figlio!”.

 

È qui che diventano vitali nonni, centri estivi e il muto soccorso tra mamme che, a turno, tengono a bada più di un bambino, a seconda degli impegni lavorativi e delle disponibilità familiari.

 

La cosiddetta estate delle mamme pretende un nuovo calendario, nuove routine e un costume non da spiaggia, come si dovrebbe in questa stagione, ma camaleontico per adeguarsi alla forma e alle necessità dei bambini orfani della scuola e, in molte parti del bel paese, orfani anche del welfare.

 

Cos’è il welfare e che cosa ha a che fare con i 40 gradi all’ombra della lunga estate delle mamme che lavorano?

Il welfare, termine che si traduce letteralmente in benessere, viene spesso trattato come un concetto astratto, di fatto dovrebbe corrispondere a una garanzia di buon vivere e generica tutela della persona nell’ambito della società in cui è calata: una sorta di coperta di Linus capace di avere cura anche delle mamme. 

 

 Ma non c’è welfare, quantomeno non sufficientemente esteso e tutelante, che copra i piedi e le spalle – insieme – alle mamme lavoratrici. 

 

Estate delle mamme lavoratrici: lavoro VS figli

In quanto  organi sociali produttivi, quindi economicamente attivi,  il nostro ruolo di madri soffre di una dicotomia congenita: da un lato non possiamo allontanarci dalla produzione, il lavoro chiama e pretende, e dall’altro siamo noi le mamme!

 

Così, ogni qualvolta il mondo intorno non ci porge una mano, “ce la dobbiamo cavare da sole”. A poco conta che la scuola ci lasci in panne, malgrado noi continuiamo a lavorare e a produrre, mentre fuori ci sono 40° all’ombra; in quanto “madri generatrici-lavoratrici” dobbiamo escogitare qualcosa pur di sopravvivere! 

 

Vero è che la logistica degli istituti scolastici non consente un’accoglienza estiva: le aule sono piccole, per lo più mancano spazi esterni, quasi mai le classi sono fresche d’estate e calde d’inverno. Senza contare che è altrettanto vero che la didattica estiva si dovrebbe trasformare in esperienza contestualizzata nella stagione: rapporto con l’acqua, con la terra e con i suoi fiori e frutti, esplorazione e gite all’aperto. Ma siamo anni luce lontani da questo, almeno lo è la scuola italiana! 

 

Estate delle mamme e centri estivi: guai a chi dice che le mamme “parcheggiano” i figli al campo estivo

Alla vacatio della scuola bisogna pur sopperire in qualche modo e allora ecco che le mamme, quando non hanno dalla loro nonni o familiari disponibili a prendere in carico i bambini, si muovono alla ricerca del centro estivo più conveniente .

Come scegliere il centro estivo

La mamma lavoratrice corre il rischio di piegarsi al risvolto pratico, ovvero nella scelta rischia di dare spazio più al tempo di accoglienza che non al programma del centro estivo o alle figure di riferimento; alla somministrazione di un pranzo anziché al menù o alla provenienza degli alimenti; la vicinanza a casa diventa più indicativa della struttura

 

Ma i centri estivi (anche quelli messi in opera nello spazio delle parrocchie o satellitari alle palestre), più che fare del loro meglio, di fatto sono tenuti a rispettare delle condizioni di garanzia a tutela dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie. La selezione naturale dei centri estivi parte dalla scelta delle famiglia, questo sappiatelo! 

 

In un centro estivo il bambino o ragazzo deve poter svolgere attività ludiche , ma l’ideale sarebbe che fossero pianificate e mirate allo sviluppo psico-sensoriale e sociale. Perché ciò sia possibile è necessario un progetto e figure di riferimento professionalizzate:

controllate le qualifiche dei referenti dei diversi progetti del campo che intendete scegliere .

 

Che differenza c’è tra centri estivi e camp sportivi

Il centro estivo e quello sportivo sono diversi, i camp sportivi sono incentrati su singole discipline sportive e comunemente si basano su programmi immersivi di allenamento e perfezionamento. Di solito, i momenti ludici o di relax, come i rudimenti di altre discipline sportive diverse dalla prevalente o attività ludico-ricreative, sono solo marginali. 

 

Anche in questo caso le qualifiche degli istruttori devo figurare sui programmi dei campi e vanno valutate con accuratezza giacche i bambini mettono in gioco il loro corpo e le loro abilità in una immersione sportiva

 
Campi estivi improvvisati ce ne sono, ma come può un genitore distinguere un buon contesto da uno meno accogliente?
 

Dal punto di vista del personale, il campo estivo deve garantire:

  • un responsabile in rappresentanza dell’istituzione, dell’ente o dell’associazione organizzatrice . Mamma e papà dovrebbero avere l’opportunità di interfacciarsi col responsabile del campo, questa figura ha un ruolo direttivo e di supporto e dovrebbe garantire alle famiglie un recapito telefonico sempre attivo per le emergenze;
  • un responsabile dell’animazione;
  • istruttori sportivi qualificati;
  • un referente Covid
  • un operatore diplomato  BLS-D (Basic Life Support and Defibrillation), ovvero una persona con qualificazione certificata nelle misure e manovre di primo soccorso e rianimazione cardio-polmonare, anche con abilitazione all’uso del defibrillatore semiautomatico.
 

Dal punto di vista strutturale e strumentale, un centro estivo a norma e sicuro deve avere:

  • Ampie zone d’ombra;
  • Ampie aree all’aperto;
  • Materiali sicuri, dai giochi, ai tavoli dell’aria mensa, solo per fare qualche esempio;
  • Bagni puliti e a norma.

Se si tratta di una struttura sportiva deve essere dotata di un defibrillatore automatico, inoltre dev’essere presente in sede un kit di primo soccorso per piccoli incidenti.

 

Dal punto di vista assicurativo è, invece, importante che ogni bambino sia coperto da una polizza assicurativa.

 

In fatto di  somministrazione degli alimenti è consigliabile che i genitori possano tracciare la provenienza del cibo:

informatevi da dove arriva il cibo, facendo luce sulla qualità  delle materie prime e della preparazione. 

 

Con riguardo al cibo, un centro estivo che si rispetti deve offrire al genitore un menù settimanale certificato da un nutrizionista e deve essere pronto a rispondere alle esigenze di intolleranti o celiaci o diversamente allergici.

 

Dal punto di vista organizzativo, infine, gli iscritti devono essere divisi per fasce d’età, che corrispondono a competenze e aspettative. Ricordate, care mamme, che se bambini al campo estivo vivono in relazione ai pari facilmente realizzano uno spazio formativo stimolante, ovvero costruito a loro misura, attività e competenze si misurano con la fascia d’età. 

 

Come riconoscere una corretta ripartizione per fasce d’età?

In genere sono considerato Junior i bimbi tra i 6 e i 7 anni, Young quelli tra gli 8 e i 10 anni e Senior i più grandicelli tra  gli 11 e i 13 anni.

 

Il centro estivo può rappresentare un salvavita nella lunga estate delle mamma

Detesto quando la gente critica le mamme che scelgono i campi estivi: non vogliono togliersi i figli dalle scatole, spesso lo scopo, assai più nobile, è evitare di ritrovarsi con bambini e ragazzi catatonici che passano dal letto al divano annoiati e accaldati, se non asfissiati dall’aria condizionata.

 

Quando un ragazzino non ha un mordente valido a sopportare il peso della calura estiva accade che diventa gufo la notte: al suono del mantra “mamma, io non devo andare a scuola”, preadolescenti e adolescenti rischiano di rimanere lungamente incollati alla chat di classe o alla serie del momento o allo Youtuber di turno. Annoiati e stanchi, questi figli gufo, di giorno si trasformano in bradipi sconsolati, mentre le loro ferie  diventano la peggiore mancata opportunità di riposo che ci sia. 

 
I ragazzi in ferie dallo studio non sono in ferie dalla crescita esperienziale né dalla vita.
 

L’assenza di un valido sostegno alla maternità operosa delle mamme lavoratrici è l’ennesima traccia seria e indelebile del bisogno della donna di essere ancora compresa da questa società che la vuole supereroina, capace di tutto, più che semplicemente felice.



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