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Fare scherzi ai bambini piccoli può ferire e fare del male

Fare scherzi ai bambini non è consigliabile fin tanto che non sviluppino la TOM e un buon discernimento tra fantasia e realtà. Prima gli scherzi possono essere come una ferita.

di Federica Federico

07 Novembre 2022

Fare scherzi ai bambini

Già da molto tempo, è virale su Tik Tok una “innocua burla” ai bambini piccoli, di 18-24 mesi circa o poco più: tenendo il bambino in braccio, il genitore batte un pugno su una porta e col suo spavento simula ciò che non è realmente accaduto, ovvero lascia credere al bimbo che lui stesso, col suo piccolo corpo, abbia impattato conto la porta dura. La reazione del genitore viene emotivamente colta dal bambino che la fa sua, assorbe, quindi, l’atteggiamento di mamma e papà e lo traduce in personale sconcerto incominciando a piangere. Fare scherzi ai bambini è una semplice burla? È questa la domanda che vorrei porre oggi dinnanzi a tali video.

 
@fedez

Sono un padre orribile

♬ suono originale – fedez
 

Ci sono genitori che sono soliti fare scherzi ai bambini, ma è molto importante sapere che i nostri piccoli non possiedono un bagaglio cognitivo equivalente a quello dell’adulto, non colgono lo scherzo e non hanno ancora sviluppato il senso dell’umorismo. Pertanto, quella che agli occhi dei genitori può essere un’esperienza divertente e goliardica nella mente del bambino può imprimersi come una memoria negativa e persino dolorosa.

 

Nel video virale a cui abbiamo poc’anzi accennato, tutto ciò si palesa con evidenza. Emerge con chiarezza, inoltre, che il bambino riceve dal genitore segnali contrastanti e fuorvianti: lo stesso adulto che un minuto prima comunica spavento, un minuto dopo ride divertito. Più il genitore buontempone si cala nella parte più il bambino resterà sopraffatto dallo scherzo, spaventato e disorientato, e probabilmente più piangerà.

 

Fare scherzi ai bambini piccoli, a cosa prestare attenzione

Lo scherzo, per come concepito dall’adulto, può non essere commisurato alle capacità di discernimento del bambino.  

 
@babyoscaranddad #babyboy#baby#pretendingtobehit#fakecrying#sorry#fyp ♬ original sound – Filip Boseski
 

Prima di fare scherzi ai bambini è bene sapere che la loro crescita, nel bene come nel male, si arricchisce di un bagaglio emozionale. In età infantile, in modo particolare per tutta la prima infanzia, questo bagaglio viene prevalentemente dall’osservazione e dalla percezione dello stato d’animo degli adulti. 

I bambini imparano per osmosi e reagiscono agli stimoli che noi adulti di riferimento scateniamo in loro.

 

I primi sintomi di questa reazione emozionale alle stimolazioni esterne si manifestano col sorriso: già tra i 3 e i 6 mesi i bambini rispondono agli adulti sorridendo, sorridono anche al solo rivederli affacciati sulla culla. In neuropsichiatria questo gesto di risposta del bambino prende il nome di sorriso sociale: il piccolo sorridendo manifesta la positiva percezione della presenza dell’adulto, è il suo corpo a parlare in sintonia col suo sistema di reazione neuro-sensoriale agli stimoli esterni.

 

Questa forma di comunicazione non verbale è comunque inclusiva dell’adulto, nel senso che col sorriso il bambino già include mamma e papà nel suo sentire; essa continua e si evolve per molta parte dell’infanzia. Con lo sviluppo del linguaggio il bambino conquista, poi, nuove forme di comunicazione che si perfezioneranno tra i 4 e i 5 anni, anche mentre si affina la cosiddetta TOM (Teoria della Mente) che consente al bimbo di riconoscere e accogliere le emozioni altrui senza confusione e immedesimazione immediata col genitore. 

 

Fare scherzi ai bambini, dunque, non può non tenere conto del percorso di sviluppo e dei progressi emotivi dell’infanzia: sussiste il bisogno imprescindibile di rispettare la sensibilità dei più piccoli.

Stimolare la paura e lo spavento nei bambini piccoli imprime ferite difficili da rimarginare

Solo tra i 5 e i 6 anni i bambini incominciamo a distinguere il fantastico dal reale, l’immaginabile da ciò che, invece, è concreto. 

Questo vuol dire che non si può pretendere che un bimbo di due o tre anni sappia  accettare uno scherzo, non è questione di essere o meno persone di spirito! I bambini piccoli non posseggono le competenze valide a decodificare i messaggi burloni degli adulti. 

 

La reazione del genitore al rumore prodotto urtando contro la porta si trasforma, nel bambino, in dolore, non fisico ma emotivo. Ciò avviene perché il piccolino non fa distinzione tra il primo dolore (quello fisico) e il secondo (quello emotivo), nella sua psiche sono entrambi disturbanti.

È per questo che il bimbo, come osservato nei video, diventerà immediatamente inconsolabile, piangerà e potrebbe, da quel momento in poi, persino avere paura di quella porta o di un’altra simile. 

 

Inutile spiegargli che era uno scherzo. Le “cognizioni” dei bambini si risolvono nell’area emozionale del cervello, pertanto il piccolo non riuscirà a capire che dietro il suo dolore c’era la mano del papà contro la porta e che lui ha avvertito solo un rumore e non ha percepito, invece, dolore fisico.

Il bimbo continuerà a pensare di essersi fatto male perché dal genitore è arrivato un messaggio di emergenza, un input ansiogeno.

 

Fare scherzi ai bambini, vademecum per i genitori

In conclusione, abbiate cura della sensibilità del bambino guardando il mondo non dal vostro punto di vista ma dal suo, estremamente esemplificato e molto più immediato. Ricordate che il piccolo ha bisogno di nutrirsi di informazioni positive; fin tanto che non saprà decodificare quelle legate a una burla, non è proficuo metterlo in difficoltà emotiva, verrebbe posto su un terreno a lui sconosciuto e avverso.



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