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Kiev rivuole i suoi bambini: il rimpatrio dei minori ucraini ospitati in Italia

di Federica Federico

04 Settembre 2023

Kiev rivuole i suoi bambini: il rimpatrio dei minori ucraini ospitati in Italia

Nel marzo dello scorso anno parlavano tutti di come accogliere i bambini ucraini; i piccoli profughi che scappavano dalle bombe, orfani nuovi, vecchi o a rischio di perdere i genitori e tutta la loro vita, erano il centro dell’attenzione mediatica nazionale. Oggi l’Italia dei più li ha dimenticati, così la notizia che la madre patria ne richiede il rimpatrio sta passando quasi inosservata. 

 

Il giornale La Repubblica, all’interno della sua sezione esteri e con un articolo dedicato al tema, pone una domanda cruciale dinnanzi alla quale andrebbe accesa la stessa attenzione che si ebbe quando si trattò di accoglienza: perchè l’Ucraina rivuole i suoi bambini? 

 

Attaverso i consolati il governo di Kiev chiede il rimpatrio dei minori ucraini, anche degli orfani

A fronte della legge marziale e della risoluzione del governo di Kiev del 1° giugno 2023, i bambini ucraini vanterebbero il diritto di rimanere nel paese ospitante (quindi anche nel nostro) fino alla cessazione del conflitto. Un eventuale rimpatrio si configurerebbe, in ipotesi, come una eccezionalità possibile solo a fronte dell’impossibilità di rimanere (al sicuro) nel paese ospitante.

 

In barba a tali disposizioni, via consolati si sta consumando un conflitto burocratico fatto di richieste di rimpatrio e di eccezioni che hanno spesso a che fare con la salute, oltre che con l’incolumità, dei minori. Kiev li avrebbe rivoluti tutti per l’inizio della scuola, ma in una terra ancora in guerra, ancora al suono delle bombe oltre che della prima campanella. 

 
Kiev rivuole i suoi bambini: il rimpatrio dei minori ucraini ospitati in Italia
Kiev rivuole i suoi bambini: il rimpatrio dei minori ucraini ospitati in Italia

Perché l’Ucraina spinge per il rimpatrio dei bambini?

La risposta che la stampa nazionale dà è sintesi del quadro storico che questa guerra ha dipinto a tinte cupe: il paese (l’Ucraina) è in calo demografico e molti adolescenti sono prossimi all’età del fronte. Serve, insomma, materiate umano per restituire vita a un vasto territorio martoriato dalla ferocia della guerra? 

 

A me viene in mente un’altra storia già scritta e perfettamente romanzata nel libro di Rossella Postorino “Mi limitavo ad amare te”. Un romanzo che parla di altri orfani, quelli di Sarajevo, ma scopre uno stesso dolore lacerante: l’amore per la patria e quello per la vita; la gratitudine e la rabbia che non cessa poiché l’umana violenza va avanti ancora e ancora; la lontananza e il terrore persino dei ricordi.  Dinnanzi alla notizia delle richieste di rimpatrio amaramente sento che la storia ha fallito persino questa volta non riuscendo in nessun intento di insegnare, arginare, impedire e meno ancora curare. Ma questa resta una opinione personalissima!

 
Kiev rivuole i suoi bambini: il rimpatrio dei minori ucraini ospitati in Italia
Kiev rivuole i suoi bambini: il rimpatrio dei minori ucraini ospitati in Italia

A cosa vanno incontro i bambini ucraini che Kiev chiede di rimpatriare?

Ragioniamo numeri alla mano: secondo i dati del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali i minori ucraini ospitati in Italia a causa del conflitto sono stati 4.512, quelli che sono morti nella loro terra già sono 1.700. Per molti dei bimbi oggi affidati a famiglie italiane il rientro a casa equivarrebbe al rientro in uno dei 600 istituti per minori dell’Ucraina, gli internet, ovvero gli orfanotrofi. 

 

Anche nel senso stretto del termine, cioè sotto il profilo della salute fisica, sono tante la famiglie italiane che si sono impegnate a curare i bambini loro affidati. Pertanto, soggiornando nel nostro paese questi bimbi non restano solo lontani dalle bombe e dalla miseria della guerra, ma spesso sono parte di percorsi a garanzia della loro salute e del loro benessere, questo non può essere secondario. Nemmeno si può disattendere la richiesta dei bambini che domandano di rimanere in Italia sino alla cessazione del conflitto. Le associazioni umanitarie che sin ora hanno avuto cura di questi piccoli profughi lo ribadiscono: no al rimpatrio forzato dei bambini

Di fatto ce ne sono di già rimpatriati, per altri le famiglie affidatarie stanno dando battaglia. Queste famiglie, questi bambini, queste vite in bilico di cui non possiamo dimenticare i nomi, le sofferenze e la storia, oggi meritano la nostra attenzione più sensibile e grande. Non dimentichiamolo: la guerra non è finita!



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