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Emanuele Filiberto di Savoia torna in televisione: programma “Il Principiante. Il lavoro nobilita” su Cielo

di Redazione VitaDaMamma

04 Gennaio 2012

il principe emanuele filiberto inun programma tvSmessa la “real divisa”, alla fine di gennaio assisteremo a delle nuove, quanto inusuali, “vestizioni” del principe Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell’ ultimo re d’ Italia.

Diventato ormai un personaggio televisivo di spicco, soprattutto dopo la contestata partecipazione al Festival di Sanremo del 2010, il principe sarà protagonista del nuovo programma di Cielo (un canale Sky visibile anche sul digitale terrestre). Il programma si intitola: Il Principiante. Il lavoro nobilita.

Nel corso delle 10 puntate, il discendente di casa Savoia dovrà svolgere le principali mansioni, supportato dai consigli di un tutor, proprie dei lavori più umili scelti dai telespettatori che, attraverso il canale di posta elettronica, stanno già attivamente manifestando le loro preferenze per lavori come il meccanico, il pizzaiolo, il boscaiolo ed addirittura il toelettatore di cani.

Nella prima puntata lo vedremo alle prese con fognature e liquame. Infatti il primo lavoro assegnatogli sarà quello di tirocinante presso una ditta di Jesolo impegnata nel servizio di spurghi fogne e lavaggio cisterne. Emanuele Filiberto dovrà destreggiarsi con i tubi di aspirazione per il liquame ed ispezionare pozzetti, toccando con mano e vivendo appieno un reale lavoro che ben si distacca dalla sua re(g)ale vita, vita alla quale farà tranquillamente ritorno non appena si spegneranno i riflettori.

Da sempre si usa sostenere che il lavoro nobilita l’uomo.
Cosa significa? Questo popolare modo di dire è solo un vecchio adagio o uno “zuccherino” teso a chi con forza, tenacia e coraggio sgobba per ore ogni giorno pur di portare la pagnotta a casa?

In realtà tale banale, ripetuta ed inflazionata frase è un sunto di verità e saggezza capace di incarnare l’essenza ultima del lavoro ovvero la produzione, la realizzazione o creazione di un bene o servizio. Il lavoro è in quest’adagio inteso come frutto delle energie umane canalizzate in una qualsiasi attività che porti beneficio agli altri e soddisfazione a chi la compie. Il lavoro inserisce l’individuo nel tessuto sociale e gli consente di contribuire alla crescita del mondo, tessendo maglie di contatti, rapporti ed ottenendo personali affermazioni. La fatica nobilita nella misura in cui soddisfa, avvantaggia e permette di vivere con dignità e speranza nel futuro.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Così è scritto nella nostra carta costituzionale, ma oggi sarebbe più giusto coniugare
il verbo essere al passato: L’Italia era una Repubblica fondata sul lavoro.

E’corretto, etico, educativo o semplicemente promuovibile “giocare a fare il povero” in un paese vittima della crisi, con un’economia fragile, precaria, dove il lavoro è poco o addirittura scarso, spesso sommerso e frequentemente non garantito?

Questa domanda forte e provocatoria nasce non come critica al personaggio, ma come esegesi delle deviazioni televisive.

I mass media negli ultimi anni hanno mutato il loro ruolo: nacquero come canali di informazione ed intrattenimento. Col tempo fu chiaro che la televisione, entrando nelle case degli italiani, assumeva uno specifico peso “culturale e sociologico”, orientava e determinava l’uomo medio.
Ecco che emerge con chiara evidenza la “responsabilità della informazione”.

Attualmente tutto ha il gusto del gossip, ogni spettacolo di successo è arricchito da messaggi provocanti, ammiccanti o incentrato sull’uso strumentale del “divo” di punta. E lo stesso successo ha ragioni ed origini diverse da un tempo, se una volta la ribalta accoglieva, accettava e “onorava” i talenti, oggi preferisce aprirsi a bellezze patinate, luccicanti anche se fumose. Io lo chiamo l’effetto Beautiful, di fatto si tratta di una costante ed irrefrenabile caduta dei valori, un decadimento sociale a cui si lega e consegue un netto impoverimento culturale.

pensare Che fine a fatto il “Cogito ergo sum”?



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