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Emanuela Orlandi nella tomba di De Pedis trovati dei resti

di Mamma Licia

14 Maggio 2012

FotoOrlandiÈ stata aperta stamattina, nella Basilica di Sant’Apollinare, la tomba di Enrico De Pedis, detto “Renatino”, l’ex boss della Banda della Magliana, ucciso in un regolamento di conti il 2 febbraio 1990, il cui nome è legato alla misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta quasi 30 anni fa, il 22 giugno 1983, quando lei aveva 15 anni.

I dubbi sull’effettiva presenza, in quella bara, del corpo di De Pedis sono stati tutti dissolti dagli esami dattiloscopici, resi possibili anche dal buono stato di conservazione del corpo.

Vicino alla bara di De Pedis è stata trovata anche una cassetta contenente altri resti ossei che potrebbero non appartenere al corpo del boss. FotoBossMaglianaQuesta ed altre cassette rinvenute nello stesso ambiente saranno sottoposte ad analisi.

 

Il legame tra De Pedis ed Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, saltò fuori quando nel luglio 2005, alla trasmissione “Chi l’ha visto”, arrivò una telefonata anonima in cui si diceva che “riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca”. Nel 2008, poi, l’allora compagna di De Pedis rivelò che a sequestrare Emanuela fu proprio “Renatino”.

 

Una volta terminati gli accertamenti, le spoglie del boss verranno con ogni probabilità traslate in un cimitero romano, forse quello di Prima Porta.

la verità su emanuela orlandi«Ero sicuro che dentro il sarcofago non ci sarebbe stata mia sorella» ha commentato il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. Tra le tante piste seguite in tanti anni di indagini c’era anche quella che il corpo di Emanuela fosse stato messo nella bara contenente il cadavere di De Pedis.

«Io ho sempre detto – ha aggiunto Pietro Orlandi – che se la banda della Magliana ha avuto un ruolo, è stato solo di manovalanza. I mandanti sono sicuramente ben altri. Altrimenti non si spiegherebbe un silenzio di 29 anni da parte delle istituzioni».

Scritto in collaborazione con Vitadadonna.com



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