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Divieti estivi: le cose più strane che d’estate non si fanno

di Maria Corbisiero

17 Luglio 2012

divieti estiviEstate: tempo di sole, mare, bagni e soprattutto dei divieti strampalati.

Il tutto è iniziato nel non tanto lontano 2008, quando l’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni formulò un nuovo pacchetto sicurezza che “donava” ai sindaci maggiori poteri in merito alla sicurezza e all’ordine pubblico.

Su tale base, molti comuni hanno poi costruito e formulato, soprattutto nel periodo estivo, i divieti più strampalati, singolari e curiosi, nel tentativo di preservare il decoro cittadino.

Senza alcuna distinzione, da Nord a Sud, sono iniziate a fioccare, lungo tutto lo stivale, multe in nome delle più eccentriche delle ordinanze, atte, si presuppone, a placare gli animi dei turisti surriscaldati dalla forte calura estiva (o viceversa?).

Analizziamone qualcuna!

divieti estiviA Lucca e Capriate (BG) è in vigore, già dal 2009, un’ordinanza che vieta l’apertura di locali pubblici (bar, ristoranti, pub), soprattutto quelli che effettuano la vendita di kebab, solo se gestiti da immigrati. Sarà solo un caso che tale delibera fu allora emessa da una giunta comunale di prevalenza leghista?

A Voghera e a Viareggio il divieto più strano riguarda le panchine. Mentre nella prima città è vietato sedersi dopo le ore 23:00, soprattutto se si è 3 o più persone, in quella toscana è assolutamente proibito poggiarci i piedi sopra.

A Pordenone si consiglia di evitare l’insorgere di accese discussioni per le strade del centro con un amico o partner, perché si rischia di essere multati fino a 500 euro. Secondo un’ordinanza del comune infatti, ciò rappresenta un “atteggiamento che non consente la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini”. Insomma se proprio dovete litigare, fatelo a casa, è più economico!

A Teggiano (SA) sono state bandite le serata passate a giocare al calcio Balilla. Chiunque ne possegga uno è avvisato: vietato giocarci dopo le 22 da aprile fino a settembre, mentre, nei periodi più freddi, da ottobre a marzo, il coprifuoco è fissato alle ore 20.

divieti estiviAd Eraclea (VE) a partire dal 2004 sono stati vietati tutti i giochi svolti in spiaggia che disturbano la quiete degli altri bagnanti, soprattutto perché impediscono un comune uso della spiaggia. In principio, questo divieto fu inteso come un impedimento alla costruzione dei castelli di sabbia, tramutatosi poi nel veto allo scavo di buche troppo grandi e profonde.

A Capri, rinomata isola campana, persiste l’ordinanza, datata 1960, che vieta l’uso degli zoccoli di legno, calzature propriamente estive, nelle strade del paese, perché ritenuti troppo rumorosi. È inoltre vietato indossare il costume se si è a passeggio per le vie della città, troppo indecoroso. A queste “vecchie” regole si deve aggiungere la più recente che concerne l’intolleranza zero per i padroni dei cani. Infatti, tutti coloro che non provvederanno nell’immediato a rimuovere le deiezioni dei propri amici a 4 zampe, il comune promette di effettuare “Prelievi per acquisire il dna degli animali che fanno parte della anagrafe canina”. In perfetto stile CSI, infatti, il comune provvederà ad attuare un sistema di identificazione canina: “Schediamo tutti i cani per costruire un database. Quando troviamo delle feci abbandonate in strada, preleviamo un campione e lo inviamo a Napoli per farlo esaminare”. Una volta ottenuto il riscontro, il padrone dell’animale si vedrà recapitare la multa direttamente a casa.

divieti estiviA Eboli si cerca di evitare la proliferazione degli amori estivi. È infatti vietato scambiarsi effusioni in auto, anche solo baciarsi, in quanto costituisce reato ed è soggetto a sanzioni per un importo pari a 500 euro.

A Trani e a Castellammare di Stabia (NA) si cerca invece di mantenere un decoro cittadino, multando chi circola in città vestito in modo poco “decoroso”. Banditi dunque gli abiti succinti, le minigonne troppo corte (“Mutandali” come le ha definite il sindaco della città partenopea, Luigi Bobbio), gli abiti con le bretelle.

Paese che vai, usanza o, per meglio dire, ordinanza che trovi.



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